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Come posso sapere quanto mi spetta di tfr

26 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2018



Come si calcola il trattamento di fine rapporto, come viene tassato e in quali modi può essere pagato.

Il Tfr, trattamento di fine rapporto, ossia la liquidazione, non è un indennizzo per il licenziamento, come molti ritengono, ma fa parte della retribuzione del lavoratore, cioè è un elemento della sua paga: tecnicamente, è una retribuzione differita, in quanto matura ogni mese ma viene accantonata ogni anno dall’azienda e, normalmente, deve essere versata al dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro. Tuttavia, ci sono diversi casi in cui il Tfr è versato in costanza di rapporto di lavoro, ad esempio quando è richiesta un’anticipazione per particolari esigenze, come l’acquisto della prima casa o spese sanitarie straordinarie; inoltre, sino a giugno 2018 è possibile scegliere di ricevere la quota Tfr che matura ogni mese direttamente in busta paga. Ci sono invece dei casi in cui il Tfr non viene riconosciuto al dipendente all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, in particolare quando questi ha scelto di aderire ad un fondo di previdenza complementare e di destinarvi la liquidazione. Ma procediamo per ordine e vediamo come sapere quanto spetta di Tfr nella generalità dei casi, come viene tassato e quando è liquidato.

Voci utili al calcolo del Tfr

Per poter determinare l’ammontare del trattamento di fine rapporto, bisogna innanzitutto sapere quali sono gli elementi della retribuzione del lavoratore che si devono prendere come base per il calcolo.

Secondo quanto stabilito dal codice civile [1], la base di calcolo del Tfr comprende tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte al lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto è corrisposto a titolo di rimborso spese.

In buona sostanza, fanno parte della base di calcolo per il Tfr tutte le voci di paga:

  • corrisposte a titolo di compenso per una prestazione resa da parte del lavoratore (vanno dunque escluse, ad esempio, le donazioni), o comunque collegate al rapporto di lavoro, anche se non effettivamente connesse alla prestazione lavorativa effettiva;
  • corrisposte abitualmente, o almeno in modo ricorrente;
  • corrisposte a titolo definitivo e non provvisorio;
  • corrisposte non occasionalmente.

Di seguito, un elenco delle principali voci di paga facenti parte dell’imponibile Tfr:

  • paga base, contingenza, terzo elemento contrattuale, scatti di anzianità, superminimo individuale;
  • tredicesima e quattordicesima (in generale, tutte le mensilità aggiuntive);
  • lavoro straordinario non occasionale (se il lavoro straordinario è occasionale e non continuativo non può essere computato nell’imponibile tfr);
  • maggiorazione per lavoro notturno (se il lavoro è articolato su turni);
  • indennità di mensa, di funzione, di mansione, di alloggio, di cassa o maneggio denaro, indennità di trasporto, attrezzi, indennità di servizio estero, indennità per lavori disagiati; premi di fedeltà, premio annuo, premio di anzianità, premio finale, l’una tantum; le indennità una tantum corrisposte occasionalmente, non previste dal contratto collettivo o dai rinnovi, non entrano a far parte della base di calcolo;
  • festività infrasettimanali retribuite, festività cadenti di domenica, ex festività 4 novembre spostata alla domenica;
  • indennità sostitutiva del preavviso e delle ferie non godute (se il mancato godimento delle ferie non dipende dal datore di lavoro; nel caso in cui l’indennità abbia carattere risarcitorio non entra nella base imponibile); risarcimento del danno in caso di reintegra nel posto di lavoro per licenziamento illegittimo;
  • uso dell’auto aziendale e relative spese;
  • uso di abitazione/alloggi aziendali.

Non fanno parte della base imponibile del Tfr, invece, le indennità di trasferta, di viaggio e i rimborsi spese. I contratti collettivi possono comunque includere o escludere ulteriori voci.

Calcolo del Tfr

Per determinarne l’ammontare del Tfr bisogna effettuare le seguenti operazioni:

  • dividere il totale dell’imponibile Tfr annuo per 13,5;
  • sottrarre una quota pari allo 0,5% dell’imponibile, che serve per alimentare il fondo di garanzia dell’Inps (che assicura il pagamento della liquidazione, anche quando l’impresa fallisce).

In pratica, ogni anno, il datore di lavoro deve mettere da parte il 6,91% degli emolumenti imponibili percepiti dal lavoratore e versare all’Inps lo 0,5% (se sommiamo 6,91% con 0,5% otteniamo, appunto, il 7,41%, che è la percentuale corrispondente alla divisione per 13,5).

Maturazione del Tfr

In ogni annualità si maturano 12 ratei di Tfr, uno per ogni mese: se le frazioni di mese superano i 15 giorni, dev’essere computato un rateo intero, se sono inferiori, non viene maturato alcun rateo, salvo diversa previsione del contratto collettivo applicato.

Durante le assenze solitamente il Tfr matura normalmente: non matura durante determinate assenze non retribuite, come l’aspettativa e lo sciopero.

Nel dettaglio, in caso di sospensione della prestazione di lavoro nel corso dell’anno per infortunio, malattia o maternità, oppure in caso di sospensione totale o parziale per la quale sia prevista l’integrazione salariale, deve essere computato nell’imponibile Tfr l’equivalente della retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto in caso di normale svolgimento del rapporto di lavoro

Rivalutazione del Tfr

A partire dall’anno 2001, le somme accantonate sono rivalutate, anno per anno, per un ammontare pari:

  • all’ 1,5%;
  • più i tre quarti del tasso di inflazione.

Per esempio, se l’inflazione calcolata è pari al 2%, i suoi ¾ sono l’1,5%, pertanto il trattamento è rivalutato nella misura del 3%, pari a 1,5% più 1,5%.

Il datore deve dunque rivalutare quanto accantonato al 31 dicembre dell’anno precedente e dedurre l’imposta sostitutiva sulle rivalutazioni (che versa, in acconto e a saldo, tramite F24, con i codici 1712 e 1713), pari al 17%.

Tassazione del Tfr

Il Tfr non fa parte dell’imponibile previdenziale: sul suo ammontare non devono, cioè, essere pagati i contributi Inps normalmente trattenuti in busta paga. Dal punto di vista fiscale, invece, escluso il caso in cui sia erogato mese per mese in busta paga (ipotesi in cui è assoggettato alla tassazione ordinaria), il Tfr è soggetto a tassazione separata, sulla base di un reddito e di un’aliquota media d’imposta: ciò vuol dire che il Tfr non entra a far parte dell’imponibile da assoggettare a tassazione nella dichiarazione dei redditi, o imponibile Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), ma è tassato a parte. Questa procedura risulta maggiormente vantaggiosa, poiché la liquidazione, essendo sottoposta separatamente a tassazione, non fa salire l’imponibile Irpef dell’anno, che risulterebbe eccessivamente elevato e determinerebbe una tassazione iniqua, dato che la liquidazione matura in più anni.

Il datore di lavoro determina l’imposta sul Tfr sommando:

  • il Tfr maturato al 31 dicembre 2000;
  • il Tfr maturato dal 2001 in poi al netto delle rivalutazioni (già assoggettate ad imposta).

Deve poi moltiplicare il risultato per 12 e dividerlo per il numero di anni di maturazione del trattamento.

In alternativa (questo è il sistema consigliato per i rapporti di lavoro di breve durata) può moltiplicare l’importo per 144 e dividerlo per il numero di mesi di maturazione.

Si ottiene così il reddito di riferimento.

Una volta calcolato il reddito di riferimento, si deve calcolare l’imposta sullo stesso, applicando al reddito di riferimento le aliquote Irpef (al netto delle addizionali locali) in vigore nell’anno in cui è maturato il diritto alla percezione della liquidazione (il diritto alla percezione del Tfr sorge il giorno successivo alla cessazione del rapporto).

Infine, si determina l’aliquota media dividendo l’imposta sul reddito di riferimento per il reddito di riferimento e moltiplicando il risultato per 100.

Applicando l’aliquota media alla somma delle basi imponibili relative, rispettivamente, al Tfr maturato prima e dopo il 2001, si ottiene l’imposta dovuta.

Detrazioni sul Tfr

Tornando alla determinazione della tassazione sul Tfr, sono previste 2 tipologie di detrazioni nei seguenti casi:

  • Tfr con reddito di riferimento non superiore a 30mila euro;
  • rapporti di lavoro a tempo determinato, di durata effettiva non superiore a 2 anni.

Nel primo caso, la detrazione è pari a 70 euro, se il reddito di riferimento non supera 7500 euro, mentre si calcola con due formule diverse, rispettivamente, per i redditi di riferimento da 7500 euro a 28mila euro e da oltre 28mila euro a 30mila euro.

Nel secondo caso (rapporti a termine di durata inferiore a 2 anni), la detrazione è pari a 61,97 euro per ciascun anno (esclusi i periodi in cui non è maturata la liquidazione) ed entro il limite dell’imposta calcolata sul Tfr maturato dal 1° gennaio 2001. Per i periodi inferiori all’anno, la detrazione è rapportata a mese.

Riliquidazione dell’imposta sul Tfr da parte dell’Agenzia delle Entrate

Successivamente alla liquidazione dell’imposta da parte del datore di lavoro, l’Agenzia delle Entrate riliquida l’imposta in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello della cessazione del rapporto. Se le maggiori o le minori imposte sono di importo non inferiore a 100 euro, l’Agenzia notifica la cartella di pagamento o rimborsa l’imposta a credito (entro il 31 dicembre del 4° anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione del sostituto d’imposta).

Se in uno o più dei 5 anni considerati non vi è stato reddito imponibile, l’aliquota media si calcola con riferimento agli anni in cui vi è stato reddito imponibile; se non vi è stato reddito imponibile in alcuno di tali anni, si applica l’aliquota stabilita per il primo scaglione di reddito, pari al 23%. Se l’aliquota è variata nel corso del quinquennio, si deve tener conto della media delle aliquote del primo scaglione nei 5 anni considerati.

Clausola di salvaguardia Tfr

La cosiddetta clausola di salvaguardia prevede, per i rapporti di lavoro iniziati prima del 31 dicembre 2006, la possibilità di applicare sul Tfr, se più favorevoli, le aliquote di tassazione per scaglioni vigenti fino al 2006. Pertanto, non esiste una “data limite” per l’applicazione della Clausola di salvaguardia, ma è necessario che il rapporto di lavoro sia iniziato entro il 31 dicembre 2006. Secondo una nota circolare dell’Agenzia delle Entrate [2], è l’Agenzia stessa a dover verificare, in sede di riliquidazione della tassazione, qual è il regime più favorevole al lavoratore (se in forza al 31 dicembre 2006) ed applicarlo. La verifica deve comunque essere effettuata in prima istanza dal datore di lavoro, se sostituto d’imposta, ovviamente.

Quando spetta il Tfr

Come abbiamo detto, il Tfr non è un’indennità a cui si ha diritto in caso di licenziamento, ma fa parte della retribuzione spettante al lavoratore. Pertanto, non è rilevante per quale motivo è terminato il rapporto di lavoro, in quanto il dipendente ha diritto alla liquidazione in tutti i casi, anche nelle ipotesi di:

  • licenziamento disciplinare;
  • licenziamento per giusta causa;
  • dimissioni, anche non per giusta causa.

Il Tfr può anche essere liquidato prima del termine del rapporto di lavoro: l’anticipazione però non può essere superiore al 70% della quota di liquidazione maturata e può essere domandata solo per particolari motivi (spese sanitarie, acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, fruizione dei congedi parentali, di formazione e di formazione continua [3]); inoltre il lavoratore deve avere almeno 8 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro, che è tenuto a soddisfare le richieste di anticipazione:

  • entro i limiti del 10% degli aventi titolo (lavoratori cioè con almeno 8 anni di anzianità);
  • nella misura del 4%del numero totale dei dipendenti.

Ad ogni modo, il datore di lavoro è libero di accogliere la richiesta di anticipazione anche quando non vi è tenuto: il codice civile, difatti, concede la possibilità di richiedere una sola anticipazione nel corso del rapporto di lavoro, alle condizioni appena esposte, ma permette poi ai contratti collettivi o ai patti individuali di prevedere condizioni di miglior favore, o ulteriori ipotesi di anticipazione (altri casi di anticipazione possono essere previsti anche quando il Tfr è devoluto a un fondo di previdenza complementare).

Il Tfr può essere, infine, liquidato ogni mese in busta paga. Nel dettaglio, possono chiedere il Tfr in busta paga (Quir, quota integrativa della retribuzione) i lavoratori con anzianità di servizio superiore ai 6 mesi. Sono escluse però le seguenti categorie di lavoratori:

  • lavoratori domestici;
  • dipendenti del settore agricolo, a prescindere dalla specifica qualifica (operai, impiegati, dirigenti, ecc.);
  • dipendenti cui le leggi o i contratti collettivi, anche di 2° livello, prevedono la corresponsione periodica del Tfr oppure l’accantonamento presso terzi (come nell’edilizia);
  • dipendenti di datori di lavoro sottoposti a procedure concorsuali, o che abbiano iscritto un piano di risanamento o un accordo di ristrutturazione dei debiti e di soddisfazione dei crediti;
  • lavoratori di unità produttive in cui siano in corso interventi di integrazione salariale straordinaria (Cigs);

Inoltre, non possono chiedere Il Tfr in busta i lavoratori che hanno già usato il Tfr come garanzia di finanziamenti (fino alla fine del contratto di finanziamento).

Possono invece chiedere la liquidazione in busta paga coloro che hanno destinato parte della liquidazione a forme di previdenza complementare.

Il Tfr in busta, o quota integrativa della retribuzione che viene anticipata è pari alla quota della liquidazione che matura ogni mese, al netto della detrazione eventualmente spettante al datore di lavoro. La tassazione sul Tfr in busta paga, però, è quella ordinaria, non quella separata, più vantaggiosa, alla quale vengono sottoposti il Tfr e le sue anticipazioni.

note

[1] Art.2120, Co.2, Cod. Civ.

[2] Circ. n. 15/E/2007.

[3] Art.7, Co.1, Dlgs 151/2001.


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