Diritto e Fisco | Articoli

Domanda riconvenzionale: cos’è e come funziona

26 marzo 2018


Domanda riconvenzionale: cos’è e come funziona

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2018



Il convenuto che non si limita a difendersi ma contrattacca allargando l’oggetto del giudizio può farlo con la comparsa di risposta con domanda riconvenzionale da depositare 20 giorni dalla prima udienza.

Che differenza c’è tra una normale costituzione in una causa e una domanda riconvenzionale? Se ti sei posto questo problema è perché probabilmente ti trovi nella fase iniziale di un processo, quella in cui le parti si scambiano i rispettivi atti (la citazione da un lato e la comparsa di risposta dall’altro), e il convenuto ha deciso di… “contrattaccare”. Sarà stata probabilmente questa la parola usata dal tuo avvocato per spiegarti cos’è e come funziona la domanda riconvenzionale. Meglio non poteva esprimersi: difatti la cosiddetta «comparsa di costituzione con domanda riconvenzionale» costituisce una tecnica che la legge consente alla persona citata in un processo per allargare la vertenza a delle questioni ulteriori rispetto a quelle dedotte dall’attore. Ecco perché, se di norma il compito del convenuto – chi cioè viene citato in causa – è quello di difendersi per neutralizzare o arginare la domanda dell’attore, nulla toglie che questi possa a sua volta contrattaccare su un altro fronte e allargare l’oggetto del processo.

Data questa spiegazione di massima, procediamo con ordine e cerchiamo di spiegare, anche a chi non è pratico delle aule di tribunale e della procedura civile, cos’è e come funziona la domanda riconvenzionale.

Come si difende il convenuto?

La domanda riconvenzionale si riferisce solo al processo civile. È qui infatti che si scontrano due privati: il primo chiede il riconoscimento di un proprio diritto, mentre il secondo lo nega. Ad esempio, Mario chiede al giudice di ordinare a Giovanni il pagamento di una fattura che questi non ha voluto onorare nei termini; Antonio agisce per ottenere la condanna di Giuseppe ad abbattere un muro costruito a ridosso del proprio terreno; Luigi impugna una delibera dell’assemblea di condominio che lo costringerebbe a parcheggiare un’auto fuori dal cortile. In tutti questi casi, abbiamo un soggetto – il cosiddetto attore – che agisce per ottenere la tutela di un diritto (che egli deve però prima dimostrare) e un altro soggetto – il cosiddetto convenuto – che si difende eccependo l’inesistenza del diritto dell’attore.

Pertanto la normale attività del convenuto è quella della difesa. Come si attua questa difesa? Visto che l’onere della prova spetta a colui che fa valere il diritto (ossia all’attore), il convenuto può limitarsi a contestare tale diritto senza dover dimostrare nulla: se l’attore non avrà in mano le prove del proprio diritto, egli perderà la causa, anche se il convenuto non ha svolto alcuna attività istruttoria. Viceversa, se l’attore dovesse riuscire a dimostrare il proprio diritto, la palla passa al convenuto: a questi spetta la risposta, dimostrando i fatti che hanno estinto o modificato il diritto fatto valere dall’attore. Ad esempio, se Mario presenta al giudice il contratto che evidenzia il suo credito verso Giovanni, quest’ultimo ha l’onere di dimostrare che tale pagamento è stato eseguito (ad esempio presentando la ricevuta di un assegno o una copia di un estratto conto da cui risulta il bonifico).

È questa la dialettica del processo, molto simile a una partita a tennis. Chi ha la battuta (l’attore) deve cercare di fare entrare la palla nel campo avversario; spetta poi all’avversario respingerla facendola cadere nel campo del battitore, e così via.

Cos’è la domanda riconvenzionale

Torniamo all’esempio di Mario che fa causa a Giovanni per il pagamento di una fattura. Giovanni potrebbe limitarsi a difendere sostenendo ad esempio di aver già pagato o che la prestazione resa da Mario era di qualità scadente e che non valeva il prezzo richiesto. Tuttavia. Giovanni potrebbe anche contrattaccare e sostenere che, in verità, la prestazione di Giovanni gli ha causato dei gravi danni di immagine e, pertanto, rivendicare il risarcimento del danno; in questo caso il convenuto non si limita solo a contrastare la richiesta dell’attore ma chiede a sua volta qualcosa, ampliando l’oggetto della causa. Ecco così facendo Giovanni si costituisce con una comparsa di risposta con domanda riconvenzionale.

Dunque, con la domanda riconvenzionale il convenuto esercita un’azione contro l’attore, che avrebbe potuto essere proposta in via autonoma, indipendentemente dall’iniziativa dell’attore.

Come si fa la domanda riconvenzionale 

Per presentare la domanda riconvenzionale è necessario rispettare un termine di legge: essa va depositata in cancelleria almeno 20 giorni dalla prima udienza indicata nell’atto di citazione. Non è possibile presentare una domanda riconvenzionale successivamente a tale termine: sarebbe tardiva e il giudice non potrebbe tenerne più conto. Allo stesso modo non è possibile presentare più domande riconvenzionali in appello o in Cassazione.

La domanda riconvenzionale non è un atto autonomo ma è contenuta nella stessa comparsa di risposta.

Il convenuto che ha proposto una domanda riconvenzionale deve pagare un autonomo contributo unificato in base al valore della domanda proposta, a prescindere dall’aumento di valore della causa.

Se il giudice adito dalla domanda dell’attore non è competente per materia o per valore con riguardo alla domanda riconvenzionale può rimettere al giudice superiore entrambe le domande o la sola domanda riconvenzionale.

Come si difende l’attore dalla domanda riconvenzionale

L’attore che si trova davanti la domanda riconvenzionale può limitarsi a difendersi (così come avrebbe fatto il convenuto con la domanda principale) o può, a sua volta, presentare la “riconvenzionale sulla riconvenzionale”, ossia allargare ulteriormente la questione ad altri fatti.

Quando è ammessa la domanda riconvenzionale

La domanda riconvenzionale è ammessa se dipende:

  • dallo stesso titolo dedotto in giudizio dall’attore o dal titolo che appartiene alla causa come eccezione [1];
  • da un titolo diverso da quello dedotto in giudizio dall’attore, purché fra le opposte pretese esista un collegamento oggettivo che rende vantaggioso o opportuno l’esame delle domande contrapposte in un unico processo [2].

note

[1] Trib. Reggio Emilia, sent. n. 156/2013.

[2] Cass. sent. n. 27564/11, n. 15271/06.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI