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Lo sai che? Sono in malattia: mi spetta la tredicesima?

Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2018

Hai avuto un tracollo di salute e devi assentarti da lavoro per un po’ di tempo. Questo periodo sarà valido ai fini della mensilità aggiuntiva di  fine anno?

È uno dei traguardi di fine anno più attesi dai dipendenti. Con quel gruzzolo facciamo i regali di Natale, ci coccoliamo con qualche meritato auto-regalo, lo mettiamo da parte per la nostra super vacanza caraibica. Oppure semplicemente lo sotterriamo bene, nel mucchietto dei risparmi, nell’evenienza dovesse servire a coprire spese impreviste per noi o i nostri figli. Ecco perché fa tanto comodo la tredicesima. La si chiama spesso gratifica natalizia, proprio per il periodo in cui viene pagata ai lavoratori e ne godono per legge tutti i dipendenti. C’è un dubbio tuttavia che può sorgere e preoccupare: dal momento che la tredicesima si matura di mese in mese, che succede se mi ammalo e mi devo assentare da lavoro per un periodo più o meno lungo? Se sono in malattia mi spetta la tredicesima? Oppure perdo il diritto a percepirla? Rispondiamo a questa domanda nei prossimi paragrafi.

Quando spetta la malattia?

Purtroppo non si gode sempre di ottima salute. Nel corso dell’anno possiamo andare in contro a influenze stagionali o malattie temporanee, che ci abbattono e ci costringono ad assentarci da lavoro. In tutti questi casi siamo tutelati dalla legge, che ci consente di metterci in malattia: di dire cioè al nostro datore di lavoro che non possiamo presentarci in azienda per motivi di salute, e di essere comunque tutelati economicamente dall’Inps, che ci riconosce l’indennità di malattia. In pratica, se ci ammaliamo conserviamo il nostro sacrosanto diritto a mantenere il lavoro e lo stipendio.

Ma quando possiamo andare in malattia, beneficiando dell’indennità? Diciamo che per l’Inps il diritto all’indennità di malattia ci spetta a partire dal 4° giorno in cui siamo ammalati e termina con la prognosi (la data di guarigione indicata nel certificato).

E i primi 3 giorni che succede? Succede che l’Inps da per scontato che quei giorni siano in qualche modo coperti e garantiti dal nostro datore di lavoro. Queste 3 giornate iniziali sono chiamate periodo di carenza, e devono essere pagate al dipendente malato dal proprio datore di lavoro, totalmente o parzialmente (in base alle regole del proprio contratto collettivo di categoria).

Quindi, si desume che la malattia (e quindi la copertura economica totale o parziale) ti spettano a partire dal primo giorno in cui ti ammali fino all’ultimo giorno di malattia, cioè la prognosi (c’è solo una distribuzione di carico economico tra la tua azienda e l’Inps).

Attenzione però, perché i primi 3 giorni di carenza (quelli pagati dal datore) possono anche non coincidere esattamente con i primi 3 giorni in cui ti sei ammalato:

  • se fai la visita medica il giorno stesso in cui ti ammali (o quello subito seguente) allora coincidono;
  • se invece fai la visita medica tardiva, dopo qualche giorno, i 3 giorni di carenza iniziano a essere conteggiati dall’invio del certificato telematico da parte del tuo medico.

Come comunicare la malattia?

Mettiamo che tu ti sia davvero ammalato. Leggendo il primo paragrafo hai capito che in qualche modo sei protetto economicamente e nel tuo diritto a mantenere il posto. Aggiungiamo però che non sei automaticamente tutelato. Anche tu hai dei doveri, e il solo fatto di essere in pessime condizioni di salute non ti sottrae dall’obbligo di avvisare il tuo datore di lavoro che non potrai varcare la soglia dell’ufficio, e di fare una visita medica che attesti la tua malattia.

Devi far pervenire il certificato medico all’Inps (sarà il tuo medico a farlo) e al datore (gli comunicherai il numero di protocollo), e metterti quindi a totale disposizione per eventuali visite fiscali. L’Inps infatti vuole accertare che tu sia davvero a letto malato, e non in riva al mare a gustarti fritture di pesce con l’arrivo della primavera.

Ecco i passi principali da compiere se ti ammali:

  • avvisa tempestivamente il tuo datore che non potrai andare a lavoro perché ti sei ammalato;
  • vai dal tuo medico curante per la visita medica e per farti rilasciare il certificato;
  • il tuo medico invierà direttamente all’Inps il certificato medico online, entro le successive 24 ore (è tutto telematico);
  • sempre il tuo medico ti rilascerà il numero di protocollo del certificato, che tu comunicherai al tuo datore di lavoro;
  • stattene a riposo e, mi raccomando, rispetta gli orari stabiliti per le visite fiscali.

Tredicesima: a chi spetta?

Prima di arrivare al cuore della nostra domanda – se in malattia ti spetti o meno la tredicesima – vediamo in cosa consiste questa mensilità aggiuntiva che tanto amiamo.

Diciamo innanzitutto la cosa più ovvia: è a tutti gli effetti uno stipendio in più che ti ritrovi in busta paga a fine anno. È un diritto che tutti i lavoratori dipendenti hanno per legge, anche quelli con contratto a tempo determinato e anche nel periodo prova. Oltre quindi alle normali 12 mensilità di stipendio, nel mese di dicembre i dipendenti se ne ritrovano un tredicesimo, da poter utilizzare in più totale libertà, base alle proprie esigenze.

Questo tredicesimo stipendio non è però un regalo fine a se stesso. I dipendenti lo maturano per ogni mese di lavoro. Ecco perché ci chiediamo se eventuali assenze – come la malattia – possano inficiare il nostro diritto a metterci in saccoccia la tredicesima o parte di essa.

Tredicesima: come si calcola?

Abbiamo già accennato che la tredicesima si matura in ratei mensili di lavoro. Ogni giorno lavorato dal dipendente (dal 1° gennaio al 31 dicembre) cioè, fa maturare ratei di tredicesima, che a fine anno diventano un vero stipendio e viene versato con le stesse modalità delle normali retribuzioni in busta paga.

Il tuo contratto di categoria ne stabilisce il calcolo, la maturazione e la data di pagamento. In genere corrisponde a una mensilità della retribuzione globale, con molte voci del cedolino paga (minimo contrattuale, indennità, scatti di anzianità, ecc).

Il rateo di tredicesima così di norma si stabilisce in un dodicesimo della busta paga mensile. Facciamo un esempio tipo: hai una busta paga di 1200 euro mensili. Ogni mese quindi maturi un rateo tredicesima di 100 euro. Ecco che a dicembre ti vedrai versare sul conto un tredicesima di 1200 euro.

Un altro esempio: hai cominciato a lavorare a maggio, con uno stipendio di 1.200 euro mensili. Ogni mese di lavoro maturi un rateo tredicesima di 100 euro. Ma non hai cominciato a lavorare a gennaio, bensì mesi dopo. Ecco quindi che maturi solo 8 ratei (da maggio a dicembre). La tua tredicesima sarà quindi di 800 euro.

Tredicesima: chi la paga?

Non essendo un contributo assistenziale, la tredicesima deve essere pagata dall’azienda. Ogni contratto collettivo ne prevede le specifiche modalità, ma il principio non cambia. Di norma quindi è il datore di lavoro a doverla versare, e se non lo fa, puoi agire per far valere il tuo diritto a percepirla.

Il discorso cambia se sei pensionato. In questo caso, essendo libero da qualsiasi impegno lavorativo e non avendo più datori di lavoro, sarà l’Inps a farsi carico della tua tredicesima.

Tredicesima: quando non mi spetta?

In alcuni casi purtroppo non si può ambire alla mensilità aggiuntiva, o meglio, alla maturazione della quota. Succede in queste situazioni:

  • assenze ingiustificate;
  • assenze per sciopero;
  • malattia del bambino;
  • congedo parentale (maternità facoltativa);
  • permessi non retribuiti;
  • aspettativa non retribuita.

Sono in malattia: mi spetta la tredicesima?

Dal momento che ci sono eventi imprevisti e imprevedibili che possono impedirti di andare a lavoro, vuoi giustamente sapere se questi, rientrino ai fini del calcolo della tredicesima o ti fanno perdere il diritto a maturarla e a riceverla.

Diciamo subito che ci sono alcuni casi in cui la tredicesima ti spetta comunque di diritto e le assenze che fai non incidono ai fini del conteggio dei ratei, purché siano per legge retribuite:

  • congedo di maternità (o paternità) obbligatoria;
  • riposi giornalieri per allattamento;
  • congedo matrimoniale;
  • donazione del sangue;
  • ferie e festività;
  • permessi retribuiti;
  • cassa integrazione;
  • periodo di prova;
  • permessi della legge 104 (in questi casi può essere ridotta solo se i permessi sono cumulati con il congedo parentale o la malattia del figlio);
  • infortunio sul lavoro o malattia professionale;
  • malattia nel limiti del periodo di comporto.

Ne deduciamo quindi una risposta positiva alla tua domanda: sono in malattia, mi spetta la tredicesima? Certamente si. Non è colpa tua se ti sei ammalato o ammalata. La legge ti tutela e l’ambìto extra stipendio natalizio ti spetta lo stesso.

note

Autore immagine: Pixabay


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