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Iscrizione Aire: a cosa serve e cosa comporta

26 marzo 2018


Iscrizione Aire: a cosa serve e cosa comporta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 marzo 2018



Se il contribuente mantiene contatti in Italia come lavoro, familiari, figli, l’abitazione, l’iscrizione all’Anagrafe non basta per dimostrare che è residente all’estero.

Per non pagare le tasse basta fissare la propria residenza all’estero? Secondo molti italiani sì, tanto è vero che, nonostante sia terminata l’epoca delle grandi emigrazioni, sono in molti che si iscrivono all’Aire per sfuggire alla morsa fiscale. Ma cos’è l’Aire e come funziona? L’Aire non è altro che l’elenco dei cittadini italiani residenti all’estero per un periodo superiore a 12 mesi. Si tratta di un registro pubblico gestito da ciascun Comune. Ovviamente un soggetto non più residente in Italia non deve pagare le imposte nel nostro Stato né può subire notifiche di cartelle esattoriali attraverso il deposito presso il Municipio del Comune, quello appunto ove non è più residente. Con la conseguenza che non è un soggetto facilmente reperibile. Di solito, in casi come questi, si spera di sfuggire alle richieste di pagamento per debiti lasciati in Italia. Ma essere all’Aire è davvero sufficiente a tale fine? A spiegarlo è stata la Commissione Tributaria Regionale del Friuli in una recente sentenza [1] che peraltro fa eco a un precedente della Cassazione [2]. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa serve e cosa comporta l’iscrizione all’Aire.

Cos’è la residenza fiscale?

Si considerano residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte dell’anno solare (ossia del periodo di imposta) risultano iscritte nelle anagrafi della popolazione residente nello Stato, anche se hanno soggiornato per gran parte del periodo d’imposta all’estero, o, pur non essendovi iscritte, hanno in Italia, alternativamente:

  • il domicilio, cioè hanno stabilito in Italia la sede principale dei loro affari ed interessi, anche morali e sociali;
  • la residenza, cioè hanno in Italia la loro dimora abituale, ossia il luogo nel quale si trovano normalmente.

A cosa serve iscriversi all’Aire?

Chiunque non è più residente in Italia per almeno 12 mesi deve (e ha diritto di) iscriversi all’Aire: deve cioè recarsi all’Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni dal trasferimento della residenza rilasciando apposita dichiarazione. Ciò comporta la contestuale cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente (Apr) del Comune di provenienza. In tal modo qualsiasi raccomandata o notifica non potrà più essere consegnata al vecchio indirizzo ma dovrà essere spedita all’estero con tutte le forme eventualmente previste dalle convenzioni internazionali (con termini a volte molto lunghi).

L’iscrizione nell’Aire è gratuita e può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.

Iscriversi all’Aire dà diritto a

  • votare per le elezioni italiane nel nuovo Paese di residenza per corrispondenza;
  • ottenere il rilascio o il rinnovo di documenti di identità e viaggio nonché certificazioni;
  • rinnovare la patente di guida solo nei Paese extra UE.

Cosa comporta iscriversi all’Aire

Come anticipato in apertura, lo Stato italiano è molto attento a stanare le residenze di comodo, volte solo a rendersi irreperibili o a non pagare le tasse nel territorio nazionale. Pertanto non bisogna cadere nell’equivoco che la semplice cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e l’iscrizione nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) comporta la perdita del domicilio o della residenza nello Stato: questi ultimi possono essere desunti dall’Agenzia delle Entrate con ogni mezzo di prova, anche in contrasto con quanto indicato dai registri anagrafici. Addirittura, nel caso in cui il cittadino sposti la propria residenza in uno dei Paesi della cosiddetta black list, ossia considerati a regime fiscale privilegiato, individuati in apposito elenco, si inverte l’onere della prova, ossia spetta al soggetto trasferito dimostrare l’effettività del trasferimento.

La finta iscrizione all’Aire

Secondo la sentenza in commento la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente e la conseguente iscrizione all’Aire non è elemento determinante per escludere il domicilio o la residenza nello Stato, ben potendo questi essere dimostrati con ogni mezzo di prova. Difatti l’iscrizione all’Aire costituisce condizione necessaria ma non sufficiente per essere considerato fiscalmente non residente in Italia. Se esistono una serie di elementi da cui desumere che il contribuente ha ancora un legame fisso con l’Italia (ad esempio la presenza di familiari in Italia, la disponibilità di un’abitazione, la frequenza di scuole italiane da parte dei figli, i legami amministrativi con le autorità pubbliche e sociali, cariche sociali all’interno di società nazionali), l’Agenzia delle Entrate può ritenere simulata l’iscrizione all’Aire e che il “centro” degli interessi familiari e sociali del contribuente è ancora l’Italia.

note

[1] Ctr Friuli Venezia e Giulia, sent. del 28/3/18. cfr. Cass. sent. n. 24246/11.

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