Diritto e Fisco | Editoriale

Pensione per chi non ha mai lavorato

27 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2018



Chi non è mai stato occupato può ottenere la pensione?

Sei vicino all’età della pensione e ti stai chiedendo se hai diritto a qualche prestazione, pur non avendo mai lavorato? Devi sapere che, in alcuni casi, lo stato riconosce la pensione a chi non ha mai lavorato: più precisamente, si tratta di sussidi finalizzati a sostenere chi ha bisogno di aiuto, come la pensione sociale. Queste prestazioni di assistenza possono spettare, tra l’altro, non solo agli anziani con basso reddito, ma anche agli invalidi, a prescindere dalla loro età, e a chi si trova in condizioni di estrema povertà. Un nuovo sussidio potrebbe poi spettare a tutti coloro che si trovano sotto una determinata soglia di reddito, nel caso in cui diventi operativo il reddito di cittadinanza, o almeno ai disoccupati e agli inoccupati, nel caso in cui sia invece realizzata la nuova proposta relativa al reddito di avviamento al lavoro.

Ma procediamo per ordine e vediamo quando spetta la pensione per chi non ha mai lavorato: quali sono i sussidi per inoccupati ai quali si può avere diritto, in quali casi spettano e come si richiedono.

Pensione sociale

Gli anziani che non hanno mai lavorato possono aver diritto alla pensione sociale, dal 1996 all’assegno sociale. Si tratta di una prestazione di assistenza pari a 453 euro mensili nel 2018, che viene riconosciuta dall’Inps se si possiedono i seguenti requisiti:

  • almeno 66 anni e 7 mesi di età: questo requisito è unico, per gli uomini e per le donne, ed è valido a partire dal primo gennaio 2018, in quanto è stato elevato di 1 anno, come previsto dalla Legge Fornero;
  • cittadinanza italiana, o, in alternativa, cittadinanza di un Paese europeo, qualora il richiedente abbia effettuato iscrizione all’anagrafe del comune di residenza, oppure, ancora, cittadinanza di un Paese Terzo, qualora il richiedente possieda il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo;
  • residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio italiano;
  • reddito non superiore a 5.889 euro annui (per l’anno 2018), se il richiedente non è coniugato;
  • reddito non superiore a 11.778 euro annui (per l’anno 2018), se il richiedente è coniugato.

Se si possiede un reddito, non superiore alle soglie indicate, l’assegno sociale viene proporzionalmente ridotto.

L’assegno sociale può essere richiesto direttamente dal sito dell’Inps o dal call center dell’istituto, per chi possiede le credenziali di accesso, oppure tramite patronato.

Alla domanda devono essere allegati:

  • l’autocertificazione dei dati personali;
  • la dichiarazione della situazione reddituale;
  • la dichiarazione di responsabilità, riguardo eventuali ricoveri presso strutture sanitarie con retta a carico dello Stato.

Reddito d’inclusione

Chi non ha mai lavorato può aver diritto, anche se al di sotto dell’età pensionabile, al Rei, il reddito d’inclusione: si tratta di un nuovo sussidio che spetta a chi appartiene a un nucleo familiare che si trova in particolari condizioni di povertà. Può comunque accedervi anche chi lavora, se possiede un reddito molto basso. Nello specifico, il Rei consiste in un assegno mensile che va da 187,5 euro a 534 euro, erogato con una carta acquisti, e spetta se si possiedono i seguenti requisiti:

  • l’indice Isee, cioè l’indicatore della situazione economica della famiglia (si tratta, in parole semplici, di un indice che “misura la ricchezza” della famiglia), non deve superare 6mila euro; può essere utilizzato anche l’Isee corrente, cioè l’indicatore della situazione familiare “in tempo reale”, utile, ad esempio, nel caso in cui uno dei componenti perda il lavoro;
  • l’indicatore Isre non deve superare i 3mila euro;
  • nel nucleo familiare devono essere presenti figli minori o inabili, donne in gravidanza o disoccupati over 55 (nel caso in cui vi sia un componente disabile, perché il Rei spetti è necessaria la presenza di un genitore o di un tutore): dal 1° luglio 2018 questo requisito non sarà più richiesto;
  • il valore del patrimonio immobiliare familiare, diverso dalla casa di abitazione, non deve risultare superiore a 20mila euro;
  • il valore del patrimonio mobiliare massimo della famiglia deve risultare tra i 6mila e i 10mila euro, a seconda del numero dei componenti del nucleo;
  • nessun componente del nucleo familiare deve possedere imbarcazioni da diporto o navi;
  • nessun componente del nucleo familiare deve possedere auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili.

Chi richiede il Rei deve inoltre essere:

  • cittadino italiano;
  • in alternativa, cittadino dell’Unione Europea, o suo familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, oppure cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o apolide in possesso di analogo permesso o titolare di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria);
  • deve poi risiedere in Italia, in via continuativa, da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.

Il Rei può essere richiesto presso il proprio comune di residenza o presso i punti per l’accesso al Rei, che sono identificati da ciascun comune.

Per presentare la domanda deve essere utilizzato l’apposito modello predisposto dall’Inps, disponibile presso il proprio comune, presso i punti di accesso e anche sul sito web dell’Inps e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Il nucleo familiare, all’atto della domanda, deve essere in possesso di una Dsu, cioè di una dichiarazione Isee in corso di validità.

Per ottenere il Rei l’intera famiglia deve partecipare a un programma di inclusione attiva: deve, cioè, aderire a un progetto che prevede la formazione, la riqualificazione e la ricerca attiva di lavoro di tutti i componenti del nucleo familiare, predisposto da un’équipe multidisciplinare formata da diversi operatori identificati dai servizi sociali.

Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è un nuovo sussidio, attualmente non operativo, che è stato proposto dal Movimento 5 Stelle. Nel caso in cui sia realizzato, il nuovo reddito di cittadinanza sarà una prestazione economica accreditata a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà. È considerato al di sotto della soglia di povertà ai fini del reddito di cittadinanza, in particolare, chi possiede un reddito inferiore ai 780 euro mensili, in caso di nucleo familiare con un solo componente.

Nel dettaglio, potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • essere in stato di disoccupazione o inoccupati;
  • percepire un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepire una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili.

Il reddito, che dovrebbe interessare una platea di 9 milioni di italiani, sarà esente da tasse, ed esente anche da pignoramenti. Come il Rei, sarà condizionato alla partecipazione del beneficiario alle iniziative di politica attiva del lavoro: inoltre si perde al terzo rifiuto di una proposta di lavoro.

Al momento, non è ancora certo se e quando il nuovo reddito di cittadinanza potrà essere realizzato: risulta comunque allo studio un nuovo sostegno destinato ai disoccupati e agli inoccupati, il reddito di avviamento al lavoro.

Reddito di avviamento al lavoro

Il reddito di avviamento al lavoro non consisterà, in base a quanto reso noto sinora, in un sussidio vero e proprio, ma in un prestito, a tasso zero, erogato dalle Poste e dal sistema bancario.

Questo prestito consentirà ai disoccupati sotto la soglia di povertà di ottenere un reddito di 750 euro mensili per un massimo di tre anni. In cambio del prestito, il beneficiario deve impegnarsi nella ricerca attiva di lavoro: il beneficiario deve infatti iscriversi ai centri per l’impiego ed accettare la prima offerta di impiego.

Pensione per invalidi

Oltre all’assegno sociale e al Rei, le ulteriori pensioni previste per chi non ha mai lavorato sono collegate al possesso dell’invalidità (cioè della riduzione della capacità lavorativa) o della non autosufficienza.

In particolare, i sussidi per invalidi che non possiedono contributi, o che non possiedono il requisito contributivo previsto nella generalità delle situazioni (almeno 5 anni di contributi, di cui 3 versati nell’ultimo quinquennio) sono:

  • la pensione d’invalidità civile, o assegno di assistenza: questa è una prestazione dell’Inps che spetta a chi possiede un’invalidità riconosciuta dal 74% al 99%, se è disoccupato e non supera determinati limiti di reddito; è pari a 282,55 euro mensili; il limite di reddito personale annuo che consente di aver diritto alla prestazione è pari a 4.853,29 euro;
  • la pensione d’inabilità civile, o per invalidi civili totali: questa spetta agli invalidi civili al 100%, ha lo stesso importo della pensione d’invalidità civile, ma il limite di reddito per accedervi è pari a 16.664,36 euro annui;
  • l’indennità di frequenza, che spetta ai minori invalidi ed ammonta ugualmente a 282,55 euro mensili;
  • l’indennità di comunicazione per i sordomuti, pari a 256,21 euro mensili;
  • la pensione per ciechi assoluti, che è pari a 305,56 euro mensili e il cui limite di reddito personale per il diritto alla prestazione è pari a 16.664,36 euro annui; vi sono poi la pensione per ciechi parziali,l’assegno per i decimisti e l’indennità per i ventesimisti;
  • l’indennità di accompagnamento, o accompagno, che spetta agli invalidi al 100% non in grado di compiere gli atti quotidiani della vita o di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore, pari a 516,35 euro mensili; non ci sono limiti di reddito per averne diritto;
  • l’indennità per i talassemici.

In alcuni casi a questi importi mensili, validi per il 2018, possono essere applicate delle maggiorazioni: per approfondire, Tutti gli importi delle pensioni d’invalidità.

Altre pensioni e sussidi per chi non ha mai lavorato

Sussidi particolari potrebbero essere poi previsti dalla propria regione o dal proprio comune di residenza, presso il quale è necessario informarsi.

È comunque consigliabile, per chi ha pochi anni di lavoro alle spalle, controllare la propria situazione contributiva: vi sono delle pensioni, difatti, che possono spettare anche con  pochi anni di contributi.


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