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Lo sai che? Un fallito può essere amministratore di una Srl?

Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2018

Imprenditore dichiarato fallito: la disciplina delle Spa sulle cause di ineleggibilità può essere applicata in via analogica anche alle società a responsabilità limitata?

Hai gestito un’attività imprenditoriale ma, purtroppo, la crisi e alcune scelte sbagliate ti hanno portato al fallimento. Poiché non si trattava di una società di capitali, ma di una ditta individuale, il tribunale ti ha dichiarato fallito come “persona fisica”. Il che per te è un grosso pregiudizio. Oltre a una serie di incapacità e di limiti, specialmente di tipo economico, non puoi più esercitare alcune cariche. Tra queste il codice civile [1] indica anche l’amministratore di una Spa. Visto che nulla dice la legge in merito invece alla carica di amministratore di Srl ti chiedi se questo silenzio normativo possa essere interpretato come una facoltà o meno. In altri termini, un fallito può essere amministratore di una Srl? Vorresti infatti ripartire da capo con una nuova attività e, non trovando nessuno che possa essere nominato amministratore al posto tuo, vorresti ricoprire tu stesso questo incarico. Ma è possibile? A riguardo di scontrano due differenti tesi. Ma procediamo con ordine.

Il fallito può svolgere il ruolo di amministratore di una Spa?

Come abbiamo anticipato, il codice civile stabilisce il divieto di assumere la carica di amministratore delle società per azioni (Spa) per l’interdetto, l’inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l’incapacità ad esercitare uffici direttivi. Questo perché la legge impone a tutti gli amministratori un fondamentale dovere di vigilanza sul generale andamento della gestione, che non viene meno neppure nell’ipotesi di attribuzioni proprie del comitato esecutivo o di uno o più amministratori. Pertanto, chi è già stato dichiarato fallito viene ritenuto un soggetto non idoneo a gestire nuovamente una società che, per le sue dimensioni, potrebbe altrimenti determinare effetti distorsivi sul mercato. Ecco perché l’eventuale nomina alla carica di amministratore di un soggetto fallito si intende nulla e quest’ultimo decade immediatamente.

Il fallito può svolgere il ruolo di amministratore di una Srl?

La stessa norma che prevede il divieto di nomina di un fallito alla carica di amministratore di una Spa non è invece ripetuta per le Srl. In verità, molte delle disposizioni valide per le prime si estendono anche alle seconde; tuttavia, secondo la Cassazione [2], questa presunta lacuna della normativa non vale a significare un divieto, ma al contrario una facoltà. In altri termini, stante il silenzio della legge, l’imprenditore dichiarato fallito può essere nominato amministratore di una Srl, sempre che l’atto costitutivo della stessa società non disponga diversamente. Difatti, nel non elencare espressamente cause di ineleggibilità per le Srl, il codice civile rimette «all’atto costitutivo la definizione delle condizioni ostative all’assunzione della carica di amministratore». Questo vuol dire, in termini pratici, che sono i soci a poter decidere se consentire a un imprenditore fallito di essere amministratore della loro Srl, fermo restando però che se nulla hanno manifestato a riguardo, la nomina è valida e non può essere contestata da nessuno (né privato, né autorità pubblica).

Dicevamo, tuttavia, in apertura, che sul punto si scontrano due tesi differenti. La seconda è invece stata espressa dal tribunale di Roma con un recente decreto [3]. Secondo i giudici della capitale, invece, il divieto di nomina previsto per le Spa vale anche per le Srl. Premesso infatti che la disciplina del codice civile, che indica le cause di ineleggibilità nelle società per azioni, è diretta a tutelare «non solo i soci, ma anche i creditori e i terzi che vengono in contatto con la società», la difesa del patrimonio sociale richiede pure nelle Srl l’assenza, in capo agli amministratori, di situazioni «idonee a incidere negativamente sulla capacità e onorabilità di coloro ai quali è affidata la funzione gestoria». Peraltro, anche relativamente ai rapporti interni tra amministratore e società non esistono, tra Spa e Srl, differenze che possano giustificare due diverse discipline.

In definitiva, il codice civile, nel porre il divieto di nominare falliti alla carica di amministratori pone un principio di carattere generale applicabile a tutte le società di capitali.


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