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Lo sai che? Intercettazioni professionisti: si possono utilizzare nel processo penale?

Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 marzo 2018

Se il commercialista suggerisce la frode fiscale: si all’utilizzo delle intercettazioni telefoniche nel processo penale.

Attenzione alle telefonate con suggerimenti “poco legali” ai clienti: secondo i giudici è possibile utilizzare le intercettazioni telefoniche del professionista per valutare la sua partecipazione al reato tributario di frode fiscale.

In un recentissimo caso, infatti, un commercialista è stato condannato per aver suggerito al proprio cliente di frodare imposte e tasse aprendo un conto corrente estero e facendo figurare la propria attività in un Paese extra UE nonostante fosse svolta in Italia. Un suggerimento che, a causa delle intercettazioni telefoniche, è costato caro al professionista.

Al di là delle conseguenze penali della condotta professionale oggetto di imputazione, la pronuncia della Cassazione sul caso si rivela interessante con riguardo ai limiti di utilizzo delle intercettazioni telefoniche e ambientali nei rapporti professionista – cliente.

Intercettazioni: cosa sono

Le intercettazioni sono state definite dalla giurisprudenza come le captazioni occulte di una comunicazione o conversazione tra due o più soggetti che agiscano con l’intenzione di escludere altri e con modalità oggettivamente idonee allo scopo.

Le intercettazioni possono essere telefoniche e, quindi, consistere in acquisizione di conoscenza di telecomunicazioni telefoniche (attraverso il telefono o altre forme di trasmissione) oppure ambientali, in caso di colloqui tra presenti, all’insaputa di almeno uno degli interessati.

Sono inoltre consentite le Intercettazioni del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici.

Intercettazioni professionisti: tutela del segreto professionale

Per legge [1] non è possibile utilizzare le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone tenute al segreto professionale, quando hanno ad oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.

Si tratta in particolare dei seguenti soggetti:

  • i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano;
  • gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai;
  • i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione sanitaria;
  • degli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale.

Intercettazioni professionista – cliente: quando possono essere utilizzate

La Cassazione [2] ha precisato che i limiti di utilizzo delle intercettazioni di conversazioni di professionisti non valgono qualora esse abbiano ad oggetto un’attività illecita.

Difatti, la legge prevede espressamente, fra i divieti di utilizzazione, quello riguardante le intercettazioni relative alle conversazioni o comunicazioni di professionisti, quando esse hanno a oggetto fatti conosciuti in ragione della professione (segreto professionale). Questa disposizione deve essere intesa, secondo i giudici, nel senso che il divieto in questione è posto a tutela dei soggetti tenuti al segreto professionale e dell’esercizio della loro funzione professionale, purché detto esercizio sia causa della conoscenza del fatto, (ben potendo un libero professionista venire a conoscenza, in ragione della sua professione, di fatti illeciti relativi ad un soggetto).

Ne consegue che il divieto di utilizzo delle intercettazioni sussiste ed è operativo quando le conversazioni o le comunicazioni intercettate siano pertinenti all’attività professionale e riguardino, di conseguenza, fatti conosciuti in ragione della professione da questi esercitata.

Possono invece essere utilizzate le intercettazioni che non riguardano l’attività professionale, ma hanno ad oggetto un’attività in sé illecita, tale da esulare rispetto ai limiti dello svolgimento di un incarico professionale, il quale presuppone la piena liceità della condotta tenuta. Se così non fosse, si finirebbe per tutelare l’attività criminosa dei professionisti.

Dunque, sono utilizzabili nel processo penale le intercettazioni di conversazioni telefoniche in cui il professionista suggerisce al cliente la commissione di un reato (per esempio, il commercialista che consiglia la frode fiscale o l’avvocato che consiglia di falsare dei documenti pubblici).

note

[1] Art. 271 cod. proc. pen.

[2] Cass. sent. n. 14007/2018.


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