Diritto e Fisco | Editoriale

Proprietà e possesso: che differenza c’è?

27 marzo 2018


Proprietà e possesso: che differenza c’è?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 marzo 2018



Proprietario, possessore e detentore sono concetti simili nel gergo comune ma completamente diversi per il diritto. Chi possiede non è necessariamente proprietario del bene.

Avrai certamente sentito dire la parola possesso e molto probabilmente avrai ritenuto che legittimato ad avere il possesso di un oggetto è solo il proprietario. Per cui avrai pensato che proprietà e possesso sono la stessa cosa, o meglio la seconda indica necessariamente la prima. E invece non è così. Proprietà e possesso sono due cose distinte che possono coincidere nella stessa persona ma non è detto che lo siano sempre. Questo almeno per il diritto. Invece, nel linguaggio comune, i termini proprietà e possesso o quelli di proprietario e possessore vengono spesso usati come sinonimi. Ecco perché è necessario, per chi non ha studiato legge all’università, conoscere bene che differenza c’è tra proprietà e possesso.

Chi è il proprietario?

Il proprietario ha il diritto di godere e di disporre delle cose di sua proprietà in modo pieno ed esclusivo, entro determinati limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico.

Cos’è il possesso?

La proprietà indica una situazione di totale potere sul bene (la chiamiamo spesso, nel gergo comune, anche titolarità) mentre il possesso è solo una relazione di fatto che c’è tra un soggetto e un bene per via della possibilità che ha il primo di utilizzare il secondo (su cui di solito ha un contatto diretto e fisico). Per cui dovendo distinguere i concetti di proprietario e possessore possiamo dire che:

  • proprietario è il titolare del diritto di proprietà;
  • possessore è colui che si comporta nei confronti di un bene come se ne fosse il legittimo proprietario, ma non è necessariamente detto che lo sia.

Per esempio se entriamo in casa di un amico e ci guardiamo intorno, ci viene spontaneo presumere che, salvo eccezioni, lui o i suoi genitori siano proprietari di tutto ciò che vi si trova. Ma saremmo pronti a giurarlo davanti al giudice? Li abbiamo davvero visti, con i nostri occhi, acquistare quei beni? Abbiamo verificato che gli atti di acquisto siano effettivamente validi ai fini giuridici?

Se non riusciamo ad avere le prove di ciò che diciamo non possiamo neppure sostenere la verità: è impossibile quindi essere certi che il nostro amico o i suoi genitori siano i veri proprietari dei beni che hanno in casa. Potrebbe invece essere che questi abbiano preso un appartamento in affitto già ammobiliato e che tutto l’arredo sia stato invece acquistato in precedenza dal locatore.

Come qualificare allora chi appare proprietario di certi beni, ma potrebbe anche non esserlo? Proprio per qualificare tale situazione usiamo la parola possesso. Allora potremmo dire, senza timore di essere smentiti, che il nostro amico e i suoi genitori sono sicuramente possessori dei beni che hanno in casa perché, con tutta evidenza, si comportano come se ne fossero i proprietari. Il fatto che lo siano veramente è invece tutto da dimostrare.

La definizione di possesso è contenuta nel codice civile [1]:

«Il possesso è il potere sulla cosa che si manifesta in un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà o di altro diritto reale.

Si può possedere direttamente o per mezzo di altra persona, che ha la detenzione della cosa».

Quali condizioni per avere il possesso?

In definitiva possessore, come si ricava dalla prima parte di questo articolo del codice civile, può essere qualificato solo chi ha:

  • la materiale disponibilità della cosa; è evidente infatti che nessuno potrebbe esercitare un potere di fatto su una cosa se non ne avesse la materiale disponibilità;
  • l’intenzione di possedere: questo è il cosiddetto elemento psicologico del possesso e deve essere chiaramente manifestato da soggetto.

Capita spesso che il proprietario e il possessore di un bene siano persone diverse?

Solitamente la figura del possessore e del proprietario coincidono. Ad esempio tutti gli oggetti che abbiamo acquistato sono in nostro possesso salvo averli dato in prestito a qualche amico. Ciascuno di noi in linea di massima è proprietario dei beni che possiede.

Tuttavia succede anche il contrario. Si pensi al ladro che, pur avendo il possesso di un bene rubato, non ne è proprietario. Senza scomodare il diritto penale, si può avere possesso quando una persona utilizza sempre l’immobile di un’altra persona nella piena consapevolezza di quest’ultima. Tanto è vero che il diritto dopo vent’anni fa scattare l’usucapione.

Altri esempi di possesso senza la proprietà sono nei casi di chi trova un oggetto smarrito e invece gli consegnarlo all’apposito ufficio del Comune se lo tiene. È anche il caso di chi riceve in eredità beni che in realtà non appartenevano alla persona defunta.

Quali conseguenze per chi possiede senza essere proprietario?

Come abbiamo anticipato, in presenza di determinate circostanze, il possessore può diventare anche titolare del bene. È il caso dell’usucapione.

Differenza tra possesso e detenzione

È detentore della cosa colui che ne ha la mera disponibilità, ossia che può utilizzarla tutte le volte che desidera, pur nella consapevolezza che essa appartiene ad un altro soggetto al quale si deve rendere conto come il conduttore che ha le chiavi dell’appartamento e la sua disponibilità ma riconosce che questo è di proprietà del locatore. Normalmente, il detentore utilizza la cosa in forza di un titolo valido (ad esempio, un contratto) (c.d. detenzione titolata).

Il possesso si distingue dalla detenzione per il fatto che il detentore è colui che dispone concretamente di un bene altrui, ma non manifesta l’intenzione di comportarsi da proprietario. Si pensi all’inquilino che vive dentro la casa del locatore o al dog sitter che porta a spasso i cani di un’altra persona.

Di solito all’origine della detenzione c’è un contratto come ad esempio un contratto di locazione, di noleggio, di deposito, di comodato, di lavoro, ecc.

L’imprenditore non è il possessore dei macchinari presi in leasing ma ne è detentore. Chi prende una macchina a noleggio non si comporta come se fosse il proprietario e quindi non è possessore ma detentore.

Come si dimostra il possesso?

Non è facile dimostrare l’esistenza dei due presupposti del possesso ossia l’intenzione di comportarsi come se si fosse il proprietario. Pertanto il codice civile dice che si presume il possesso in colui che esercita il potere di fatto. Ciò significa che ci basta provare di esercitare un potere di fatto su una bicicletta perché il giudice presuma che abbiamo anche l’intenzione di possedere e ci dichiari possessori.

Si presume il possesso in colui che esercita il potere di fatto quando non si prova che ha cominciato ad esercitarlo semplicemente come detenzione.

Azioni possessorie

In generale chi possiede un bene e subisce una turbativa al suo possesso, può chiedere una tutela promuovendo in giudizio un’azione possessoria.

Si tratta di azioni giudiziarie che possono essere fatte valere dal possessore che sia o meno legittimato all’esercizio del possesso, anche se è abusivo o in malafede.

Le azioni possessorie sono escluse dall’obbligo di tentare preventivamente la mediazione ma rimane sempre possibile alle parti iniziare volontariamente una mediazione (mediazione volontaria) o al giudice di disporla durante il processo (mediazione delegata). L’obbligo di mediazione sorge dopo la pronuncia dei provvedimenti che accolgono o respingono la domanda.

Le azioni possessorie sono di due tipi e tutelano due differenti situazioni: l’azione di reintegrazione o spoglio tutela chi è stato illegittimamente spogliato del possesso del bene, quella di manutenzione chi è stato molestato nell’esercizio del possesso.

Tali azioni mirano a una tutela veloce ed efficace: sono caratterizzate da un’istruzione sommaria, al termine della quale il giudice emette un’ordinanza con efficacia esecutiva immediata. A questa fase può seguire un eventuale giudizio di merito, sottoposto alle normali tempistiche giudiziarie e volto all’accertamento definitivo degli effettivi rapporti possessori tra le parti.


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