Diritto e Fisco | Editoriale

Udienza preliminare: cos’è e come si svolge

28 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 marzo 2018



A cosa serve l’udienza preliminare? Come si celebra? Quando si tiene? Qual è il rapporto tra udienza preliminare e giudizio abbreviato, giudizio immediato, giudizio direttissimo e patteggiamento? Cosa fa il giudice dell’udienza preliminare?

Il procedimento penale è un lungo percorso scandito da diverse tappe: tra queste, di cruciale importanza è senz’altro quella rappresentata dall’udienza preliminare. Il procedimento penale è stato costruito dalla legge in modo tale da garantire all’indagato (poi imputato) la maggior tutela possibile dei suoi diritti: per questo motivo, a differenza del processo civile, in quello penale intervengono diverse figure (giudice per le indagini preliminari, giudice dell’udienza preliminare, tribunale del riesame, ecc.), tutte poste a salvaguardia delle prerogative di libertà e del diritto di difesa del protagonista del procedimento. Quanto detto rappresenta solo una sintetica premessa al tema di questo articolo: cos’è e come si svolge l’udienza preliminare.

Indagini preliminari: cosa sono?

Il procedimento penale comincia con l’iscrizione all’interno del registro delle notizie di reato del nominativo dell’indagato. È questo il momento in cui partono le indagini a carico del soggetto sospettato di aver commesso un crimine. L’iscrizione avviene per autonoma iniziativa dell’autorità inquirente, oppure dietro segnalazione (denuncia o querela) della persona offesa o di un terzo che ha avuto conoscenza del fatto.

Durante le indagini preliminari, è possibile che il pubblico ministero, cioè il magistrato che è posto a capo delle indagini, ravvisi la necessità di limitare la libertà dell’indagato: si pensi alla possibile fuga cui potrebbe darsi quest’ultimo, oppure all’eventualità che lo stesso ripeta il comportamento illecito. In questi casi, il pubblico ministero chiede al giudice l’adozione di un provvedimento cautelare, cioè di un provvedimento che, nelle more delle indagini, impedisca all’indagato di rendersi pericoloso, di fuggire oppure di inquinare le prove.

Si pensi, ad esempio, al marito che maltratti la moglie: durante le indagini c’è la concreta possibilità che l’uomo continui ad abusare della donna. In questa circostanze (così come in tante altre), il pubblico ministero può chiedere al giudice per le indagini preliminari di emanare un’ordinanza che impedisca all’indagato di continuare la sua condotta. Nell’esempio riportato, il giudice potrebbe scegliere la misura dell’allontanamento dalla casa familiare [1], così da costringere il marito ad abbandonare l’abitazione ove si consumavano le violenze.

Può accadere, però, che durante le indagini preliminari non emerga nessuna specifica esigenza cautelare: in questo caso, il giudice per le indagini preliminari non dovrà affatto intervenire. Questi, infatti, è posto a garanzia della libertà dell’indagato durante lo svolgimento delle indagini. Egli agisce, quindi, solamente se la sua attività è sollecitata dalle parti. Ed infatti, il giudice per le indagini preliminari entra in gioco anche su richiesta della difesa dell’indagato: è il caso, ad esempio, della richiesta di patteggiamento avanzata prima ancora della richiesta di rinvio a giudizio [2].

Udienza preliminare: cos’è?

L’udienza preliminare è la fase in cui il giudice deve valutare la fondatezza della richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla pubblica accusa. Al termine delle indagini preliminari, infatti, il pubblico ministero deve fare una scelta: chiedere l’archiviazione della notizia di reato (cosa che avviene quando le prove raccolte sono insufficienti) oppure domandare il rinvio a giudizio.

In quest’ultimo caso la richiesta è avanzata ad un giudice dell’ufficio gip/gup del tribunale competente, il quale provvederà a fissare un’apposita udienza preliminare. All’udienza preliminare partecipano il pubblico ministero, la difesa dell’imputato e, eventualmente, quella della persona offesa che intende costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento del danno (si vedano i paragrafi successivi per un maggiore approfondimento).

Udienza preliminare: a cosa serve?

A cosa serve l’udienza preliminare? Si tratta di una specie di udienza filtro ove il giudice valuta la fondatezza dell’accusa, cioè se l’imputazione formulata dal pubblico ministero possa reggere in giudizio.

L’udienza preliminare è l’anticamera del processo, cioè del giudizio dibattimentale ove si discuterà, nel contraddittorio tra le parti, della colpevolezza o meno dell’imputato.

Se, quindi, il giudice dell’udienza preliminare riterrà inutile andare a giudizio, emetterà sentenza di non luogo a procedere; altrimenti, disporrà il rinvio a giudizio dell’imputato.

Si tratta, in buona sostanza, di un’udienza posta a tutela dell’imputato: se non vi fosse, questi verrebbe rinviato a giudizio immediatamente.

Udienza preliminare: c’è sempre?

L’udienza preliminare non è una fase indispensabile del procedimento penale. La legge prevede una serie di reati, attribuiti alla competenza del tribunale in composizione monocratica (cioè, composto da un solo giudice), per i quali non è necessaria l’udienza preliminare [3].

Il codice di procedura penale parla di casi di citazione diretta a giudizio: in queste ipotesi, è direttamente il pubblico ministero che ha seguito le indagini ad emettere un decreto che rinvia a giudizio l’imputato.

Ma vi sono altre circostanze in cui l’udienza preliminare non si tiene: si tratta dei casi di giudizio immediato, di giudizio direttissimo e, in generale, dei riti alternativi a quello dibattimentale.

Udienza preliminare e giudizio immediato

Nel giudizio immediato il pubblico ministero chiede al giudice il rinvio a giudizio senza passare per l’udienza preliminare. Questo avviene quando la pubblica accusa ritenga che ci siano prove evidenti a carico dell’imputato e questi abbia avuto la possibilità di rendere interrogatorio [4].

Il giudice, valutate le indagini svolte fino a quel momento, può:

  • accogliere la richiesta e, entro cinque giorni, emettere decreto con il quale dispone il giudizio immediato;
  • rigettare la richiesta ordinando la trasmissione degli atti al pubblico ministero.

Udienza preliminare e giudizio direttissimo

Quando una persona è stata arrestata in flagranza di un reato, il pubblico ministero, se ritiene di dover procedere, può presentare direttamente l’imputato in stato di arresto davanti al giudice del dibattimento, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto.

Se l’arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero. Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l’imputato e il pubblico ministero vi consentono. Se l’arresto è convalidato, si procede immediatamente al giudizio [5].

Quando procede a giudizio direttissimo, il pubblico ministero fa condurre direttamente all’udienza l’imputato arrestato in flagranza o in stato di custodia cautelare.

Il pubblico ministero, quando l’arresto in flagranza è già stato convalidato, può ugualmente procedere al giudizio direttissimo presentando l’imputato in udienza non oltre il trentesimo giorno dall’arresto, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini.

Il pubblico ministero procede inoltre al giudizio direttissimo, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini, nei confronti della persona che nel corso dell’interrogatorio abbia reso confessione. L’imputato libero è citato a comparire a una udienza non successiva al trentesimo giorno dalla iscrizione nel registro delle notizie di reato.

Anche in questo caso, quindi, l’udienza preliminare non si tiene, in quanto si procede direttamente davanti al giudice del dibattimento.

Udienza preliminare e patteggiamento

Come anticipato sopra, nel caso di patteggiamento è possibile che l’udienza preliminare venga saltata. Infatti, è facoltà dell’indagato (e del suo difensore) chiedere già durante le indagini preliminari l’applicazione della pena su richiesta delle parti (cioè, appunto, il patteggiamento). Così facendo, sarà il giudice per le indagini preliminari a valutare l’accordo sulla pena, con “eliminazione” dell’udienza preliminare.

Udienza preliminare e giudizio abbreviato

Al contrario dei riti sopra visti, l’udienza preliminare è la sede privilegiata per il giudizio abbreviato. Con il rito abbreviato l’imputato può chiedere che il processo sia definito all’udienza preliminare allo stato degli atti; ciò significa che l’imputato non andrà al giudizio dibattimentale, ma il suo processo terminerà direttamente in udienza preliminare.

Con questo rito, l’udienza preliminare si trasforma da udienza filtro a udienza unica nella quale verranno decise le sorti dell’imputato. Pubblico ministero e avvocato discuteranno davanti al giudice sulla base dei soli risultati delle indagini preliminari.

Udienza preliminare: come si svolge?

Finora abbiamo visto cos’è l’udienza preliminare, qual è il suo significato, quando si celebra e quando invece no. Abbiamo detto che l’udienza preliminari segna, in qualche modo, le sorti dell’imputato: essa rappresenta una sorta di spartiacque che separa il rinvio a giudizio dall’assoluzione.

Giunti a questo punto, vediamo come si svolge l’udienza preliminare. Il pubblico ministero, quando ritiene di dover esercitare l’azione penale, fa richiesta di rinvio a giudizio al giudice dell’udienza preliminare, depositando presso la cancelleria di quest’ultimo il fascicolo con tutte le indagini svolte [7].

Entro cinque giorni dal deposito della richiesta, il giudice fissa con decreto il giorno, l’ora e il luogo dell’udienza in camera di consiglio, dandone comunicazione a tutte le parti interessate [8].

All’udienza preliminare partecipano il pubblico ministero, la difesa dell’imputato e, eventualmente, quella della persona offesa che intende costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento del danno.

Il pubblico ministero espone le sue ragioni, cioè i risultati delle indagini espletate. Dopo la sua requisitoria, tocca all’avvocato della costituita parte civile (se c’è) discutere e sostenere il rinvio a giudizio promosso dalla pubblica accusa.

Seguono i difensori del responsabile civile e della persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. Queste ultime parti sono solo eventuali (come la parte civile), nel senso che potrebbero tranquillamente non essere costituite. Il responsabile civile è colui che è tenuto per legge a risarcire i danni e a sostenere le spese da esso derivanti (ad esempio, l’impresa di assicurazione), mentre la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria è tenuto al pagamento della somma corrispondente alla pena pecuniaria inflitta all’imputato stesso, ma non anche al pagamento delle spese legali e dei danni.

Infine, spetta al difensore dell’imputato concludere con la sua arringa. Ovviamente, l’avvocato sosterrà l’estraneità del suo assistito ai fatti contestatigli [9].

Conclusa la fase del contradditorio, il giudice si riserva per la decisione. Come già detto, se riterrà fondata la tesi accusatoria, disporrà con decreto il rinvio a giudizio, fissando la data dell’udienza dibattimentale; in caso contrario, deciderà con sentenza di non luogo a procedere. In particolare, si esprimerà in quest’ultimo modo non solo quando riterrà debole oppure del tutto infondata la tesi accusatoria, ma anche quando riscontrerà alcune cause che impediscono l’esercizio dell’azione penale, come, ad esempio, l’assenza di una condizione di procedibilità (ad esempio, l’assenza della querela) oppure l’estinzione del reato (si pensi alla prescrizione).

Rinvio a giudizio o sentenza di non luogo a procedere potrebbero anche non seguire immediatamente la discussione delle parti. Vediamo quali sono le altre ipotesi.

Udienza preliminare: cos’è l’integrazione delle indagini?

Il giudice dell’udienza preliminare, all’esito della discussione, potrebbe ritenere necessaria l’integrazione delle indagini fino a quel momento svolte dal pubblico ministero. In altre parole, il giudice potrebbe ritenere non convincente la tesi accusatoria perché incompleta. Per colmare le lacune, la legge conferisce al giudice dell’udienza preliminare il potere di disporre l’integrazione delle indagini. In buona sostanza, il giudice può ordinare al pubblico ministero di compiere ulteriori investigazioni, specificando quali e il termine entro cui farle.

Allo scadere del tempo concesso per completare le indagini, si terrà una nuova udienza dove, sempre nel contraddittorio tra le parti, il giudice valuterà la posizione dell’imputato [10].

Udienza preliminare: cos’è l’integrazione probatoria del giudice?

Un’altra possibilità concessa al giudice dell’udienza preliminare è quella di disporre l’acquisizione di mezzi di prova davanti a sé. In altre parole, se il giudice ritiene che la sua decisione dipenda da una testimonianza oppure dall’acquisizione di alcuni documenti, ne dispone appunto l’assunzione. Avviene, quindi, ciò che normalmente accade durante il giudizio dibattimentale.

il giudice può disporre d’ufficio solamente l’assunzione di quelle prove delle quali appare evidente la decisività ai fini della sentenza di non luogo a procedere. Il giudice, se non è possibile procedere immediatamente all’assunzione delle prove, fissa la data della nuova udienza e dispone la citazione dei testimoni o dei periti che vorrà sentire [11].

note

[1] Art. 282-bis cod. proc. pen.

[2] Art. 447 cod. proc. pen.

[3] Art. 550 cod. proc. pen.

[4] Art. 453 cod. proc. pen.

[5] Art. 449 cod. proc. pen.

[6] Art. 438 cod. proc. pen.

[7] Art. 416 cod. proc. pen.

[8] Art. 418 cod. proc. pen.

[9] Art. 421 cod. proc. pen.

[10] Art. 421-bis cod. proc. pen.

[11] Art. 422 cod. proc. pen.


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