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Farmacie, pannoloni e privacy: quali accorgimenti per le spedizioni?

31 marzo 2018


Farmacie, pannoloni e privacy: quali accorgimenti per le spedizioni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2018



Ho acquistato su internet dei pannolini per incontinenza urinaria, la farmacia me li ha spediti dentro al loro cartone originale, con ben chiare le scritte pubblicitarie del tipo di prodotto e l’etichetta con il destinatario ( il mio nome e indirizzo). In questo modo, il corriere, i miei familiari e i miei vicini hanno appreso dei miei problemi. Intraprendere una causa per danni contro la farmacia, può avere buone probabilità di successo? 

La norma di riferimento che deve essere applicata al caso specifico è l’articolo 83 del codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo n. 196 del 30 giungo 2003).

Questa norma stabilisce che gli organismi sanitari pubblici e privati (ed il garante della privacy comprende le farmacie nell’ambito degli organismi sanitari privati) adottano misure idonee per garantire, nell’organizzazione delle prestazioni e dei servizi, il rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità degli interessati.

In particolare, lo stesso articolo (articolo 83, n. 2, lettere e) e h) del codice) stabilisce che i soggetti indicati (gli organismi sanitari pubblici e privati) devono adottare misure che:

– assicurino il rispetto della dignità dell’interessato in occasione della prestazione medica e in ogni operazione di trattamento dati;

– prevengano nei confronti di estranei un’esplicita correlazione tra l’interessato e reparti o strutture, indicativa dell’esistenza di un particolare stato di salute.

Ma c’è di più.

Lo stesso garante per la protezione dei dati personali (cosiddetto garante della privacy) con provvedimento del 9 novembre 2005 stabilì che (al n. 3, lettera g, del citato provvedimento) che anche le farmacie devono adottare idonee garanzie affinché nella spedizione di prodotti non siano indicati, sulla parte esterna del plico postale, informazioni idonee a rivelare l’esistenza di uno stato di salute dell’interessato ad esempio con l’indicazione della tipologia del contenuto del plico.

Si deve tener presente che questo provvedimento del 9 novembre 2005 è stato adottato dal garante in attuazione dell’articolo 154, n. 1, lettera c) del codice in materia di protezione dei dati personali (decreto legislativo n. 196 del 30 giungo 2003): questo significa che l’obbligo imposto alle farmacie di vigilare affinché nella spedizione di prodotti non siano indicati, sulla parte esterna del plico postale, informazioni idonee a rivelare l’esistenza di uno stato di salute dell’interessato, costituisce una prescrizione che il garante ha imposto dando attuazione alla legge stessa per cui, violandola, la farmacia (nel caso di specie) è come se fosse venuta meno direttamente ad una prescrizione di legge.

A questo punto, poiché l’intendimento del lettore è di essere risarcito dei danni, si specifica quanto segue.

Sempre il codice in materia di protezione dei dati personali (articoli 15 e 152 del decreto legislativo n. 196 del 30 giungo 2003) stabilisce innanzitutto:

– la risarcibilità del danno non patrimoniale (quello cioè legato alla lesione dei diritti, di natura non economica, ad un giusto trattamento dei dati personali) nella misura in cui i dati personali non siano stati trattati in modo lecito e secondo correttezza (così recita l’articolo 11 del codice);

– e che per il risarcimento di questo tipo di danno ci si possa rivolgere al tribunale del luogo in cui ha la residenza il titolare del trattamento dei dati (la farmacia) avviando una controversia soggetta alle norme stabilite all’articolo 10 del decreto legislativo n. 150 del 2011 (sostanzialmente un processo regolato dalle norme del processo del lavoro).

Si tratterà di dimostrare al giudice:

1) innanzitutto che l’esposizione dei dati personali del lettore sull’involucro esterno del plico, assieme alla chiara possibilità di identificazione del prodotto medico, costituisce un trattamento dei suoi dati avvenuto in modo non corretto e non lecito (invocando il provvedimento del garante del 9 novembre 2005 applicativo dell’articolo 83 del codice);

2) ed anche quando, come e da chi è stato recapitato il pacco, le condizioni esterne del pacco, chi lo abbia maneggiato e potuto vedere, in quanto tocca a chi agisce in giudizio (il lettore, nel caso specifico) provare i fatti che costituiscono il fondamento della domanda che si propone al giudice.

Si aggiunga infine che la Corte di Cassazione, con sentenza n. 16.133 del15 luglio 2014, precisò che il danno che deriva dalla violazione delle norme poste a tutela della riservatezza è risarcibile a condizione che il giudice accerti la gravità della lesione e la serietà del danno.

Il giudice dovrà, cioè, accertare che nel caso specifico che gli si presenta (compreso quello del lettore) sia stata superata la cosiddetta soglia di risarcibilità per evitare che si possa pretendere il risarcimento per ogni lesione anche insignificante.

L’accertamento che il giudice dovrà compiere (sulla base dei fatti che gli saranno provati) dovrà stabilire se vi è stata effettivamente una perdita di natura personale nel fatto accaduto e se la lesione patita dal lettore sia grave, nel senso di meritevole di risarcimento, per avere in modo significativo prodotto un danno al suo diritto alla riservatezza (danno che non deve consistere in semplici fastidi o disagi, ma deve avere inciso in modo rilevante sul diritto protetto dalla legge).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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