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Autovelox nascosto: quando la multa è nulla

28 marzo 2018


Autovelox nascosto: quando la multa è nulla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 marzo 2018



Si può parlare di occultamento di autovelox se l’apparecchio è dentro un cespuglio ma la  postazione della Polizia stradale è presegnalata e visibile?

Immagina di trovarti in macchina mentre percorri una lunga strada statale. Davanti a te non c’è traffico, così premi sull’acceleratore fino a superare di poco i limiti di velocità. Dopo una curva ti accorgi della presenza una pattuglia della polizia intenta a multare un altro automobilista. Non ti curi di loro, ma prosegui diritto tenendo la stessa andatura, tranquillizzato dal fatto che gli agenti sono impegnati in altre attività. Invece, una volta arrivato a destinazione, i tuoi amici ti avvertono che proprio in quel posto dove hai visto la volante si trovava, nascosto dentro un cespuglio, un autovelox. Chiaramente se lo avessi saputo prima avresti decelerato fino a metterti “in linea” con i limiti di velocità e rispettarli al millesimo. Invece l’occultamento dell’autovelox non ti ha consentito di comprendere il rischio al quale andavi incontro. Ora è molto probabile che ti arrivi una contravvenzione a casa. Nell’attesa cerchi di reperire informazioni per sapere quando la multa è nulla per l’autovelox nascosto. La soluzione al tuo problema è stata data dalla Cassazione con una recente ordinanza [1] che ha affrontato proprio il tema del posizionamento sia della pattuglia che dello strumento di controllo elettronico della velocità. Vediamo cosa è stato detto in questa occasione dalla Suprema Corte.

La segnalazione dell’autovelox

Prima di capire se e quando la multa è nulla per l’autovelox nascosto diamo uno sguardo alle ultime novità in materia. Come noto, ogni postazione della polizia che effettua controlli elettronici della velocità deve essere anticipata con apposita segnaletica, il che serve ad evitare improvvise frenate che potrebbero creare pericoli alla circolazione. Ma dove deve essere selezionato questo cartello? Ecco cosa dice la giurisprudenza:

  • non esiste una distanza minima tra il cartello e l’autovelox: il segnale deve essere posto con adeguato anticipo, in relazione al tipo di strada, in modo da evitare brusche frenate;
  • circa la distanza massima, la Cassazione ha detto che non c’è bisogno di ripetere il cartello se l’autovelox è fino a un raggio di distanza di 4 km;
  • non c’è bisogno di ripetere il cartello con l’avviso in occasione di ogni intersezione di strada secondaria su quella principale;
  • la circolare Minniti della scorsa estate ha chiarito che, laddove ci sia un cartello fisso che avvisa gli automobilisti del «controllo elettronico della velocità» è anche necessario aggiungere un ulteriore cartello mobile tutte le volte in cui detto luogo non è solitamente utilizzato per eseguire controlli (leggi sul punto: Autovelox: multe nulle se segnalate solo da cartelli fissi).

La volante della polizia

Il secondo adempimento che deve rispettare la polizia è di non nascondersi: la volante e gli stessi agenti devono essere ben visibili e non si possono infrattare nella vegetazione.

Infine la polizia che redige i verbali deve indicare, in essi, l’ultima data in cui è stata effettuata la revisione dell’autovelox (cosiddetta taratura) a pena di nullità del verbale. La Corte Costituzionale è di recente intervenuta sancendo la nullità di tutte quelle multe effettuate con autovelox non tarati da almeno un anno. L’esecuzione di tale adempimento deve quindi essere attestata e riportata nel verbale consegnato o spedito all’automobilista di modo che possa sapere se l’autovelox è a norma o meno.

Dove deve essere piazzato l’autovelox

La giurisprudenza in passato ha sostenuto che l’autovelox non può essere piazzato all’interno di auto civetta né in altri luoghi atti ad occultarlo. Ma ben potrebbe essere che lo stesso sia poco visibile perché, ad esempio, collocato al termine di una lunga fila di alberi o all’uscita di una corsia di re-immissione sulla strada principale dall’area di un Autogrill. Dunque, salvo essere in presenza di tecniche artificiose volte a confondere gli automobilisti, non c’è bisogno che l’autovelox sia perfettamente visibile se già c’è la segnaletica stradale con l’avviso di controllo elettronico della velocità e se la postazione della polizia è anch’essa pienamente visibile.

note

[1] Cass. ord. n. 7478/18 del 26.03.2018.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 2 febbraio – 26 marzo 2018, n. 7478
Presidente Petitti – Relatore Orilia

Considerato in diritto

1 Col primo motivo si denunzia, ai sensi dell’art. 360 n. 3 cpc “violazione degli artt. 23 comma 6 della legge n. 689/1981 e 142 comma 6 bis CDS. Deposizione agente Piana e mancata segnalazione autovelox“: sostiene il ricorrente che il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi alle risultanze del verbale, atto fidefacente, e dichiarare inammissibile la prova orale sulla segnalazione dell’autovelox.
Il motivo è infondato.
Nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, grava sull’amministrazione opponente l’onere di provare gli elementi costitutivi dell’illecito, ma la sua inerzia processuale non determina l’automatico accertamento dell’infondatezza della trasgressione, in quanto il giudice, chiamato alla ricostruzione dell’intero rapporto sanzionatorio e non soltanto alla valutazione di legittimità del provvedimento irrogativo della sanzione, può sopperirvi sia valutando i documenti già acquisiti sia disponendo d’ufficio, ai sensi dell’art. 23, sesto comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689, “ratione temporis” applicabile, i mezzi di prova ritenuti necessari (Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 4898 del 11/03/2015 Rv. 635012; Sez. 2, Sentenza n. 17696 del 14/08/2007 Rv. 600032).
Da tale principio – che il Collegio oggi ribadisce – discende che del tutto correttamente il giudice di merito ha disposto e valutato, nell’esercizio dei poteri istruttori a lui riservati dalla legge, la deposizione dell’agente della polizia su circostanze idonee ad integrare il verbale di contravvenzione.
2 Col secondo motivo si deduce ai sensi dell’art. 360 n. 3 cpc “errata o falsa applicazione di norme di diritto art. 142 comma 6 bis CDS e 125 Reg. Esec. CDS, Circolare del Ministero dell’Interno del 14.8.2009 – Occultamento autovelox, mancata segnalazione postazione mobile“. Il ricorrente insiste sulla tesi dell’occultamento dell’autovelox tra le siepi e censura la sentenza per aver omesso di analizzare la documentazione prodotta in atti.
Anche tale motivo è infondato perché si risolve in una censura sull’apprezzamento dei fatti di causa (posizionamento e visibilità dello strumento di rilevazione), tipica attività riservata al giudice di merito, il quale ha accertato la presegnalazione della postazione nonché la perfetta visibilità della stessa da parte degli automobilisti in transito sull’autostrada, non essendo l’autovelox oggettivamente occultato ma semplicemente posizionato all’uscita di una corsia di re immissione dall’area dell’Autogrill (v. pag. 3 sentenza impugnata).
3 Col terzo motivo si deduce sempre ai sensi dell’art. 360 n. 3 cpc “l’errata o falsa applicazione di norme di diritto art. 115 cpc- Mancata contestazione su circostanze di fatto“. A dire del ricorrente, i giudici di merito avrebbero dovuto ritenere dimostrato l’occultamento dell’autovelox perché la circostanza non era stata oggetto di specifica contestazione.
La censura è infondata perché si scontra apertamente con l’apprezzamento in fatto del giudice di merito sull’assenza di occultamento.
4 Col quarto motivo il ricorrente deduce infine la violazione e/o falsa applicazione del DM 55/2014 dolendosi dell’entità della condanna alle spese, perché la Tabella ministeriale prevede un compenso di Euro 270,00 in relazione al valore della lite (Euro 155,00) considerando come effettivamente svolte solo le attività di studio (Euro 135,00) e quella introduttiva (Euro. 135,00), avendo l’Avvocatura redatto la sola comparsa di risposta, senza neppure partecipare alle udienze.
Il motivo è fondato.
La mancata partecipazione dell’Avvocatura dello Stato alle udienze nel giudizio di appello e il mancato deposito di comparsa conclusionale (evidenziata a pag. 9 del ricorso e confermata anche nella sentenza impugnata a pag. 2 quanto alla omessa partecipazione al’udienza di conclusioni) rendeva certamente ingiustificata la liquidazione dei compensi anche per la fase di trattazione e per quella decisionale, lasciando invece impregiudicato il diritto al compenso per la fase di studio della controversia e quella introduttiva del giudizio. Ha quindi ragione il ricorrente a ritenere che all’Amministrazione spettasse la liquidazione delle spese per queste due sole fasi.
La sentenza va pertanto cassata, ma non rendendosi necessari ulteriori accertamenti, la Corte è in grado di decidere nel merito ai sensi dell’art. 384 secondo comma cpc.
Di conseguenza, applicando i valori medi della tariffa (per lo scaglione delle cause di valore fino a Euro 1.100,00), le spese del giudizio di appello vanno liquidate in Euro, 135,00 per la fase di studio della controversia e Euro 135,00 per quella introduttiva del giudizio, per un totale di Euro 270,00 oltre spese prenotate a debito.
L’esito del presente giudizio di legittimità giustifica invece la compensazione delle relative spese.

P.Q.M.

accoglie il quarto motivo di ricorso e rigetta i restanti; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, condanna lo S. al pagamento in favore del Ministero dell’Interno delle spese di lite del giudizio di appello che si liquidano in C. 270,00 oltre spese prenotate a debito. Compensa tra le parti le spese del giudizio di legittimità.

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