Diritto e Fisco | Editoriale

Troppi animali in casa: cosa rischio?

28 marzo 2018


Troppi animali in casa: cosa rischio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 marzo 2018



Tutti i reati e gli illeciti civili di chi ospita tanti cani, gatti o altri animali dentro il proprio appartamento: dai rumori alla puzza, dai problemi di igiene ai danni.

Chi vive con gli animali potrà certo essere una persona più pacifica e gentile, ma quali contestazioni potrebbe muovere il condominio contro tale scelta? Una riforma entrata in vigore nel 2012 stabilisce che nessun regolamento di condomino – salvo venga approvato all’unanimità – può vietare ai condomini di avere animali in casa, né la legge dice quanti animali è possibile tenere in un appartamento o in un giardino. Tuttavia esistono alcune regole che, se non rispettate, possono comportare procedimenti anche di tipo penale. Ecco allora cosa rischia chi ha troppi animali in casa.

Rumore e schiamazzi

Quando gli animali vivono in gruppo sono soliti giocare o richiamarsi con i versi tipici della loro specie. Se per i gatti, i criceti e i pesci rossi questo comportamento non può certo creare molestie, non si può dire altrettanto per i cani i cui latrati si fanno sentire facilmente dal vicinato. Allora scatta il reato di disturbo della quiete pubblica se ad essere disturbati non sono solo due o tre condomini ma l’intero edificio e/o quelli limitrofi (si pensi a un giardinetto in cui vengono asserragliati numerosi cani). Quando invece il chiasso arreca disturbo a poche famiglie si può solo agire davanti al giudice civile per ottenere la cessazione della causa ed eventualmente il risarcimento (sempre che si riesca a dimostrare il danno psicologico o alla salute).

Il rumore fisiologico (ad esempio quando il cane abbaia nel momento in cui suona il campanello della porta) Deve invece essere tollerato dai vicini. Per inciso, il semplice abbaglio o miagolio viene considerato un fatto naturale il cui suono rientra nei normali rumori di fondo che caratterizzano il vivere collettivo, visto che la natura del cane o del gatto non può essere coartata al punto da impedirgli del tutto di abbaiare.

Lasciare solo l’animale, quando questi può creare molestia al condominio, può portare addirittura al suo sequestro nel caso in cui il proprietario, per ragioni di lavoro, non posso fare almeno di assentarsi da casa quotidianamente e per svariate ore al giorno.

In ogni caso il disturbo dell’animale, per configurare il reato, deve essere:

  • dimostrato da una perizia audiometrica che valuti I numeri di decibel che superano la soglia di normale tollerabilità;
  • continuato, insistente e violento;
  • provato da testimoni;
  • causa di uno stato di disagio abitativo e psicologico oppure in grado di causare una patologia da dimostrare con perizia.

Condizioni igieniche e odori

Gli animali non devono vivere in condizioni igieniche precarie. Questo per due ragioni: una prima, per tutelare loro stessi che, altrimenti, sarebbero vittime di maltrattamenti (anche questo considerato un reato); la seconda per garantire l’igiene pubblica. In questo secondo caso, quando gli olezzi degli escrementi creano un disagio ambientale è possibile chiamare l’Asl o la polizia comunale. Se invece si tratta solo di odori, mentre non è pregiudicato l’igiene (si pensi a chi vive al primo piano sopra un cortile pieno di galline) allora si potrà ricorrere al giudice civile per la cessazione delle molestie quando siano superiori alla normale tollerabilità. Inoltre, riguardo alle immissioni operative prodotte dal mare, si può configurare il reato di getto pericoloso di cose. Pertanto subisce una condanna penale chi non si cura del fastidio che l’odore dei propri animali può causare ai vicini non si adopera per contenerlo a livelli accettabili. Ad esempio è stata condannata una signora per detenere nel proprio giardino 30 gatti e quattro cani.

Quali animali sono ammessi in condominio?

Il codice civile stabilisce che il regolamento di condominio non può vietare di possedere o detenere animali. Ma cosa si intende per animali domestici? I commentatori ritengono che si tratti degli animali di compagnia, quelli cioè che possono vivere in appartamento e sono ottenuti per ragioni affettive, compatibilmente con le loro esigenze etologiche nel rispetto della normativa vigente: gatti e cani, uccelli da gabbia, pesci d’acquario, roditori, furetti, criceti. Resta il divieto per gli animali pericolosi la cui detenzione e proibita da una legge del 1992.

Danni causati da animali

Non resta che segnalare tutte le possibili responsabilità, civili e penali, che possono derivare dai danni provocati dagli animali. Due cani che si rincorrono possono rompere un vaso di un vicino: spetta al padrone allora risarcirlo. Se invece il danno consiste in un morso, si può rispondere del reato di lesioni colpose.

Maltrattamenti agli animali

All’interno di canili e giardini non si possono tenere animali in condizioni incompatibili con la loro natura. Di recente la cassazione ha detto che integra il reato di maltrattamento di animali la condotta dei responsabili dell’allevamento che finisce per privare gli esemplari detenuti dei loro pattern comportamentali. Il delitto, infatti, si configura quando l’animale risulta sottoposto a comportamenti insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. Ed è molto diverso dal reato contravvenzionale di abbandono, che punisce anche a titolo di colpa chi detiene animali in condizioni incompatibili in condizioni incompatibili con la loro natura ma non richiede il dolo né l’ulteriore presupposto della crudeltà o della mancanza di necessità previsti per il maltrattamento.

Chi uccide o maltrattata gli animali rischia una condanna penale anche se gli amici a quattro zampe non sono stati identificati. Per la Corte di cassazione [1] l’animale è il soggetto passivo del reato: i giudici hanno così riconosciuto un valore giuridico alla sua vita.

note

[1]  Cass. sent. n. 3674/2018.


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