Diritto e Fisco | Editoriale

Risarcimento danno alla salute

30 marzo 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 marzo 2018



La salute è un diritto fondamentale dell’individuo, garantito dal nostro ordinamento: in caso di lesione, e nel rispetto di determinati requisiti, spetta un risarcimento danni.

La tutela della salute costituisce uno dei fondamenti su cui il nostro sistema legale appronta tutela all’individuo. In quanto diritto fondamentale dell’individuo, garantito anche dalla costituzione italiana, è un diritto personalissimo, indisponibile, assoluto, incedibile, non pignorabile né prescrittibile. Quando si fa riferimento al diritto alla salute, quidni, si intende il diritto all’integrità psico-fisica dell’individuo, posto a garanzia dell’inviolabilità fisica della persona. La salute è infatti fondamentale diritto dell’individuo ed anche, allo stesso tempo, interesse della collettività. Essendo potenzialmente anche molto gravi le conseguenze che la persona danneggiata può riportare (si pensi ad una menomazione invalidante o ad una patologia grave), il nostro ordinamento prevede una disciplina per il risarcimento del danno alla salute, del quale occorre tuttavia precisare i contorni e capire la portata risarcitoria.

Risarcimento danno alla salute: cosa significa

Bisogna peraltro avere ben presente anzitutto cosa si intende per risarcimento del danno. Con questi termini si indica quel rimedio generale previsto dal nostro ordinamento in presenza di un illecito che abbia causato un evento lesivo. La tutela risarcitoria è prevista sia per illeciti contrattuali che extracontrattuali, e consiste nel tipico strumento di compensazione di un danno attraverso la corresponsione di una somma di denaro. A sua volta, il danno è da intendersi come lesione di beni giuridici, o interessi che siano giuridicamente rilevanti, e dal punto di vista economico che abbiano causato alla persona offesa una diminuzione economico finanziaria del suo patrimonio (danno emergente). Il lucro cessante consiste invece in un mancato guadagno, integrando in pratica la violazione di un diritto che non è ancora maturato in capo al danneggiato: si tratta quindi in sostanza di un vantaggio economico non conseguito, e che non potrà più essere ottenuto dal soggetto danneggiato. Tra i danni che possono essere causati ad un soggetto, rientra anche il caso dei danni alla salute.

Quando si parla di danno alla salute si fa riferimento, nel nostro sistema, ad un particolare tipo di danno non patrimoniale, tutelato dal nostro ordinamento in quanto la salute è diritto fondamentale dell’individuo, garantito dalla nostra costituzione e protetto anche dalla disciplina della responsabilità extracontrattuale del codice civile. La lesione della salute, sia fisica che psichica, comporta la causazione di un danno che viene definito biologico, e che deve essere provato durante un giudizio attraverso apposito accertamento medico. La ragione – o meglio, l’evento – che ha causato la lesione al danneggiato può derivare dalle più differenti situazioni, dall’incidente stradale alla condotta altrui. Ma cosa significa danno biologico? Come funziona il risarcimento per i danni alla salute?

Risarcimento danno alla salute: il danno biologico nella giurisprudenza

Non bisogna pensare che il risarcimento per i danni alla salute sia stato sempre unitariamente riconosciuto con le modalità che oggi vengono applicate dalla giurisprudenza italiana. Al contrario, inizialmente, si considerava il ruolo della salute ed il suo conseguente risarcimento legati alla capacità reddituale dell’individuo, e si era arrivati a negare il risarcimento perchè la capacità reddituale della singola persona poteva non aver subito conseguenze dalla lesione del diritto alla salute. La situazione si è evoluta attraverso le sentenze della giurisprudenza della corte di cassazione, che ha cambiato orientamento in materia sancendo che il danno biologico, oltre che doversi parametrare sulle conseguenze lesive riportate e non sulla causazione dell’evento, è anche areddituale ed omnicomprenivo, poiché vi sono ricompresi tutti i risvolti negativi che il peggioramento della salute ha comportato sull’esistenza della persona danneggiata.

Risarcimento danno alla salute: cos’è il danno biologico

Nello specifico, si definisce pertanto danno biologico quello che colpisce la persona dal punto di vista fisico e psichico, causando una patologia e/o una menomazione che incide sulla qualità della vita dell’individuo, ledendo quindi il suo diritto alla salute come tutelato dalla nostra costituzione. Il danno biologico è la conseguenza di una condotta altrui, che può essere sia dolosa che colposa, e consiste nelle ripercussioni negative dal punto di vista psico fisico riportate a seguito della lesione subita. Rientra fra la tipologia di danni non patrimoniali, ed è suscettibile di accertamento medico legale: in corso di causa, infatti, qualora il danneggiato abbia deciso di ottenere un risarcimento per i danni alla salute dal soggetto che li ha provocati, occorrerà avere una cognizione effettiva e medica di quanto accaduto, in modo che il giudice possa valutare la sussistenza di un nesso causale fra danno e conseguenze e la responsabilità soggettiva del danneggiante.

Bisogna sempre tenere presente che il danno biologico non va confuso con il danno morale o esistenziale. Pur essendo tutte e tre tipologie di danno non patrimoniale, gli ambiti e le conseguenze che comportano al danneggiato sono differenti: la salute nel danno biologico, la sofferenza personale e momentanea nel danno morale, il dolore causato alla vita di relazione e al cambio delle abitudini di vita nel danno esistenziale.

Risarcimento danno alla salute: la liquidazione con la tabelle milanesi

Una delle questioni più dibattute dal punto di vista pratico, per quanto riguarda il risarcimento del danno alla salute, è quello della quantificazione del danno. Questo perchè in definitiva, anche se si tratta di danno non patrimoniale, dal punto di vista pratico il ristoro che può essere riconosciuto al danneggiato sarà pur sempre di natura patrimoniale, e consisterà in un risarcimento economico. Il problema che da sempre ci si è posti nel settore è stato quello di trovare dei criteri uniformi per stabilire la quantificazione del danno biologico, in mancanza di una puntuale disciplina di legge che determinasse non tanto gli ammontari economici – ipotesi impossibile, dato il fatto che comunque la legge deve essere generale e astratta – quanto per lo meno un criterio applicativo di quantificazione, una sorta di linee guida che permettesse all’organo giudicante di pronunciarsi secondo tale schema. Soprattutto perchè, da un punto di vista di giustizia sostanziale e tutela del principio di uguaglianza, il rischio sarebbe quello di ottenere risarcimenti differenti per il danno alla salute per casi simili, ma trattati da diversi giudici in differenti tribunali e gradi di giudizio del nostro territorio nazionale. Alla luce quindi di questa concreta esigenza pratica, accompagnata dalla finalità di garantire una tutela effettiva, efficace e – nei limiti del possibile – paritaria, i giudici si sono tendenzialmente uniformati nell’utilizzare uno strumento che è stato redatto dal tribunale di Milano, e che ha il nome di tabelle milanesi proprio per questa ragione. Attraverso una serie di tabelle e di coefficienti del danno, aggiornate peraltro anche di recente proprio quest’anno, nella quantificazione del danno biologico i tribunali tendono ad applicare questi criteri, in modo da uniformare le decisioni in materia secondo parametri omogenei.

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Autore immagine: Pixabay.

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