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Lo sai che? Notifica consegnata a estraneo: è valida?

Lo sai che? Pubblicato il 29 marzo 2018

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Cartelle di pagamento, accertamenti fiscali e altri avvisi per atti tributari: secondo la Cassazione la consegna della posta si può fare anche a una persona che non è un familiare convivente.

Mentre non eri a casa, il tuo vicino ha visto il postino bussare al tuo campanello e, credendo di farti cosa gradita, si è offerto di prendere al tuo posto la corrispondenza. Così ha firmato il registro delle raccomandate mettendo uno scarabocchio. Quando sei tornato ti ha consegnato la posta. In quel momento, però, hai constatato che si trattava di una cartella di pagamento e di un avviso da parte dell’Agenzia delle Entrate. Pur nell’afflizione di dover risolvere il problema, intravedi in questa vicenda un aspetto positivo: il fatto che la notifica sia stata effettuata nelle mani di un soggetto che con te non ha alcun legame di parentela o di convivenza, ma è un perfetto estraneo (almeno sotto il profilo anagrafico) dovrebbe garantirti una scappatoia. Sai infatti che le notifiche possono essere fatte, in assenza del destinatario, solo al familiare convivente o alla persona addetta alla casa o all’ufficio (la colf o la segretaria). Quindi, in questo caso, la notifica consegnata ad estraneo non è valida. Forte di questa convinzione presenti un ricorso al giudice per farti annullare tutte le pretese di pagamento. Ma sei davvero così sicuro di vincere la causa? Purtroppo la Cassazione – che, guarda caso, quando c’è da decidere questioni di carattere fiscale, sembra ignorare tutte le regole di forma richieste invece per gli atti privati – ha fornito un’interpretazione contraria al contribuente. Vediamo qual è il succo di questa recente e discutibile sentenza [1].

Notifica a persona diversa dal destinatario

Quando si tratta di notificare (ossia consegnare) gli atti tributari al contribuente si applicano le stesse regole previste dal codice di procedura civile [2]. In particolare, è stabilito che, se il postino non trova il destinatario per sua momentanea assenza (ad esempio perché fuori per lavoro o per qualsiasi altra ragione), può consegnare la raccomandata ad uno dei soggetti di seguito indicati e nel seguente ordine:

  • a persona di famiglia che conviva, anche temporaneamente, con il destinatario;
  • a persona addetta alla casa;
  • a persona al servizio del destinatario;
  • se mancanti i precedenti, al portiere dello stabile o a persona che, vincolata da rapporto di lavoro continuativo, è comunque tenuta alla distribuzione della posta al destinatario.

Secondo la Cassazione, il mancato rispetto di tale ordine delle persone cui è possibile consegnare il piego in assenza del destinatario, è causa di nullità sanabile della notifica [3].

L’agente postale deve fare sottoscrivere al consegnatario l’avviso di ricevimento della raccomandata (che costituisce prova dell’avvenuta notifica) con indicazione della sua qualità con l’aggiunta se trattasi di familiare, dell’indicazione di convivente, anche se temporaneo.

Un tempo, tutte le volte in cui il postino consegnava la raccomandata a persona diversa dal destinatario era tenuto a darne immediata notizia a quest’ultimo tramite una lettera raccomandata (cosiddetta Can, ossia Comunicazione di avvenuta notifica). Questo adempimento però è stato cancellato dalla legge di bilancio del 2018; sicché attualmente, se la notifica viene effettuata a un soggetto che non è l’effettivo interessato non è detto che quest’ultimo lo venga a sapere, dovendo piuttosto fare affidamento sulla memoria e sulla correttezza di chi ha preso in consegna la busta.

Notifica ad estraneo: è valida?

Immaginiamo ora che il postino, non trovando l’effettivo destinatario, incontri il vicino il quale si offre disponibile a prendere in consegna la raccomandata per conto di questi. Per rassicurarlo, gli confida che tra i due c’è una reciproca collaborazione: quando uno dei due non è a a casa, l’altro è delegato a ricevere la sua posta. Questo consente ad entrambi di non doversi poi recare all’ufficio per ritirare la busta. Il postino non se lo fa ripetere due volte e, pur di liberarsi dall’incombenza, consegna la busta al vicino. Una notifica di questo tipo è valida? Prima della sentenza in commento avremmo detto probabilmente di no. Invece oggi la Cassazione ha ribaltato questa convinzione: è valido – secondo la pronuncia in commento – l’accertamento fiscale consegnato a chiunque si dichiara titolato a riceverlo e firma la ricevuta, anche se non ha rapporti diretti con il contribuente.

I Supremi giudici partono ricordando quello che stabilisce il codice e che abbiamo detto poc’anzi: in assenza del destinatario, la copia dell’atto da notificare può essere consegnata a persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio o all’azienda, purché abbia almeno 14 anni e non sia palesemente incapace di intendere e volere. Basta quindi che la presenza del consegnatario non sia meramente occasionale o temporanea. Cosa si intende per «non occasionale»? È proprio su questo vocabolo che la sentenza pone il perno della nuova interpretazione: la «non occasionalità» si presume dalla accettazione senza riserve dell’atto e dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica. In buona sostanza, se una persona si dichiara legittimata a ricevere la posta per conto di un’altra, la notifica si presume valida.

Abbiamo detto, più volte, «si presume». Questo sta a significare che è sempre possibile provare il contrario, ossia dimostrare di non aver mai ricevuto l’atto per insussistenza di qualsiasi rapporto con l’estraneo. Ma qui le cose si complicano. Infatti è il destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, a dover fornire la prova contraria ossia quella dell’inesistenza di un rapporto con il consegnatario comportante una delle qualità sopra indicate, oppure la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario.

E qui sta lo «scacco al Re». Perché, per giurisprudenza, chi impugna una cartella o una qualsiasi altra notifica sostenendo di non averla mai ricevuta, in verità sta dichiarando proprio il contrario, si sta cioè contraddicendo: come si fa a contestare un documento che non si conosce o non si sa che esiste? Questo significa che l’impugnazione della notifica per consegna a soggetto estraneo la sana in automatico.

Il contribuente che voglia ricorrere al giudice dovrebbe invece aspettare il successivo atto – probabilmente un pignoramento – e poi, contro quest’ultimo avviare il giudizio di impugnazione per difetto di notifica della precedente diffida (cosiddetto «atto presupposto»).

La notifica al vicino di casa è valida!

Notifica ad estraneo: cosa cambia?

Cosa cambia con la nuova sentenza della Cassazione? I giudici ci vogliono far capire che rileva, ai fini della notifica, non tanto il legame di sangue o anagrafico quanto l’esistenza di un rapporto sostanziale, anche di natura provvisoria o precaria, tra consegnatario e destinatario dell’atto, che facciano ragionevolmente presumere che il secondo soggetto venga reso edotto dal primo dell’eseguita notificazione, e tanto basta. Il che apre le porte a una serie di possibili abusi da parte del fisco tutte le volte in cui dovrà procedere a consegnare cartelle di pagamento e avvisi di accertamento.

note

[1] Cass. sent. n. 7638/2018 del 28.03.2018.

[2] Art. 139 cod. proc. civ.

[3] Cass. sent. n. 8896/2007 e n. 9836/1994.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 24 gennaio – 28 marzo 2018, n. 7638
Presidente Di Iasi – Relatore De Masi

Ritenuto

che l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza n. 248/25/11, depositata il 30/6/2011, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Puglia ha accolto il gravame di G.B.V.T., e riformato la sentenza di primo grado, sfavorevole al contribuente, il quale aveva impugnato la cartella di pagamento dell’imposta di registro dovuta in relazione alla scrittura privata, in data 6/1/2004, tra la società F. Calcio, il predetto T. e tale A.V., per difetto di notifica del prodromico avviso di liquidazione, conosciuto solo a seguito della successiva notifica della predetta cartella di pagamento;
che l’Agenzia delle Entrate, secondo il Giudice di appello, non ha validamente notificato al contribuente l’avviso di liquidazione, in quanto l’atto non risulta univocamente consegnato nel domicilio fiscale di questi, “al piano V di piazza C.B., né nel suo ufficio in via G.D.T., (…) a mani di un addetto alla casa o all’ufficio del destinatario, ma a mani di una collaboratrice dello studio commerciale B.A.L. sito al piano XI (dello stabile) di piazza C.B. dove più presumibilmente C.M. si trovava”, in quanto lavoratrice dipendente, e dunque “nelle mani di persona non avente alcun tipo di relazione o collegamento con l’intimato, non essendo C.M. persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio di T.G.”;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo, cui resiste la contribuente con controricorso;

Considerato

che con il primo motivo d’impugnazione la ricorrente denuncia il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 e n. 3, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, violazione degli artt. 60, D.P.R. n. 600 del 1973, 139 c.p.c., 2700 c.c., in quanto la CTR ha rilevato che la relata di notifica non specifica il luogo in cui la notifica è avvenuta, se cioè presso la casa di abitazione o l’ufficio, né di quale soggetto fosse collaboratrice la consegnataria dell’atto, trascurando di considerare che nel modulo prestampato, al decimo rigo, prima della sequenza delle parole “abitazione, ufficio, azienda” rispetto alla quale non è stata disposta dal messo notificante alcuna specificazione mediante cancellazione o  altro segno, figura comunque apposta una crocetta proprio accanto alla parola abitazione, che il T. risiede a Foggia, piazza C.B., che in tale città il contribuente, ai sensi dell’art. 58, D.P.R. n. 600 del 1973, ha stabilito il domicilio fiscale, e che il medesimo ha il proprio ufficio in via G.D.T., elementi nel loro insieme idonei ad escludere qualsivoglia incertezza circa le modalità di esecuzione della notificazione nel comune di residenza, coincidente con il domicilio fiscale, presso la casa d’abitazione e mediante consegna dell’atto a persona “addetta” in assenza del destinatario;
che la censura è fondata e merita accoglimento;
che il Giudice di appello ha escluso la validità della notifica dell’atto impositivo presupposto, eseguita ai sensi degli artt. 139 c.p.c. e 60, D.P.R. n. 600 del 1973, nei confronti del contribuente, assente, e quindi non mediante consegna a mani proprie del destinatario, per il decisivo rilievo attribuito sia alla circostanza della mancata elisione di una delle parole “abitazione, ufficio, azienda”, e ciò in base a quanto si ricava dal modulo prestampato utilizzato dal messo notificatore per esporre compiutamente l’attività espletata, sia alla ulteriore circostanza che il contribuente ha dimostrato che la consegnataria dell’atto, M.C., qualificatasi “collaboratrice ed autorizzata al ritiro”, invece, “è dipendente dello studio commerciale di B.A.L. sito al piano XI di piazza C.B.”;
che l’individuazione del concreto comportamento tenuto dal notificatore e la valutazione circa la ritualità dell’operato dello stesso assumono rilevanza decisiva per controllare la correttezza dell’applicazione, ad opera del giudicante, delle norme processuali delle quali è stata denunziata la violazione, trattandosi di denuncia di “error in procedendo” in relazione al quale, va ricordato, la Corte di cassazione è giudice anche del fatto e, quindi, ha il potere-dovere di procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali;
che, ciò detto, le due condizioni per la notifica ex art. 139 c.p.c. sono l’esatta determinazione del luogo, e la presenza in esso di un soggetto legato al destinatario da uno specifico rapporto, normativamente indicato, circostanza da cui può presumersi che sollecitamente l’atto verrà dal consegnatario portato a conoscenza del destinatario;
che è incontestata tanto la residenza del T. nel Comune di Foggia, piazza C.B., quanto la coincidenza fra luogo di residenza anagrafica e domicilio fiscale del contribuente ex 58, D.P.R. n. 600 del 1973, e la ubicazione dell’ufficio in via G.D.T.;
che, inoltre, non appare superfluo ricordare che “l’art. 139 c. p. c., nel prescrivere che la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario e nel precisare che questi va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio, non dispone un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, potendosi scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell’impresa o presso l’ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel comune in cui il destinatario ha la sua residenza.” (Cass. n. 2266/2010);
che, invero, la mancata elisione nel modulo utilizzato dal messo notificatore di alcuna delle ipotesi riportate nella sequenza prestampata “abitazione, ufficio, azienda”, trattandosi di mera irregolarità, non preclude una valutazione necessariamente complessiva del contenuto della relata di notifica, ed in tale prospettiva assume rilievo logico la circostanza che l’atto da notificare è indirizzato al contribuente nel suo domicilio fiscale, e che il messo notificatore ha consegnato l’atto alla C. dichiaratamente “collaboratrice ed autorizzata al ritiro”,
che la consegnataria si trovava nello stabile di piazza C.B., che ha anche apposto la propria sottoscrizione per ricevuta, e che così facendo ha dato atto del compimento degli adempimenti della sequenza del procedimento notificatorio prevista dalla legge, essendo obiettivamente da escludere ogni possibilità di confusione fra il luogo (piazza C.B.) dove in contribuente ha la casa di abitazione, e quello (via G.D.T.) affatto diverso dove ha l’ufficio;
che, in assenza del destinatario, la copia dell’atto da notificare può essere consegnata a persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio o all’azienda, purché non infraquattordicienne o palesemente incapace, e secondo la giurisprudenza di questa Corte basta che la presenza del consegnatario non sia meramente occasionale o temporanea, e la non occasionalità si presume dalla accettazione senza riserve dell’atto (Cass. n. 187/2000), e dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica (Cass. n. 12181/2013; n. 26501/2014), di tal che incombe sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l’inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario, comportante una delle qualità sopra indicate, ovvero la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario, mentre per tale forma di notificazione non è necessario l’ulteriore adempimento dell’avviso al destinatario, a mezzo lettera raccomandata, dell’avvenuta notificazione, come è invece previsto, al quarto comma dello stesso art. 139, in caso di consegna al portiere o al vicino di casa;
che, pertanto, il Giudice di appello non ha correttamente deciso la fattispecie posta al suo esame allorché ha affermato che l’atto impositivo non è pervenuto a conoscenza del contribuente, in quanto è senz’altro da escludere che sia sufficiente, per superare la presunzione della quale qui si discute, allegare la circostanza che il soggetto consegnatario, C.M., fosse una dipendente dello studio commerciale B., posto al piano XI del medesimo stabile di piazza C.B., atteso che, come già osservato, il messo notificatore ha eseguito la consegna nelle mani della predetta “in qualità di collaboratrice autorizzata al ritiro che firma la ricevuta”, e tanto basta difettando adeguata prova del contrario;
che assai fragile appare l’argomento difensivo secondo cui il rapporto di collaborazione in forza del quale la consegnataria si era dichiarata autorizzata alla ricezione dell’atto, sia lessicalmente riferibile al suddetto rapporto di lavoro con la professionista, piuttosto che ad una qualche relazione con il contribuente, perché nessuna norma prevede che l’agente notificatore indaghi sulla veridicità delle dichiarazioni rese dal consegnatario in ordine ai suoi rapporti con il destinatario, e perché, indipendentemente dalla espressione usata in luogo di quella di “addetta alla casa” specificamente indicata nell’art. 139 c.p.c., quel che rileva, ai fini qui considerati, è che si tratti di rapporti sostanziali, anche di natura provvisoria o precaria, tra consegnatario e destinatario dell’atto, che facciano ragionevolmente presumere che il secondo soggetto venga reso edotto dal primo dell’eseguita notificazione, e tanto basta (Cass. 16164/2003);
che, in conclusione, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio in quanto, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso del contribuente;
che l’evoluzione della vicenda processuale giustifica la compensazione delle spese dei gradi di merito, mentre quelle del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario del contribuente, che condanna al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4000,00, oltre rimborso spese prenotate a debito. Compensa le spese di giudizio dei gradi di merito.


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