HOME Articoli

Lo sai che? Risarcimento danno per licenziamento illegittimo

Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 30 marzo 2018

L’azienda in cui lavori da anni ha deciso di lasciarti a casa. Vediamo come puoi opporti e quando ti spetta il reintegro o l’indennità risarcitoria

Le cause del licenziamento possono essere diverse. A volte la colpa è addebitata a te, altre volte a problemi aziendali. Ciò che non cambia è la portata traumatica dell’evento in sé. Essere silurati da un giorno all’altro, dopo anni di lavoro in quella determinata azienda, non è mai facile. Anzi spesso è inaccettabile. Si cercano allora tutte le strade possibili per opporsi e resistere, facendo di tutto, con l’aiuto dei sindacati (talvolta ricorrendo ai giudici) per scongiurare la messa alla porta con gli scatoloni in mano. A volte il licenziamento viene considerato legittimo, altre volte ingiusto o discriminatorio. Analizziamo in quali casi un datore di lavoro può licenziarti e in quali invece la sua decisione viene considerata illegittima. Vediamo inoltre quando spetta il risarcimento del danno per licenziamento illegittimo.

Quando posso essere licenziato?

Esistono diverse tipologie di licenziamento, in base alla problematica che il datore di lavoro riscontra. Può capitare che la colpa sia imputabile a dinamiche aziendali e che il datore non possa fare a meno di lasciare a casa il dipendente o i dipendenti (o almeno così dice). Può invece succedere che la colpa venga addossata a una cattiva condotta del lavoratore. Vediamo in dettaglio i diversi casi.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Sei rimasto in quell’azienda per molti anni. A un certo punto però ti è arrivata a casa la lettera in cui ti viene comunicato il licenziamento per gravi problemi economici aziendali, che non lasciano altro spazio di manovra se non quello di lasciare a casa alcuni dipendenti.

La catastrofe a cui vai incontro in questi casi si chiama licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Una particolare misura che la legge concede ai datori di lavoro di fronte a situazioni riguardanti dinamiche aziendali: crisi dell’azienda, cessazione delle attività, riduzione delle attività, venir meno delle mansioni affidate al dipendente.

Per tutti questi motivi viene consentito al datore di licenziare uno o più dipendenti, solo dopo aver dato un congruo preavviso. Però sta a lei l’onere della prova. Cioè se questi dipendenti si oppongono e contestano, sarà onere dell’azienda stessa, provare l’esistenza del giustificato motivo oggettivo. Se non riesce a farlo, perché magari il suo è stato solo un espediente per lasciare a casa lavoratori, ecco che il licenziamento diventa illegittimo.

Licenziamento per giustificato motivo soggettivo

Mettiamo invece il caso che i motivi aziendali non c’entrino nulla. Sei stato tu ad aver avuto una condotta sbagliata. Ti sei macchiato di ripetute assenze ingiustificate o ritardi e non hai rispettato gli obblighi aziendali. In pratica l’azienda ti licenzia per una presunta colpa tua.

In questo caso ti troverai a dover fronteggiare un licenziamento per giustificato motivo soggettivo: un tipo di licenziamento disciplinare. Il tuo datore ti sta silurando perché hai avuto dei comportamenti inadeguati e ripetuti. Non può fare altro che prendere questa iniziativa. Anche in questo caso però deve rispettare l’obbligo di preavviso di licenziamento e tenere fede alla procedura di contestazione di addebito, come previsto dallo Statuto dei lavoratori.

Anche in questo caso, in caso di contestazione del licenziamento da parte del lavoratore colpito, se viene dimostrata in giudizio l’inesistenza di questo ipotetico giustificato motivo soggettivo (il comportamento del lavoratore), il licenziamento sarà considerato illegittimo.

Licenziamento per giusta causa

Per legge le aziende possono punire in modo ancor più pesante i dipendenti che si macchino di colpe molto gravi, che abbiano definitivamente spezzato quel rapporto fiduciario datore-dipendente, non più recuperabile. La relazione professionale non ha, in questi casi, alcuna possibilità di andare avanti.

Ecco allora che l’azienda può troncare immediatamente e senza dare alcun preavviso il rapporto di lavoro: è il famoso licenziamento per giusta causa, la tipologia di licenziamento disciplinare che non lascia spazio di manovra al dipendente.

In questo caso se viene dimostrata in giudizio l’insussistenza del fatto, il licenziamento viene considerato illegittimo.

Licenziamento collettivo

Questa particolare tipologia di licenziamento si effettua di fronte a pesanti motivi di ristrutturazione o crisi aziendale. Motivi che portano a un massiccio licenziamento di molti dipendenti. Viene però regolato in modo rigido dalla legge, per cui il datore di lavoro non può decidere da solo chi licenziare e chi no, ma deve rispettare precisi criteri e disposizioni. Tutto ciò può avvenire solo dopo un complesso procedimento di contrattazione, che vede sul tavolo della discussione anche le rappresentanze sindacali.

Inoltre questi licenziamenti fanno si che i dipendenti lasciati a casa vengano iscritti alle liste di mobilità e percepiscano una specifica indennità, in attesa di un nuovo lavoro. Fino al 31 dicembre 2016 beneficiavano della cosiddetta mobilità, invece dal 1° gennaio 2017 il loro ammortizzatore sociale di riferimento sarà la Naspi.

Quando il licenziamento è illegittimo?

Abbiamo visto i casi in cui un’azienda può legittimamente licenziare un suo dipendente. Ci chiediamo ora quando un licenziamento sia illegittimo, e quindi ingiusto. Subito dopo analizzeremo se e quando si ha diritto a un risarcimento del danno per licenziamento illegittimo.

Diciamo innanzitutto che lo diventa quando tutte le motivazioni descritte nei paragrafi sopra non vengono provate o comunque ne viene dimostrata l’inesistenza. In particolare, è illegittimo licenziare:

  • in assenza di un giustificato motivo oggettivo;
  • in assenza di un giustificato motivo soggettivo;
  • in assenza di una giusta causa;

In più è illegittimo anche il licenziamento per motivi discriminatori. Cioè quando avviene:

  • perché il dipendente ha partecipato a uno sciopero;
  • per motivi di discriminazione politica, religiosa, linguistica, razziale, sessuale, di età.

Quando il dipendente contesta o impugna il licenziamento e viene dimostrato che questo è illegittimo e quindi ingiusto, ha diritto a vedersi risarcito. Ma come? Vediamolo in dettaglio.

Licenziamento per giustificato motivo: spetta il risarcimento?

Entrando nel cuore del problema, iniziamo a capire come funzionano i risarcimenti in caso di licenziamento.

Rispondendo alla domanda, se sei stato licenziato per colpa tua o dell’azienda, ti opponi, ma il licenziamento viene comunque considerato legittimo, non ti spetta alcun risarcimento del danno. Potrai però sempre contare sull’indennità di disoccupazione: la Naspi.

Diverso è il caso in cui sei stato licenziato, ti opponi, e il tuo licenziamento viene considerato illegittimo (manca cioè il giustificato motivo oggettivo o soggettivo oppure la giusta causa). Oppure ancora viene ritenuto un licenziamento discriminatorio.

Ecco che in questo caso potrai ottenere un risarcimento del danno. In cosa consiste? Nel versamento di denaro o nel reintegro? O in tutti e due? Vediamo la risposta.

Licenziamento illegittimo: reintegro o risarcimento?

Dipende dai casi. Parlando di contratti di lavoro stipulati con l’entrata in vigore del tanto discusso Jobs act [1], possiamo trovarci di fronte a differenti situazioni di illegittimità e quindi di risarcimento del danno per licenziamento illegittimo. Un’indennizzo che nelle imprese con meno di 15 dipendenti è di entità inferiore a quelle con più di 15 dipendenti. Molto più limitati sono invece i casi di reintegro. Diciamo che con il Jobs act a farla da padrone è senza dubbio il risarcimento.

Licenziamento illegittimo perché discriminatorio, nullo o inefficace

In questo caso, se lo impugni e il giudice ne accerta l’illegittimità, perché discriminatorio o perché lo ritiene nullo (ad esempio ti hanno licenziato per la tua gravidanza), avrai diritto al reintegro sul posto di lavoro e a un risarcimento del danno subito. Questa indennità risarcitoria deve essere commisurata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr (trattamento di fine rapporto) e deve comprendere il periodo che va dal giorno in cui ti hanno licenziato fino al giorno in cui ti hanno effettivamente reintegrato, quindi riaccolto in azienda.

In ogni caso questo risarcimento non potrà essere inferiore a 5 mensilità. In più, il tuo datore è obbligato a versarti in aggiunta i contributi previdenziali e assistenziali.

La formula di questa tipologia di licenziamento illegittimo è: reintegro + risarcimento + contributi previdenziali e assistenziali.

In alternativa al reintegro hai anche la facoltà di chiedere un risarcimento pari a 15 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento. In questo caso però non vieni riammesso sul posto di lavoro e non ti vengono pagati i contributi.

Licenziamento illegittimo per giustificato motivo o giusta causa

In questi casi, dipende sempre dalle dimensioni dell’azienda e dal fatto contestato.

Se lavori in un’azienda con meno di 15 dipendenti, fai ricorso e il giudice accerta che non ci sono validi motivi (soggettivi o oggettivi o giusta causa) per licenziarti, purtroppo non c’è nessun reintegro. C’è però un risarcimento dal danno subito da licenziamento illegittimo.

Il giudice quindi dichiara chiuso il rapporto di lavoro e condanna l’azienda a versarti un’indennità risarcitoria pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione percepita per ogni anno di servizio. La cifra non potrà comunque essere inferiore a 4 mensilità, né potrà essere superiore a 24 mensilità. Inoltre il datore non dovrà versarti i contributi previdenziali o assistenziali.

La formula in questo caso è quindi: risarcimento, senza contributi e senza reintegro.

Se invece ti trovi in un’azienda di grandi dimensioni (con più di 15 dipendenti) e in giudizio viene accertata direttamente dal giudice la totale insussistenza del fatto che ha portato al tuo licenziamento, potresti vederti riconoscere anche il reintegro: il giudice può annullare il licenziamento e condannare il tuo datore al risarcimento. Incrocia le mani e spera nel giudice.

La formula in questo caso è: reintegro + risarcimento.

Licenziamento illegittimo per mancata contestazione di addebito

Per licenziare devono sempre essere apportate le giuste motivazioni. Il datore cioè nella comunicazione di licenziamento deve specificare i motivi che lo hanno spinto a farlo [2]. Inoltre, lo Statuto dei lavoratori impone una precisa procedura da seguire, che inizia con la contestazione di addebito e il diritto di difesa del lavoratore [3].

Se queste disposizioni non vengono rispettate, si parla di licenziamento illegittimo per vizi procedurali. Se questo è il tuo caso, sappi che il giudice dichiarerà comunque estinto il rapporto di lavoro (non avrai nessun diritto al reintegro) e condannerà l’azienda a corrisponderti un risarcimento del danno, a versare quindi un’indennità (non soggetta a contributi previdenziali o assistenziali) pari a una mensilità per ogni anno di servizio. Questa indennità non può comunque essere inferiore a 2 mensilità, né superiore a 12.

Come impugnare un licenziamento illegittimo?

Per accertare l’illegittimità del tuo licenziamento devi ovviamente impugnarlo. E puoi farlo entro 60 giorni dalla comunicazione del licenziamento. Se non rispetti questo termine, perdi il diritto a contestarlo.

Puoi impugnare il licenziamento con qualsiasi atto scritto che accerti la tua volontà, anche inviando una raccomandata al tuo datore. E puoi avviare una causa civile contro la tua azienda oppure tentare prima una conciliazione, o comunque una strada extra-giudiziale.

note

[1] D. lgs. n. 23/15 del 4 marzo 2015.

[2] Art. 2 legge 604/66 del 15 luglio 1966 (aggiornata alla legge n. 92 del 2012).

[3] Legge n. 300 del 20 maggio 1970.

Autore immagine: Pixabay


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI