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Fallimento azienda: c’è il licenziamento immediato?

29 marzo 2018


Fallimento azienda: c’è il licenziamento immediato?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 marzo 2018



Che fine fanno i contratti di lavoro subordinato se la società viene dichiarata fallita? Come ottenere il pagamento del TFR e delle ultime mensilità non corrisposte?

L’azienda dove lavori sta per chiudere i battenti: ti hanno infatti detto che il fallimento è imminente. Inevitabile che, a questo punto, tu ti chieda quale sarà la tua sorte, che fine farà il tuo contratto, se riceverai una lettera di licenziamento o se già il giorno dopo la pubblicazione della sentenza di fallimento non dovrai recarti al lavoro. A spiegare se, in caso di fallimento dell’azienda c’è il licenziamento immediato è una recente sentenza della Cassazione [1]. La pronuncia ci dà la possibilità di ricordare quali sono i diritti dei dipendenti e quali le procedure per mandare a casa i dipendenti. Ecco cosa c’è di importante da sapere.

Fallimento azienda: che fine fa il Tfr?

La prima cosa che devi sapere e che, quanto meno, ti tranquillizzerà sotto l’aspetto economico è che, in caso di fallimento dell’azienda, non rischi di perdere né il Tfr, né eventuali mensilità della paga non ancora corrisposte dal datore di lavoro. Difatti, in caso di fallimento, i dipendenti ricevono il Tfr e le ultime tre mensilità non corrisposte dal Fondo di Garanzia dell’Inps. Per ottenere tali somme è sempre meglio rivolgersi a un avvocato attesa la complessità della procedura. In estrema sintesi la elencheremo qui di seguito:

  • bisogna innanzitutto inviare al curatore fallimentare, nominato dal tribunale, una istanza di ammissione allo stato passivo, ossia bisogna rivendicare i propri crediti;
  • bisogna attendere che il giudice delegato al fallimento compia tutte le operazioni di verifica dei crediti e dichiari esecutivo lo stato passivo con un provvedimento;
  • bisogna presentare una copia autentica dello stato passivo e una certificazione della cancelleria di assenza di opposizioni all’Inps. Insieme a ciò vanno depositati i documenti che attestano il credito e l’istanza stessa di accesso al Fondo di Garanzia. Il tutto tramite procedura telematica;
  • l’Inps provvede alla liquidazione delle somme.

Fallimento azienda: i dipendenti devono essere licenziati?

Se l’azienda fallisce i dipendenti non sono automaticamente licenziati, ma non devono neanche andare a lavorare. In pratica tutti i contratti di lavoro si sospendono non appena viene emessa la sentenza che dichiara il fallimento del datore. Spetta a questo punto al curatore fallimentare, nominato dal tribunale (ed il cui nome è indicato nella sentenza di fallimento), decidere se proseguire i rapporti coi alcuni o tutti i dipendenti oppure procedere al loro licenziamento [3]. Ad esempio, il curatore potrebbe ritenere utile disporre l’esercizio provvisorio dell’azienda per vendere delle rimanenze di magazzino o per tenere attivi gli impianti in attesa di venderli; potrebbe a tal fine mantenere in azienda solo i lavoratori addetti al ramo vendite licenziando tutti gli altri oppure può conservare i rapporti con quelli addetti a un solo settore ritenuto produttivo.

In attesa che il curatore decida se proseguire il rapporto di lavoro coi dipendenti o licenziarli, la prestazione lavorativa viene sospesa: significa che il dipendente non deve recarsi al lavoro già il giorno dopo il fallimento. In quest’arco temporale – prima cioè della decisione del curatore – il lavoratore non può maturare diritto alle retribuzioni e ai contributi.

Lo stato di incertezza in cui versa il lavoratore in questa fase è mitigato dalla possibilità a ogni dipendente, riconosciuta dalla legge fallimentare [3], di mettere in mora il curatore affinché, nel tempo assegnato dal giudice delegato, eserciti la sua scelta tra prosecuzione del rapporto o recesso. In tal caso, perdurando l’inerzia del curatore, il lavoratore potrà vantare il diritto al risarcimento dei danni.

Se il curatore dovesse scegliere per il licenziamento dovrà rispettare le regole previste dalla legge per l’intimazione ai lavoratori dei licenziamenti individuali e collettivi. Non perché, infatti, è in atto una procedura concorsuale gestita dal tribunale, non si devono osservare le norme poste a tutela dei lavoratori.

La procedura per i licenziamenti collettivi si applica alle imprese che occupano più di 15 dipendenti e che intendono effettuare, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, almeno cinque licenziamento in 120 giorni, in ciascuna unità produttiva o in più unità produttive nell’ambito. In tali casi è necessario concordare dei criteri di scelta con i sindacati, ma è chiaro che se il licenziamento riguarda tutti i dipendenti non ci sarà molto da concordare.

Pertanto, se il licenziamento viene intimato senza il rispetto delle procedure legali, il dipendente potrà accampare il diritto al risarcimento del danno. Non potrà certo chiedere la riassunzione nel caso in cui sia già avvenuta la definitiva disgregazione aziendale.

note

[1] Cass. sent. n. 7308/2018.

[2] Legge n. 223/1991.

[3] Art. 72 legge fallimentare.

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