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75% invalidità: si ha diritto all’assegno?

5 aprile 2018


75% invalidità: si ha diritto all’assegno?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 aprile 2018



Mia madre, 80 anni, malata di cancro ha fatto domanda di invalidità. Le è stato riconosciuto il 75% ma non il diritto all’assegno di invalidità. Non lavora più da tanti anni per motivi di salute: non ha quindi contributi versati negli ultimi 5 anni, e la pensione, tra la sua minima e la reversibilità di mio padre morto, è di solo 800 euro nette al mese. Il CAF le ha detto che può fare ricorso, ma mia madre non vuole pagare avvocati ed è certa di perdere il ricorso. Ha diritto o no all’assegno di invalidità di circa 300 euro mensili?

Non potendosi conoscere in toto il quadro clinico della madre del lettore, oltre le motivazioni di diniego della Commissione Medica, non si può dire con certezza se le spetta o meno un’indennità riconosciuta dallo Stato. Avendo raggiunto l’età di 80 anni, la madre avrebbe diritto ad un assegno sociale per gli invalidi civili ultrasessantacinquenni, e cioè ad una prestazione assistenziale economica che non si basa, come le altre pensioni, sui contributi versati.
Avrebbe diritto ad un’indennità di accompagnamento, come anche al riconoscimento dei benefici previsti dalla legge 104 del 1992.
Tuttavia, ogni singola indennità richiede dei requisiti ben specifici, primo fra tutti il riconoscimento di un handicap grave del 100%. Difatti, l’invalidità riconosciuta al 75%, essendo considerata handicap medio, non permette alla madre del lettore di accedere a questi servizi assistenziali, avendo riconosciute solo delle agevolazioni fiscali o mediche, come l’esenzione parziale o totale dal ticket sanitario (la normativa varia a seconda della regione di residenza, così come sono differenti le procedure necessarie per beneficiare dell’esenzione). Pertanto, nel caso della madre, andrebbe fatto ricorso contro il provvedimento di riconoscimento dell’invalidità al 75% al fine di ottenere un provvedimento giudiziale che ne riconosca l’invalidità totale al 100%, così da ammettere al beneficio delle indennità previste dallo Stato anche la madre.

Dall’esperienza accumulata dallo scrivente nel campo previdenziale, si può dire che le commissioni mediche dell’INPS tendono quasi sempre a non riconoscere il diritto all’indennità, come anche a non identificare un handicap come grave. E questo viene fatto per sgravare le casse statali dalle troppe indennità che altrimenti dovrebbero essere liquidate (seppur giustamente) alle persone bisognose. La politica dell’INPS è, infatti, quella di negare più domande possibili con la speranza, dettata dalla legge dei grandi numeri, che le persone (così come dichiarato dalla madre del lettore) decidano di non fare ricorso avverso quella decisione, sia per evitare spese legali, sia perché scoraggiate dal poter ottenere un provvedimento ad esse favorevole.

Tanto premesso, il consiglio che si fornisce al lettore è quello di far valutare la scheda clinica di sua madre ad un dottore di fiducia al fine di appurare se la decisione della Commissione Medica dell’INPS sia corretta o meno e, conseguentemente, verificare se un eventuale ricorso abbia dei margini di riuscita. A quel punto, ottenuto il parere medico favorevole, si consiglia al lettore di agire per ottenere quanto di diritto spettante a sua madre. Attenzione, però, perché l’eventuale ricorso andrebbe fatto entro sei mesi dalla notifica del verbale sanitario inviato dall’INPS, a pena di decadenza.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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2 Commenti

  1. buongiorno , a seguito di un incidente ,in cui ho avuto una bruttissima frattura al ginocchio seguita da morbo di sudec al piede (perdita del movimento dovuto al deterioramento dello spe) successivamente parzialmente recuperato . A seguito ho dovuto fare una protesi al ginocchio con scarsi risultati. La domanda : vorrei acquistare un’auto piuù adeguata al mio handicap (tutt’ora ho tagliando di invalidità )che percentuale di invalidità devo avere per poter usufruire degli sgravi fiscali ? detta documentazione mi potrà servire anche per poter installare un montascale in casa mia. grazie

  2. Buongiorno, anche se non si posta la presente uguale, forse meglio.
    Sono un operaio operato di due tumori a cellule chiare a un rene, tolto in parte, dopo aver lavorato per anni a un “impianto” con inchiostri serigrafici e macchina non revisionata con molti problemi per la mancanza di manutenzione, intenzionalmente lasciata senza manutenzione per far credere al personale di non essere capaci di lavorare e con inchiostri cancerogeni senza far vedere la scheda di sicurezza, per questo l’azienda anni fà prese anche una multa dall’ASL. Può rientrare in questo tipo di casi? p. s. questi non sono gli unici tumori rimossi.

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