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Lo sai che? Azione revocatoria della banca: spiegazioni

Lo sai che? Pubblicato il 5 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 5 aprile 2018

È legittimo che la banca che ha promosso una revocatoria contro Tizio debitore e venditore del bene e contro Caio, compratore intestato, utilizzi circostanze (bonifico eseguito dal terzo Sempronio –badante di Tizio- in favore di Caio in concomitanza con il rogito e relativo pagamento del prezzo a Tizio stesso) che conosce solo perchè il compratore Caio ha il conto corrente aperto presso una propria filiale? Devono Caio e Sempronio (la badante) giustificare questo bonifico, rispettivamente ricevuto ed effettuato? E Sempronio deve giustificare come disponeva della somma (facendo la badante)? La sola presunzione che il denaro usato per l’acquisto sia di Tizio venditore che attraverso la badante l’avrebbe dato al compratore Caio, secondo la banca, donde la simulazione della compravendita, è determinante?

I presupposti dell’azione revocatoria, così come previsti dall’art. 2901 c.c., sono: 1) la consapevolezza, da parte del debitore, del pregiudizio arrecato alle ragioni del creditore mediante l’atto di disposizione compiuto (cd. “scientia fraudis”); 2) quando si tratti di atto a titolo oneroso, la conoscenza di tale pregiudizio da parte del terzo e inoltre, nel caso di atto di disposizione compiuto precedentemente al sorgere del credito, la presenza di un vero e proprio accordo tra il debitore e il terzo, finalizzato a pregiudicare il soddisfacimento del credito (cd. “consilium fraudis”).
Nel caso specifico – atteso il rapporto lavorativo esistente tra Tizio e Sempronio nonché la circostanza per cui quest’ultimo ha fornito all’acquirente Caio la provvista per l’acquisto del bene – è altamente probabile che in sede processuale possa emergere (se non con certezza, con un grado di approssimazione che le si avvicina molto) la volontà di Tizio di sottrarre il bene in questione alla garanzia del credito.
Ma, trattandosi di atto a titolo oneroso, assumono carattere decisivo anche altri due aspetti.
Il primo è quello relativo al momento nel quale è stato posto in essere l’atto di disposizione. Infatti, se esso è stato compiuto dopo il maturarsi del credito, sarà sufficiente, al creditore che agisce in revocatoria, dimostrare – oltre alla scientia fraudis del debitore, di cui si è parlato in precedenza – la semplice consapevolezza, da parte del terzo acquirente, del danno arrecato mediante tale atto alle ragioni del creditorie mentre, se l’atto dispositivo è precedente al credito, sarà necessario provare l’esistenza di un vero e proprio accordo doloso tra debitore e terzo, volto a compromettere il soddisfacimento del credito (Cass. civ., sez. III, sent. n. 13446 del 29.5.2012).
Il secondo aspetto da tenere in considerazione è rappresentato dall’incidenza dell’atto dispositivo – nel momento in cui esso è stato compiuto – sul patrimonio del debitore.
La domanda revocatoria, infatti, è inammissibile nel caso in cui il patrimonio rimasto a disposizione del debitore, a seguito dell’atto con il quale questi si è spogliato di un proprio bene, sia sufficiente a soddisfare il credito. Ebbene, tale valutazione circa l’incidenza dell’atto di disposizione sul patrimonio del debitore deve essere effettuata con riferimento al momento nel quale è stato compiuto l’atto dispositivo, essendo privi di rilevanza, in questo senso, eventuali atti successivi a quello oggetto di revocatoria (Cass. civ., sez. III, sent. n. 23743 del 14.11.2011).
Nella fattispecie – premesso che non sono rilevanti i motivi per i quali la banca creditrice è venuta a conoscenza della cessione da Sempronio a Caio della provvista poi utilizzata da quest’ultimo per l’acquisto del bene – non vi è dubbio che questi ultimi siano chiamati a dare una giustificazione assai convincente della cessione di danaro intervenuta tra loro, sia perché Sempronio è badante del debitore e sia perché è raro che chi svolge tale attività possa permettersi di fornire a terzi la provvista economica per l’acquisto di un immobile.
In ultima analisi – anche considerando che la giurisprudenza della Cassazione in tema di azione revocatoria esprime un tradizionale, forte sfavore nei confronti delle cessioni di beni (specialmente immobili) da parte del debitore, che coinvolgono parenti o conoscenti stretti dello stesso – la banca potrebbe avere gioco facile nel dimostrare la sussistenza di un accordo trilaterale tra Tizio, Sempronio e Caio, volto a pregiudicare le ragioni creditorie del medesimo istituto e dunque la fondatezza della propria domanda.
Ciò, a meno che non si dimostri – come richiamato in precedenza – che il patrimonio residuato a Tizio dalla vendita dell’immobile fosse, al momento della transazione, sufficiente a soddisfare il credito vantato dalla banca.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Massimo Coppin


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