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Recesso dal contratto: analisi delle clausole

31 marzo 2018


Recesso dal contratto: analisi delle clausole

> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 marzo 2018



Un mio cliente ha espresso la volontà di rescindere il contratto in allegato ma vorrebbe prima analizzarne il contenuto e capire come muoversi. Alcune clausole non sembrano particolarmente corrette o bilanciate e inoltre il contratto non menziona una penale in caso di rescissione immediata. Cosa si può fare?

In base a un primo esame del contratto allegato pare ammissibile il recesso ad nutum, ossia la possibilità per ciascuna delle parti di recedere liberamente senza alcuna giustificazione. L’art. 3 infatti stabilisce la possibilità di recedere a partire dal dodicesimo mese di partnership, stabilendo dunque implicitamente un vincolo di durata di un anno a cui tuttavia non sono ricollegate penali di sorta. L’unico obbligo posto in capo alle parti è quello di preavviso, fissato in tre mesi, e di forma scritta per la comunicazione di recesso che andrà inviata alternativamente a uno degli indirizzi mail indicati nel suddetto articolo.
Detto questo va preliminarmente evidenziato che le parti hanno convenzionalmente stabilito quale legge applicabile quella irlandese rimettendo alla competenza del Foro di Dublino qualsiasi controversia riguardante la validità, l’interpretazione, l’efficacia e l’esecuzione del contratto (cfr. art. 14).
In virtù dell’appartenenza all’Unione Europea tanto della Repubblica d’Irlanda (Stato sede del contraente detto “Publy”) quanto della Repubblica Italiana (Stato sede del contraente chiamato “Affiliato”), deve ritenersi applicabile al contratto in oggetto il Regolamento CE n. 593/2008 del 17 giugno 2008 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali “Roma I” il quale, all’art. 3, sancisce appunto un principio di libertà di scelta quanto alla legge applicabile a un contratto.
Il comma 1 di quest’ultimo articolo infatti recita testualmente “Il contratto è disciplinato dalla legge scelta dalle parti. La scelta è espressa o risulta chiaramente dalle disposizioni del contratto o dalle circostanze del caso. Le parti possono designare la legge applicabile a tutto il contratto ovvero a una parte soltanto di esso.” Il comma 5 della medesima norma invece statuisce che “L’esistenza e la validità del consenso delle parti sulla legge applicabile sono disciplinate dagli articoli 10, 11 e 13.”
Pertanto, la scelta di rimettere alla legge irlandese la disciplina sostanziale del contratto è legittima a patto che rispetti i requisiti stabiliti nei suddetti artt. 10, 11 et 13 del Regolamento CE 593/2008 [1], regolamento la cui non osservanza da parte dell’affiliato può essere causa del blocco del suo account, la scarsa chiarezza dei termini di pagamento formulati all’art. 6, in particolare per ciò che concerne la tempistica di accredito delle somme spettanti all’affiliato, l’inserimento di un patto di esclusiva a carico dell’affiliato cui non corrisponde alcuna remunerazione e un indefinito richiamo a non specificati obblighi di lealtà e trasparenza. Tutto ciò fa propendere sicuramente per l’individuazione di uno squilibrio contrattuale a danno del contraente italiano il quale, tuttavia, pur non potendo ad avviso dello scrivente avvalersi delle tutele tipiche del consumatore avendo sottoscritto il contratto a titolo di impresa individuale (con indicazione della p. iva), potrebbe invece invocare l’indeterminatezza di alcune clausole e così smontare l’impianto complessivo del contratto.
Queste ultime considerazioni tuttavia, svolte secondo il diritto italiano, dovrebbero essere vagliate alla luce del diritto irlandese al fine di poter ipotizzare specifici profili di impugnazione del suddetto contratto.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Enrico Braiato

note

[1] Si riportano, per comodità di consultazione, i suddetti articoli.
Art. 10 – Consenso e validità sostanziale:
“1. L’esistenza e la validità del contratto o di una sua disposizione si stabiliscono in base alla legge che sarebbe applicabile in virtù del presente regolamento se il contratto o la disposizione fossero validi.
2. Tuttavia, un contraente, al fine di dimostrare che non ha dato il suo consenso, può riferirsi alla legge del paese in cui ha la residenza abituale, se dalle circostanze risulta che non sarebbe ragionevole stabilire l’effetto del comportamento di questo contraente secondo la legge prevista nel paragrafo 1.”
Art. 11 – Validità formale:
“1. Un contratto concluso tra persone che si trovano, o i cui intermediari si trovano, nello stesso paese al momento della conclusione è valido quanto alla forma se soddisfa i requisiti di forma della legge che ne disciplina la sostanza ai sensi del presente regolamento o della legge del paese in cui è concluso.
2. Un contratto concluso tra persone che si trovano, o i cui intermediari si trovano, in paesi diversi al momento della conclusione è valido quanto alla forma se soddisfa i requisiti di forma della legge che ne disciplina la sostanza ai sensi del presente regolamento o della legge del paese in cui si trova una delle parti, o il loro intermediario, al momento della conclusione oppure della legge del paese in cui una delle parti risiedeva abitualmente in quel momento.
3. Un atto giuridico unilaterale relativo ad un contratto concluso o da concludere è valido quanto alla forma se soddisfa i requisiti di forma della legge che disciplina o disciplinerebbe la sostanza del contratto ai sensi del presente regolamento, o della legge del paese in cui detto atto è stato compiuto, o della legge del paese in cui l’autore dell’atto risiedeva abitualmente nel momento in cui l’ha compiuto.

4. I paragrafi 1, 2 e 3 del presente articolo non si applicano ai contratti che rientrano nel campo d’applicazione dell’articolo 6. La forma di questi contratti è disciplinata dalla legge del paese in cui il consumatore ha la residenza abituale.
5. In deroga ai paragrafi da 1 a 4, qualsiasi contratto avente per oggetto un diritto reale immobiliare o la locazione di un immobile è sottoposta ai requisiti di forma della legge del paese in cui l’immobile è situato, sempre che, secondo tale legge:
a) tali requisiti si applichino indipendentemente dal paese in cui il contratto è concluso e dalla legge che disciplina il contratto; e
b) a tali requisiti non è permesso derogare convenzionalmente.”
Art. 13 – Incapacità:
“In un contratto concluso tra due persone che si trovano in uno stesso paese, una persona fisica, capace secondo la legge di tale paese, può invocare la sua incapacità risultante da un’altra legge soltanto se, al momento della conclusione del contratto, l’altra parte contraente era a conoscenza di tale incapacità o l’ha colpevolmente ignorata.”


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