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Separazione: come dividere la casa se c’era il mutuo

1 aprile 2018


Separazione: come dividere la casa se c’era il mutuo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2018



Prima di sposarsi mio figlio ha, per l’acquisto di una casa, versato una grossa somma di denaro; nel rogito, da lui e della sua compagna, è stato dichiarato un regime in comunione di beni, dovendo entrambi provvedere al pagamento del mutuo residuo. Ciò è avvenuto per circa a 4 anni; poi, mio figlio ha saldato il mutuo; in entrambe le occasioni ho inviato denaro a mio figlio con bonifici bancari sul conto cointestato. Ora che è in corso una separazione, può mio figlio richiedere che, nel complicato computo del dare ed avere, delle somme versate se ne tenga conto e pretendere una ripartizione di proprietà proporzionale a quanto versato da ciascuno? Il rogito è del 2001 ma so che, tra coniugi, la prescrizione si interrompe, e che, quindi, il termine dei 10 anni non è più valido.

In generale la legge prevede che per poter vincere l’intestazione che risulta dai pubblici registri immobiliari, è necessario dimostrare che si è trattato di un’intestazione fiduciaria oppure che tra i soggetti, nel caso di specie il figlio della lettrice e la moglie di questi, sia intercorso un accordo scritto (scrittura privata) dal quale scaturisca una diversa attribuzione delle percentuali di proprietà.
Da quanto riferisce la lettrice pare di poter desumere che nessun diverso accordo rispetto a quanto formalmente risulta dall’atto di acquisto sia intercorso tra i coniugi.
Ne consegue, purtroppo, che – anche se il figlio ha investito maggiori somme sia nell’acquisto sia nel pagamento del mutuo -, benchè la prescrizione non operi tra coniugi, oggi
non potrà rivendicare una percentuale di proprietà maggiore al 50% rispetto a quella in capo alla moglie.
Tuttavia, poiché parte dei denari con i quali i coniugi hanno acquistato la casa già coniugale sono stati bonificati dalla lettrice, quest’ultima potrebbe pensare, qualora ne sussistano le condizioni, di richiederne la restituzione se, nel frattempo, non sia intervenuta prescrizione, ovvero per le somme non ancora prescritte.
La giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione ritiene che chi agisce in giudizio per la restituzione di una somma di denaro che asserisce di aver mutuato è tenuto a dimostrare non solo l’effettiva dazione (che nel caso specifico sarebbe dimostrata dai bonifici bancari) ma
anche la sussistenza dell’obbligo di restituzione (mutuo e non donazione o arricchimento senza causa ovvero ancora ripetizione di indebito), attraverso, ad esempio, anche la prova testimoniale.
Il figlio e la nuora della lettrice dovranno, invece, provare la ragione per la quale lo hanno ricevuto e non sulla base di semplici affermazioni.
Uno dei capisaldi dell’ordinamento, infatti, è l’inammissibilità di trasferimenti di ricchezza ingiustificati.
Nel caso di specie, pertanto, la soluzione è la seguente: posto che il figlio della lettrice non può rivendicare una quota di proprietà maggiore della casa già coniugale in ragione delle somme corrisposte, si potrebbe verificare se non sia quest’ultima ad avere titolo per richiedere ai coniugi le somme versate, o parte di esse.
Il consiglio pratico che si offre alla lettrice è il seguente: concertare con l’avvocato che segue suo figlio nel procedimento di separazione se non sia il caso di inviare una raccomandata nella quale richiede le somme corrisposte. Ciò non tanto per effettivamente intraprendere un’azione giudiziaria ma quale “arma” di pressione nei confronti della nuora per addivenire ad un accordo soddisfacente.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Serafina Funaro

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