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Mediazione: se manca l’avviso di convocazione

1 aprile 2018


Mediazione: se manca l’avviso di convocazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 aprile 2018



Un tentativo di mediazione forense obbligatoria avrebbero dovuto partecipare 5 chiamati, tra i quali un avvocato del posto che sia nella domanda che nella convocazione il suo nome non è stato menzionato. Al primo incontro è stato fatto risultare che due dei rimanenti 4 non avevano ricevuto l’avviso di convocazione e la seduta è stata rinviata per la regolarizzazione delle convocazioni. Si precisa che i cinque sono tutti stretti parenti ed abitano nel giro di 50 metri gli uni dagli altri. Cos’altro si deve aspettare il richiedente e cosa consigliate di fare?

Il procedimento di mediazione è disciplinato dal decreto legislativo n. 28 del 2010.
Questo decreto, per quello che riguarda il tema della imparzialità e indipendenza del mediatore e i casi di incompatibilità dello stesso, ha stabilito che siano i regolamenti di ogni singolo organismo di mediazione a disciplinarli nel dettaglio.
Infatti, secondo quello che ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio (Tar Lazio) con la sentenza n. 3.989 del 2016, l’articolo 16, comma 2, del decreto legislativo n. 28 del 2010 non consente al Ministero della Giustizia di disciplinare la materia della imparzialità, indipendenza ed incompatibilità dei mediatori con norme valevoli in generale per tutti gli organismi di mediazione.
Il Tar Lazio ha invece precisato che spetta ad ogni singolo organismo di mediazione stabilire, nel proprio regolamento, i casi di incompatibilità per i propri mediatori e di dettare le norme necessarie ad assicurare l’imparzialità e l’indipendenza del mediatore ed evitare possibili conflitti d’interesse.
Pertanto, se nel regolamento vigente presso l’organismo di mediazione dinanzi al quale si sta svolgendo o si è svolto il tentativo di mediazione relativo al quesito non è previsto, tra i casi di incompatibilità, quello a cui il lettore faceva cenno (cioè quello di avvocato mediatore chiamato a decidere un caso nel quale risulti coinvolto come parte un altro avvocato iscritto allo stesso foro del mediatore) allora il procedimento di mediazione a cui il lettore fa riferimento non potrà essere considerato viziato sotto questo specifico profilo.
Si aggiunga, comunque, che l’avvocato che svolge la funzione di mediatore è tenuto in ogni caso al rispetto del codice deontologico forense che, all’articolo 62, commi 3 e 4, stabilisce che:
3. non deve assumere la funzione di mediatore l’avvocato:
a) che abbia in corso o abbia avuto negli ultimi due anni rapporti professionali con una delle parti;
b) se una delle parti sia assistita o sia stata assistita negli ultimi due anni da professionista di lui socio o con lui associato ovvero che eserciti negli stessi locali.
In ogni caso costituisce condizione ostativa all’assunzione dell’incarico di mediatore la ricorrenza di una delle ipotesi di ricusazione degli arbitri previste dal codice di rito (per verificare i casi in cui il mediatore che sia avvocato non possa assumere l’incarico di mediatore, si indica il link del nostro portale in cui è riportato il testo dell’articolo 815 del codice di procedura civile che stabilisce i casi di ricusazione degli arbitri che sono anche i casi in cui il mediatore avvocato non può assumere l’incarico di mediatore: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-civile/art-815-cod-proc-civilericusazione- degli-arbitri)
4. l’avvocato che ha svolto l’incarico di mediatore non deve intrattenere rapporti professionali con una delle parti:
a) se non siano decorsi almeno due anni dalle definizione del procedimento;
b) se l’oggetto dell’attività non sia diverso da quello del procedimento stesso.
Il divieto si estende ai professionisti soci, associati ovvero che esercitino negli stessi locali.
Qualora l’avvocato che sia mediatore dovesse svolgere le funzioni di mediatore violando le norme appena citate (articolo 62, commi 3 e 4, del codice deontologico forense) andrebbe incontro a provvedimenti di tipo disciplinare.
Per quello che riguarda, invece, la questione relativa al verbale di mediazione che riporterebbe la presenza di soggetti invece di fatto assenti, si può dire quanto segue.
In dottrina (Mario Lalicata, Il mediatore civile, come esercente di un servizio di pubblica necessità, in La Nuova Procedura Civile, 5, 2016 del 4.11.2016) si ritiene che il mediatore sia, nell’esercizio delle funzioni di mediatore ed ai sensi dell’articolo 359 del codice penale, un esercente un servizio di pubblica necessità quantomeno nei casi e nelle materie in cui la mediazione sia obbligatoria.
In questi casi al mediatore è pure attribuito dalla legge:
– il potere di certificare la mancata partecipazione di una delle parti al procedimento di mediazione,
– l’obbligo di sottoscrivere il verbale sia nel caso di conclusione dell’accordo amichevole, sia nel caso di conciliazione non riuscita,
– l’obbligo di certificare l’autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità a sottoscrivere.
Questi poteri di tipo certificativo attribuiti dalla legge al mediatore inducono a ritenere che, qualora il mediatore in un procedimento di mediazione obbligatoria attesti falsamente fatti dei quali l’atto (cioè il verbale) è destinato a provare la verità (ad esempio attestando la presenza di una parte che invece è contumace), egli commetta il reato previsto dall’articolo 481 del codice penale denominato “Falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità”

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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