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Ordinanza di demolizione delle opere abusive e sanatoria

3 aprile 2018


Ordinanza di demolizione delle opere abusive e sanatoria

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 aprile 2018



Ho ricevuto dal mio Comune a luglio 2016 un’ordinanza di demolizione delle opere abusive con ripristino dello stato preesistente. L’immobile è stato acquistato nel 2014 e l’abuso è del 1985. Trattasi di mansarda con cappuccine edificata senza permesso. L’acquisto è stato effettuato in buona fede. A seguito dell’ordinanza di demolizione del Comune ho presentato domanda di sanatoria, respinta due volte dalla commissione paesaggistica. La domanda di sanatoria sospende l’esecutorietà dell’ordinanza di demolizione? Se si, devo attendere una nuova ordinanza di demolizione dal Comune?

L’istanza di accertamento in conformità ex art. 36 DPR 380/2001 (cd istanza di sanatoria) sospende i termini per l’esecuzione dell’ordinanza di demolizione emessa nel frattempo dall’amministrazione.
La medesima ordinanza, tuttavia, riacquisterà efficacia qualora ed una volta che il Comune abbia rigettato l’istanza stessa, senza che sia necessaria l’adozione di una seconda ordinanza.
A tal proposito si segnala che la giurisprudenza è unanime nel ritenere che “la domanda di sanatoria ex art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001 è inidonea a comportare l’improcedibilità del ricorso avverso l’ingiunzione di demolizione, determinando la mera sospensione dell’efficacia dell’ordinanza di demolizione, che si consolida e riacquista efficacia a seguito del rigetto espresso o tacito dell’istanza ex art. 36 D.P.R. n. 380 del 2001, senza che all’occorrenza sia necessaria l’adozione di una nuova ordinanza di demolizione (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, VII, 28.10.2013,n. 4508). Nel caso in cui l’atto di rigetto della domanda di sanatoria si stabilizzi, si verifica infatti la piena riespansione dell’efficacia dell’ingiunzione di demolizione, non occorrendo in alcun modo a tali effetti la reiterazione comunale dell’ordine demolitorio (tra le molte, T.A.R. Campania Napoli, VII, 25/01/2017, 515, Consiglio di Stato, V, 31/03/2014, n. 1546).
Si precisa peraltro che l’istanza di condono, al fine di determinare il suddetto effetto sospensivo, deve essere presentata tempestivamente, come chiarito dalla giurisprudenza, secondo cui “è veroche la presentazione di una istanza di condono edilizio, come riconosciuto, sulla scorta del disposto degli artt. 38 della L. n. 47 del 1985, cui l’art. 32 della L. n. 326 del 2003 rinvia, da nota e costante giurisprudenza amministrativa, comporta, sul piano procedimentale, la sospensione dei procedimenti sanzionatori edilizi fino alla definizione dell’istanza di sanatoria, nonché, per l’effetto,l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione, adottata senza la previa definizione dell’istanza stessa.
Ma nella specie la parte ricorrente non può giovarsi in questa sede dei benefici di cui alle invocate previsioni, sia perché l’istanza di condono risulta presentata in data successiva (10 dicembre 2004)all’ordinanza con la quale il Comune procedente ha ingiunto la demolizione dei lavori per cui è causa (2 dicembre 2004), sia in quanto la appena detta ingiunzione, di cui l’atto qui gravato costituisce una mera esecuzione, non risulta essere stata fatta oggetto di impugnazione da parte dell’interessato, essendosi, per l’effetto, consolidata”(TAR Lazio, Sez. I quater, 08/06/2015, 8016; idem 18/05/2015, 7221).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Ambrogio Dal Bianco


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