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Sas: come si stabilisce il compenso per gli amministratori

4 aprile 2018


Sas: come si stabilisce il compenso per gli amministratori

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 aprile 2018



Sas di cinque soci: due accomandatari (esclusi dalla qualifica di amministratori per giusta causa ), due accomandatari amministratori ed un accomandante. Dovendosi convocare l’assemblea per stabilire il compenso spettante agli amministratori rimasti, quale deve essere il quorum per la validità dell’assemblea e quale la maggioranza richiesta per l’approvazione di detto compenso? L’accomandante ha un ruolo in questo caso?

Innanzitutto si può dire che la Corte di Cassazione considera sicuramente possibile che anche nell’ambito di una società in accomandita semplice le decisioni dei soci possano essere adottate con il metodo assembleare (cioè prevedendo l’assemblea dei soci tra gli organi sociali).
Risulta cioè possibile e lecito che le decisioni sulle quali i soci di una s.a.s. sono chiamati ad esprimersi siano adottate convocando una assemblea (così si espresse la Corte di Cassazione con sentenza n. 8.276 del 7 giugno 2002).
Occorre poi dire che:
– la legge chiarisce che se è stabilito (nell’atto costitutivo) che per l’amministrazione o per determinati atti (ad esempio per la determinazione del compenso degli amministratori) sia necessario il consenso della maggioranza, questa si determina secondo le quote attribuite a ciascun socio negli utili (così dispongono gli articoli 2258, 2° comma e 2257, 3° comma, del codice civile);
– in assenza di una norma interna alla società che fissi le maggioranze necessarie per l’adozione di determinati atti o se le regole interne stabiliscono solo che sia necessaria la decisione “a maggioranza” dei soci senza ulteriori specificazioni, la regola che la dottrina maggioritaria suggerisce è quella per cui ove si tratti di atti di amministrazione corrente (come nel caso di determinazione dei compensi degli amministratori) per l’approvazione della decisione (e, quindi, anche per la valida costituzione dell’assemblea) sia necessaria la maggioranza calcolata secondo le quote di partecipazione negli utili.
Sulla questione del voto dell’accomandante, occorre dire quanto segue.
Per l’accomandante, come è noto, vige il divieto di ingerenza nell’amministrazione della società.
In base, cioè, all’articolo 2320 del codice civile i soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione, né trattare o concludere affari in nome della società.
Se lo facessero, essi assumerebbero responsabilità illimitata e solidale verso i terzi per tutte le obbligazioni sociali e potrebbero anche essere esclusi dalla società (sempre secondo quello che prevede l’articolo 2320 del codice civile).
Siccome la determinazione del compenso degli amministratori è uno degli atti con i quali l’assemblea esercita poteri di gestione e di amministrazione (normalmente esercitati dagli amministratori), risulta che se l’accomandante partecipasse con il proprio voto alla determinazione del compenso, egli di fatto compirebbe un atto di amministrazione (a lui vietato dall’articolo 2320 del codice civile) con le conseguenze sopra descritte.
Si noti che è stata la Corte di Cassazione (sentenza a Sezioni Unite n. 21.933 del 29 agosto 2008) ad accennare alla determinazione del compenso degli amministratori come atto di gestione e che, perciò, prudenzialmente sarebbe più opportuno (nello stesso interesse dell’accomandante) che egli non partecipasse al voto sulla determinazione del compenso degli amministratori.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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