Diritto e Fisco | Editoriale

Rescindere un contratto: cosa significa

2 aprile 2018


Rescindere un contratto: cosa significa

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2018



La rescissione: come funziona e quali sono le differenze rispetto alla risoluzione del contratto, alla nullità e all’annullamento.

Immagina di essere in mezzo a un deserto. Stai per morire di sete. Sono almeno tre giorni e tre notti che non bevi. Passa di lì un uomo e ti chiede se vuoi acquistare un bicchiere d’acqua. In cambio però gli devi dare 10mila euro. Tu, per non morire, gli dici di sì. Un contratto del genere sarebbe valido per la legge italiana? Immagina di subire un brutto incidente con una moto. L’autista di un’autoambulanza privata passa di là e si offre di darti un passaggio in ospedale, ma in cambio di una cifra astronomica. Immagina infine di aver bisogno di una grossa cifra di denaro per evitare il fallimento della tua azienda, così metti in vendita la tua casa. Un amico, sapendo della tua necessità, ne approfitta e ti offre un terzo del valore effettivo dell’immobile. Sarebbe legittimo, per la legge, un comportamento del genere? In tutti questi casi la risposta è sì, ma è sempre data la possibilità di rescindere il contratto ossia riportarlo a un giusto equilibrio. Tutte le volte in cui, per ragioni di necessità, si è portati a concludere un accordo a condizioni inique siamo infatti di fronte a un contratto formalmente valido (non c’è stata infatti la violazione di norme imperative, dell’ordine pubblico o del buon costume) né tantomeno annullabile (il consenso non è stato infatti carpito con l’inganno, la violenza o l’errore); tuttavia, la parte “lesa” da tale ingiustizia può, entro un anno dal fatto, agire in giudizio per ottenere lo scioglimento del contratto. Dunque, se ti stai chiedendo cosa significa rescindere un contratto, questa è la soluzione: significa rivolgersi al giudice per fare in modo che non sia mai stato concluso, con restituzione delle reciproche prestazioni.

Rescissione del contratto e risoluzione, nullità o annullamento

Spesso si parla di rescissione quando si vuol intendere l’annullamento o la risoluzione del contratto. Invece si tratta di situazioni completamente diverse.

Ad esempio la risoluzione del contratto si può chiedere solo quando:

  • una parte è inadempiente nei confronti dell’altra, ossia non ha eseguito la propria prestazione;
  • la prestazione è diventata impossibile: ad esempio la consegna di un quadro da parte di un pittore deceduto poco dopo l’incarico;
  • la prestazione è diventata eccessivamente onerosa (leggi Risoluzione del contratto per eccessiva onerosità).

Invece un contratto si dice nullo quando mancano gli elementi essenziali (ad esempio non si è stabilito il prezzo di una vendita o l’oggetto della stessa), quando è contrario al buon costume (ad esempio il contratto tra una prostituta e il suo cliente) oppure quando è contrario all’ordine pubblico (ad esempio lo spaccio di droga o di armi). In questi casi il contratto non ha effetti e può essere dichiarato nullo dal giudice senza termini di scadenza.

Infine un contratto si dice annullabile quando il consenso delle parti si è formato in modo viziato ossia per

  • errore su un elemento determinante del contratto;
  • dolo della controparte;
  • violenza della controparte o di un terzo.

Quando si può chiedere la rescissione del contratto?

La rescissione si può chiedere in due casi:

  • quando le condizioni inique sono state accettate per la necessità, nota alla controparte, di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona. È questa la soluzione offerta dall’ordinamento per casi (in verità piuttosto improbabili) come quelli sopra descritti. Il giudice – stabilisce il codice civile – nel pronunciare la sentenza di scioglimento del contratto può comunque assegnare un equo compenso all’altra parte (quella che ha eseguito la prestazione chiedendo un compenso iniquo) per l’opera da lui prestata. Così, ad esempio, l’autista dell’autoambulanza riceverà il prezzo normale di una corsa;
  • quando le condizioni inique siano state accettate da una parte perché spinta da uno stato di bisogno del quale l’altra ha approfittato per trarne un vantaggio. In questo caso si parla di rescissione per lesione. Tuttavia, non ogni disparità tra le prestazioni consente di ottenere la rescissione del contratto. L’azione è infatti consentita solo quando il valore di una prestazione supera di oltre la metà il valore dell’altra.

Riassumendo, si può chiedere la rescissione del contratto concluso a condizioni inique per sopperire a uno:

  • stato di pericolo purché: a) grave, b) attuale, c) noto alla controparte;
  • stato di bisogno purché noto alla controparte.

L’azione di rescissione si prescrive entro un anno dalla conclusione del contratto.

Come funziona la rescissione di un contratto?

Come detto la rescissione consente di sciogliersi da un contratto concluso a condizioni inique, ossia non eque. Per chiedere la rescissione bisogna armarsi di avvocato e intraprendere una causa. La causa va iniziata entro un anno dalla conclusione del contratto stesso. Scopo della causa è riottenere indietro la propria prestazione pagata a caro prezzo. Chiaramente l’attore dovrà dimostrare le condizioni dello stato di bisogno o di pericolo e l’iniquità della prestazione.

Si può evitare la rescissione offrendo al contraente penalizzato che ha intrapreso l’azione una modificazione del contratto sufficiente a riportarlo a condizioni eque e, quindi, riducendo le proprie pretese.

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