Diritto e Fisco | Editoriale

Processo civile e processo penale: quali differenze

2 aprile 2018


Processo civile e processo penale: quali differenze

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2018



Scopo, procedure e poteri del giudice che distinguono il processo civile (e la procedura civile) dal processo penale (e la procedura penale). Nel primo si dirime una lite tra privati, nel secondo si accerta l’esistenza di un reato.

Non è spesso facile, per chi non è esperto di tribunali, comprendere la differenza tra un processo civile e un processo penale: una differenza che non si basa solo sul tipo di norme applicate (il diritto privato da un lato, quello penale dall’altro), ma anche sulla procedura. Difatti un processo penale funziona in modo diverso da quello civile, anche e soprattutto perché il primo ha come scopo l’accertamento della verità nell’interesse dello Stato e della collettività (interesse rappresentato dalla punizione dei criminali), mentre il secondo è volto solo a verificare l’esistenza di un diritto reclamato da un privato cittadino e quale, tra le due parti in causa, ha ragione. Dunque, gli strumenti e gli stessi poteri del giudice sono diversi. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di comprendere quindi, per linee generali, quali sono le differenze tra un processo civile e un processo penale.

Processo civile e processo penale: lo scopo

Scopo del processo civile è, quasi sempre, accertare se esiste un diritto “soggettivo”, ossia un diritto riconosciuto dalla legge a un privato e tutelabile presso qualsiasi tribunale. Ad esempio, la norma del codice civile secondo cui le distanze tra le costruzioni confinanti non possono essere poste a meno di tre metri dal confine garantisce al vicino il diritto soggettivo di chiedere la rimozione dell’opera illegittima; la norma che stabilisce l’obbligo di rispettare i contratti e gli accordi presi dà al creditore il diritto soggettivo di pretendere la prestazione o il pagamento di una somma di denaro. In un processo civile, dunque, si tutela sempre un interesse privato, quello del cittadino, nei confronti di un altro cittadino o della pubblica amministrazione [1].

Nel processo penale, invece, viene in gioco l’iniziativa dello Stato (e non più di un singolo privato) alla punizione del colpevole: lo scopo è infatti quello di accertare se è stato o meno commesso un reato e, subito dopo, infliggere la punizione al colpevole. L’interesse tutelato è quindi quello della collettività e non di un cittadino soltanto; ma, non potendo presentarsi in giudizio tutti gli italiani per ogni crimine commesso, a rappresentarli sarà un organo dello Stato: il pubblico ministero. Il Pm porta avanti l’accusa e, verificata la sussistenza delle prove di colpevolezza al termine delle indagini preliminari, si rivolge al giudice per chiedere – a seguito di un regolare processo – la condanna del responsabile.

Processo civile e processo penale: i poteri del giudice

Proprio questa differenza di finalità tra i due tipi di processo costituisce anche la giustificazione per cui, nel processo penale, il giudice ha più poteri nella ricerca delle prove. Ci spiegheremo meglio con un esempio.

Se, in un processo civile, una persona rivendica la proprietà di un bene ma dimentica di depositare l’atto di acquisto che proverebbe il suo diritto, il giudice non può suggerire all’avvocato di farlo né può chiederne l’acquisizione d’ufficio; il magistrato infatti si attiene solo alle prove presentate dalle parti, ponendosi in una posizione di equidistanza e imparzialità. Diversamente, un giudice, legato da rapporti di simpatia con un difensore o una parte, potrebbe aiutare quest’ultima, suggerendo le mosse necessarie a vincere la causa.

Questa regola viene chiamata principio dispositivo.

Invece, lo scopo del processo penale è – come abbiamo detto – l’accertamento della verità. Qui il giudice non si pone più in una situazione di indifferenza, ma persegue uno scopo ben preciso: accertare, a tutti i costi, se l’uomo “alla sbarra” è un criminale (e in tal caso infliggergli la punizione) o meno. Ecco perché il magistrato ha la possibilità di raccogliere prove d’ufficio, di sua iniziativa, possibilità che nel processo civile gli è preclusa. Questa regola viene chiamata principio accusatorio.

La seconda differenza relativa ai poteri del giudice sta nell’impulso da dare al processo. Spieghiamoci meglio. Nel processo civile, se le parti non si presentano in udienza, non richiedono prove o non fanno specifiche domande al giudice, questi non può portare avanti, di propria iniziativa, il giudizio, che così si chiuderà da sé per «inattività delle parti». Il processo civile si dice, infatti, «a impulso di parte».

Nel penale vale la regola inversa: è il giudice che porta avanti il processo al fine di verificare la verità dei fatti.

Processo civile e penale: la posizione delle parti

La posizione delle parti, nel processo civile, vede due o più soggetti tra loro in conflitto, ma posti in una posizione di equidistanza davanti al giudice.

Nel processo penale, invece, la vittima è rappresentata dal Pubblico Ministero che porta avanti l’accusa. Dall’altro lato c’è invece l’imputato.

Questo però non toglie che comunque la parte lesa non possa costituirsi anche nel processo penale, ma solo al fine di chiedere il risarcimento del danno. È ciò che si realizza con la costituzione di parte civile.

La costituzione, sia nel processo civile che in quello penale, deve avvenire solo tramite un avvocato (nel processo civile è consentita l’autodifesa solo nelle cause davanti al giudice di pace con valore fino a 1.100 euro).

Visto che scopo diretto del processo penale è infliggere la pena, la richiesta di risarcimento del danno, pur presentata nel processo penale attraverso la costituzione di parte civile, viene accolta limitatamente a una somma forfettaria chiamata «provvisionale», che è una sorta di anticipazione in attesa di una più attenta quantificazione. Questa quantificazione però la dovrà fare solo il giudice civile, in un altro processo, secondo le regole questa volta del processo civile stesso.

Processo civile e penale: la testimonianza

Un’altra grande differenza tra processo civile e processo penale sta nella possibilità delle parti di testimoniare. Nel processo civile, la testimonianza può essere resa solo da soggetti estranei alla causa; nessuna delle due parti può testimoniare in favore di sé stessa (potrebbe tutt’al più ammettere fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all’avversario nel corso di un interrogatorio). Così, ad esempio, se Tizio presta una somma a Caio e Caio non gliela restituisce, Tizio non potrà testimoniare davanti al giudice dicendo di avergli consegnato i soldi, ma dovrà valersi di una prova documentale o delle dichiarazioni di un altro soggetto (fosse anche il coniuge).

Invece, nel processo penale, la vittima può essere testimone di sé stessa e dei fatti narrati. Si pensi a una persona che subisca le minacce da parte di un’altra: riferendo cosa gli è stato detto (ad esempio «Ti ammazzo») potrà far condannare l’imputato. Tale possibilità di testimonianza non è invece consentita al colpevole il quale dovrà al contrario – come nel processo civile – valersi di testimonianze solo di terzi.

Questa regola, che potrebbe a prima vista apparire ingiusta (difatti ci si espone alle potenziali bugie degli altri) è giustificata dal seguente ragionamento: se non si ammettesse la vittima a testimoniare si avrebbe che molti reati che si consumano a “tu per tu” non potrebbero essere puniti (una violenza sessuale, una concussione, il racket non avvengono mai in pubblico ma sempre lontano da occhi indiscreti).

Processo civile e processo penale: il diritto applicato

Anche se potrebbe sembrare scontato, è meglio specificarlo ancora una volta. La differenza tra processo civile e processo penale è innanzitutto nelle norme che il giudice sarà chiamato ad applicare: nel primo caso quelle del diritto privato, che regolano i rapporti tra cittadini o tra cittadini e P.A.; nel secondo caso quelle del diritto penale. Per assurdo, davanti a un giudice civile non si potrà mai chiedere che venga punita una persona per aver ferito un’altra, ma tutt’al più si può chiedere il conseguente risarcimento del danno e il pagamento di una somma di denaro (che poi è lo scopo di gran parte dei processi civili). Allo stesso modo, in un giudizio penale non si può esigere il risarcimento del danno (se non nella misura della provvisionale di cui abbiamo prima parlato).

Questo non toglie che il giudice civile possa essere chiamato ad accertare l’esistenza di un reato, senza che prima si sia pronunciato il giudice penale, ma ciò solo ai fini del risarcimento. Facciamo un esempio. Un giornale pubblica un articolo diffamatorio contro una persona. Quest’ultima decide di far causa al direttore responsabile del quotidiano, ma poiché non gli interessa che questi venga punito ma intende solo ottenere un risarcimento, può rivolgersi direttamente al giudice civile. Quest’ultimo, una volta verificata la lesione del diritto soggettivo all’onore e alla reputazione, invece di applicare la sanzione prevista dalla norma di diritto penale, applicherà la regola del diritto civile che impone il risarcimento del danno ogni volta che viene commesso un atto illecito [2].

Processo civile e penale: la procedura

Infine, il processo civile e penale si distinguono per le forme, le cadenze, i termini e le attività stabilite dai due codici di procedura: quello di procedura civile per le cause civili e quello di procedura penale per le cause penali. In questo il processo civile è molto più rigoroso di quello penale, essendo caratterizzato da strette decadenze che iniziano a decorrere già dopo la notifica dell’atto di citazione.

La trattazione delle regole procedurali richiederebbe un articolo a sé, cosa che abbiamo già fatto nelle due guide:

Processo civile e penale: qual è più lungo?

Di norma i processi non durano mai qualche mese. Ci vuole sempre più di uno o due anni, a seconda dei casi. In questo il processo civile è sicuramente più lungo, specie quando ci sono numerose attività istruttorie da svolgere. Leggi sul punto: Come mai le cause civili durante tanto tempo?

note

[1] Di solito le cause tra privato e pubblica amministrazione devono svolgersi davanti al Tar, il Tribunale amministrativo Regionale, con le forme del processo amministrativo e non di quello civile. Esistono però delle eccezioni in tutti i casi in cui, ad esempio, vengono violati i diritti del lavoratore (cause di lavoro), del pensionato (cause di previdenza) o altri diritti fondamentali (cause di risarcimento del danno).

[2] Art. 2043 cod. civ.


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