Diritto e Fisco | Editoriale

Diritto soggettivo: cos’è?

2 aprile 2018


Diritto soggettivo: cos’è?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2018



Il diritto soggettivo è ciò che tutti chiamano diritto: esso dà il potere di far valere davanti a un giudice un proprio interesse ritenuto meritevole di tutela da una norma giuridica.

Quando, nel linguaggio di uso comune, usiamo la parola soggettivo intendiamo riferirci a qualcosa che è relativa, dipendente cioè dalla particolare condizione di una o più persone. Dire «è soggettivo» vuol dire che «dipende dal soggetto e da come questi percepisce» un determinato fatto. Quando però parliamo di diritto soggettivo si intende dire tutt’altra cosa: non significa cioè che il diritto è relativo (per quanti le contrastanti interpretazioni dei giudici porterebbero a pensarlo) ma che spetta solo al soggetto che ne è titolare e solo lui lo può far valere. Se Mario ha un diritto di credito nei confronti di Giovanni, solo Mario potrà chiamare in causa Giovanni e non anche la sua moglie, i suoi amici o i suoi futuri eredi. Dunque, il concetto di diritto soggettivo esprime una posizione giuridica che l’ordinamento riconosce, e tutela, in capo al suo titolare e che gli dà la possibilità di far valere davanti a un giudice. Ma procediamo con ordine e vediamo meglio cos’è il diritto soggettivo, come funziona e quali facoltà attribuisce al suo titolare.

Cos’è il diritto soggettivo?

Il diritto soggettivo è il potere, attribuito dalla legge a uno specifico soggetto, di far valere davanti al giudice un proprio interesse. Tale interesse viene riconosciuto prevalente su quelli delle altre persone da una norma già presente nell’ordinamento. Tale norma si chiama diritto oggettivo, perché è valida per tutti. Il diritto oggettivo è infatti l’insieme delle norme giuridiche in vigore, in un determinato momento storico, dallo Stato.

Ad esempio, è un diritto soggettivo quello del dipendente a vedersi riconosciute le ferie o il pagamento della retribuzione, quello del creditore a ottenere la prestazione per cui ha pagato il prezzo, quello del locatore a ricevere l’accredito dei canoni di affitto. Come si può ben vedere, tali esempi hanno un punto in comune: se il diritto viene leso, il relativo titolare può rivolgersi a un giudice e ottenere tutela. La tutela consiste nella condanna dell’altro soggetto.

Per essere molto pratici, quando un avvocato parla di diritto soggettivo si riferisce a ciò che la gente comune, più semplicemente, chiama diritto. «È mio diritto avere la pensione….», «è mio diritto essere pagato…», «è mio diritto non essere disturbato e molestato»; tutte tali frasi andrebbero in realtà completate nel seguente modo: «È mio diritto soggettivo ricevere la pensione….», «è mio diritto soggettivo ottenere il pagamento…», ecc.

Ogni volta che c’è un diritto soggettivo in capo a un soggetto c’è un correlativo obbligo o divieto in capo a un altro o a più soggetti. Ad esempio, a fronte del diritto di credito, c’è l’obbligo del debitore di pagare; a fronte del diritto di proprietà sulla casa, c’è il divieto di occupazione da parte degli estranei; a fronte del diritto del dipendente a svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza c’è il dovere del datore di lavoro di tutelare la sua integrità psicofisica. Non esiste quindi un diritto soggettivo senza una correlativa posizione di “soggezione” da parte di un altro soggetto. È proprio questa condizione di soggezione che consente di parlare di diritto soggettivo.

Condizione, pertanto, affinché esista un diritto soggettivo è che sia presente, nel diritto oggettivo, una norma che riconosca come meritevole di tutela un certo tipo di interesse.

Chi stabilisce i diritti?

I diritti possono essere previsti dalle leggi o dalla Costituzione. Le circolari interne, non essendo norme dell’ordinamento, non possono attribuire diritti ai cittadini. Facciamo un esempio. Immaginiamo che l’Agente della riscossione, con una propria circolare, imponga agli uffici territoriali di non procedere al fermo auto per debiti inferiori a mille euro. Se un contribuente dovesse ricevere ugualmente il fermo, non potrebbe andare dal giudice e vantare la lesione di un diritto soggettivo visto che questo non è previsto in alcuna norma giuridica.

Ecco alcuni esempi di diritti soggettivi stabiliti dalla Costituzione: il diritto a essere considerati tutti uguali davanti alla legge, a essere liberi di professare la propria regolazione, a non subire arbitrarie restrizioni della libertà personale, della libertà di riunione e della libertà di manifestare il proprio pensiero.

Ma i diritti soggettivi possono sorgere anche per accordo tra i privati. Ad esempio, con la firma di un contratto, un soggetto si obbliga e l’altro, automaticamente, acquisisce un diritto. Molto spesso i contratti sono a prestazioni corrispettive: significa che entrambi i soggetti sono titolari di un proprio diritto e di un correlativo dovere. Si pensi alla vendita dove: il venditore ha l’obbligo di trasferire la proprietà e il diritto di ricevere il prezzo, mentre l’acquirente ha l’obbligo di versare il prezzo e il diritto di ricevere il trasferimento della proprietà.

Come sono classificati i diritti soggettivi?

Si possono classificare i diritti in varie sottocaterogie:

Diritti pubblici e privati

  • Diritti pubblici sono quei diritti soggettivi che tutelano gli interessi del singolo nei confronti dello Stato e di altri enti pubblici. Rientrano in questa ampia categoria i diritti di libertà personale, i diritti politici, i diritti di riunione, di associazione e di manifestazione del pensiero;
  • Diritti privati sono quelli che tutelano gli interessi del singolo nei confronti di altri soggetti privati o anche nei confronti degli enti pubblici quando questi agiscono come privati. Vi rientrano il diritto di proprietà, i diritti di credito, i diritti di famiglia, ecc.

Diritti patrimoniali e non patrimoniali 

  • Diritti patrimoniali sono quelli di natura economica. Questi sono divisi in: a) diritti reali: sono quelli sulle cose e il loro nome deriva dalla parola latina res che significa appunto «cosa». L’esempio tipico è il diritto di proprietà; b) diritti di credito: sono quelli che danno al creditore la possibilità di pretendere dal debitore una prestazione determinata come dei soldi, l’esecuzione di un lavoro, il rilascio di un bene, ecc.;
  • Diritti non patrimoniali: hanno ad oggetto interessi di natura prevalentemente non economica. Sono i cosiddetti diritti della personalità come il diritto al nome, alla vita, all’integrità fisica, all’onore e i diritti di famiglia.

Diritti assoluti e relativi

  • Diritti assoluti sono quelli che garantiscono al titolare una protezione nei confronti di tutta la collettività. Ad esempio la proprietà o il diritto alla vita sono tutelati dalle ingerenze di qualsiasi altro cittadino. Il diritto assoluto viene garantito con un generico obbligo di astensione da parte della collettività: astensione dal porre in essere turbative o lesioni di qualsiasi tipo;
  • Diritti relativi sono quelli che possono essere fatti valere solo nei confronti di uno specifico soggetto o più di uno. L’esempio tipico è il diritto di credito: se una persona ti deve pagare 100 euro, le puoi chiedere solo a lui e non a un altro soggetto. Il diritto relativo viene garantito con un comportamento attivo del debitore (e non con un comportamento passivo, com invece per i diritti assoluti).

Diritti disponibili e indisponibili

  • Diritti indisponibili sono quelli che non possono essere trasferiti ad altri soggetti, gratuitamente o dietro pagamento. Per esempio il diritto alle ferie, il nome, il diritto di voto, il diritto alla vita, il diritto ai figli, ecc.. Si tratta, come evidente, dei diritti che tutelano i fondamentali valori umani e sociali;
  • Diritti disponibili sono invece quelli che possono essere trasferiti, donati, venduti o che possono essere oggetto di transazione. Ad esempio, i diritti di credito o il diritto di passaggio su una proprietà altrui.

Differenza tra diritto soggettivo e interesse legittimo

Se hai mai avuto una causa contro un ministero, lo Stato o qualsiasi altra pubblica amministrazione avrai certamente sentito dire, al tuo avvocato, la parola interesse legittimo, contrapponendola a quella di diritto soggettivo. Di cosa si tratta e qual è la differenza tra interesse legittimo e diritto soggettivo? Detto in parole molto povere, quando entrano in gioco interessi della collettività, come ad esempio quello di rendere pedonale un’area, assumere gli insegnanti di un liceo, concedere un appalto, disporre un esproprio per realizzare un’area di interesse sociale il diritto soggettivo del singolo viene compresso e degrada. Non si può infatti mettere sullo stesso piano l’interesse di una sola persona (o di poche) con quello di un’intera città, di una Regione o della nazione intera. Pertanto, nel bilanciamento tra i due interessi prevale quello pubblico. Questo però non significa che il singolo non possa agire contro l’amministrazione: egli può  per controllare che questa si sia comportata secondo legge, rispettando le regole. Ad esempio, se Mario viene escluso da una graduatoria illegittimamente il suo interesse ad essere reimmesso nella stessa corrisponde anche a quello collettivo di fare in modo che la P.A. scelga il migliore; pertanto Mario può agire contro lo Stato. La sua posizione si chiama quindi non già diritto soggettivo, ma interesse legittimo. L’interesse legittimo è infatti l’interesse del privato a che gli organi pubblici svolgano la loro funzione nel rispetto della legge. Mario non può sostenere però di avere diritto alla promozione o all’assunzione.

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