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Sono incinta e disoccupata: mi spetta qualcosa?

1 aprile 2018 | Autore:


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La lavoratrice che si ritrova priva di occupazione durante la gravidanza ha diritto all’indennità di maternità?

L’indennità di maternità, nella generalità dei casi, spetta se è in essere un valido rapporto di lavoro all’inizio del periodo di astensione per gravidanza, mentre non è normalmente richiesto un requisito minimo contributivo o di anzianità assicurativa. Ci sono però dei casi in cui alla lavoratrice incinta e disoccupata spetta qualcosa anche se il rapporto di lavoro è già cessato o sospeso: vediamo quali.

Lavoratrice incinta in cassa integrazione

Se la lavoratrice, all’inizio del periodo di astensione obbligatoria per maternità, periodo che normalmente va da 2 mesi prima del parto a 3 mesi dopo il parto, è sospesa per intervento della cassa integrazione, oppure per intervento di una diversa integrazione salariale, ha comunque diritto all’indennità di maternità: tra l’inizio della sospensione o dell’assenza e l’inizio della maternità non devono però essere trascorsi più di 60 giorni.

Se la sospensione ha una durata maggiore di 60 giorni, la lavoratrice ha diritto all’indennità di maternità se beneficia di un trattamento di cassa integrazione ordinaria o straordinaria.

Lavoratrice incinta in aspettativa non retribuita

Se la lavoratrice, all’inizio del periodo di astensione obbligatoria, è assente dal lavoro senza il diritto alla retribuzione, ad esempio perché si trova in aspettativa per motivi personali, ha diritto ugualmente all’indennità di maternità, purché tra l’inizio della sospensione o dell’assenza e l’inizio della maternità non siano trascorsi più di 60 giorni.

Quanto esposto vale anche per le altre assenze non retribuite, come lo sciopero.

Lavoratrice incinta e disoccupata

Se la lavoratrice in gravidanza risulta disoccupata all’inizio del periodo di astensione obbligatoria per maternità, la relativa indennità spetta, purché tra la data di inizio dello stato di disoccupazione e del periodo di astensione non siano decorsi più di 60 giorni.

Nel conteggio dei 60 giorni non vanno considerate le seguenti assenze:

  • malattia o infortunio sul lavoro, regolarmente accertati dall’Inail;
  • periodi di astensione facoltativa (congedo parentale) o di permesso per malattia del bambino a causa di una precedente maternità;
  • periodi di assenza richiesti per accudire un minore in affidamento;
  • periodi in cui la prestazione lavorativa non è effettuata in base alle previsioni del contratto part time di tipo verticale.

Lavoratrice incinta in disoccupazione

Tra la data di inizio dello stato di disoccupazione e del periodo di astensione per maternità possono trascorrere anche più di 60 giorni, se all’inizio dell’astensione obbligatoria la lavoratrice:

  • percepisce l’indennità di disoccupazione Naspi, che viene sostituita, quindi, dall’indennità di maternità;
  • non ha diritto all’indennità di disoccupazione in quanto occupata nell’ultimo biennio in attività non soggette all’obbligo di assicurazione per la disoccupazione: in questo caso, alla data d’inizio dell’astensione obbligatoria non devono essere trascorsi più di 180 giorni dalla data di risoluzione del rapporto, e devono risultare versati o dovuti nel biennio precedente almeno 26 contributi settimanali nell’assicurazione di maternità.

Le stesse regole valgono anche nel caso in cui la lavoratrice fruisca dell’indennità di mobilità, o abbia lavorato come apprendista.

Se l’interessata è una lavoratrice agricola a tempo determinato deve risultare iscritta, alla data di inizio dell’astensione, negli elenchi nominativi dell’anno precedente per almeno 51 giornate, oppure deve disporre di un certificato d’iscrizione d’urgenza nello stesso anno dell’evento, da cui risulti aver svolto 51 giornate prima dell’inizio dell’astensione obbligatoria per maternità. Questo requisito può essere raggiunto anche grazie alla totalizzazione comunitaria, cioè sommando i periodi svolti all’estero, in un Paese europeo, relativi a rapporti di lavoro agricolo a tempo determinato.

Lavoratrice in maternità licenziata

L’indennità di maternità viene riconosciuta anche quando, durante l’astensione obbligatoria per maternità, il rapporto di lavoro termina per una delle seguenti cause:

  • licenziamento per cessazione dell’attività aziendale;
  • ultimazione dell’attività lavorativa per la quale la lavoratrice è stata assunta;
  • scadenza del contratto di lavoro a termine;
  • licenziamento per giusta causa della lavoratrice.

Anticipazione della maternità per la lavoratrice disoccupata

Nei casi in cui si ha generalmente diritto all’astensione obbligatoria per maternità anticipata (ad esempio a causa di malattie che possono essere aggravate dalla gravidanza, o per gravi complicazioni della gravidanza stessa), l’indennità di maternità anticipata può essere concessa anche se non è in corso un rapporto di lavoro. In pratica, si può avere l’indennità di maternità anticipata, quando l’astensione anticipata non è necessariamente connessa con lo svolgimento della prestazione lavorativa.

L’indennità, però, è riconosciuta quando:

  • la complicazione o la malattia riguardano la lavoratrice in stato di disoccupazione;
  • l’interdizione dal lavoro viene richiesta dopo la scadenza del contratto di lavoro ed entro i successivi 60 giorni.

Se l’anticipazione dell’astensione è stata autorizzata con diversi provvedimenti non consecutivi, bisogna verificare, rispetto a tutti i provvedimenti e all’inizio dell’astensione obbligatoria regolare, che non siano trascorsi più di 60 giorni dalla data di sospensione o cessazione del rapporto di lavoro. Quando i 60 giorni risultano superati è ininfluente la circostanza che non siano trascorsi più di 60 giorni tra un provvedimento e l’altro di astensione anticipata.

Che cosa spetta alla lavoratrice incinta e disoccupata

L’indennità di maternità che spetta alla lavoratrice incinta e disoccupata, nei casi in cui ne abbia diritto, è pari all’indennità dovuta nella generalità dei casi. In particolare, l’indennità corrisposta dall’Inps per l’astensione obbligatoria è pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera (Rmg) moltiplicata per il numero delle giornate indennizzabili comprese nel periodo di astensione.

Per approfondire: Come si calcola l’indennità di maternità.

Si può chiedere l’indennità di maternità in ritardo

Se la lavoratrice disoccupata scopre in ritardo che avrebbe avuto diritto all’indennità di maternità, può comunque richiedere la prestazione entro un anno.

Lo stesso termine vale nel caso in cui l’indennità di maternità sia corrisposta direttamente dall’Inps con assegno e la lavoratrice non lo abbia riscosso. È fatto salvo l’effetto interruttivo della prescrizione da attribuire all’emissione del precedente assegno, che costituisce un riconoscimento di debito da parte dell’Inps.

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