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Lo sai che? Chi è il contraente debole?

Lo sai che? Pubblicato il 1 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 aprile 2018

La parità contrattuale non è concretamente sempre esistente quando si stipula un contratto, potendoci ben essere un contraente debole ed un contraente forte.

La stipulazione di un contratto, nella pratica quotidicana, oltre alle attività di stesura e preparazione prevede anche una serie di trattative fra le parti che si impegnano a porre in essere una determinata attività, e poi a rispettare quanto stabilito nel contratto stesso. A prescindere dalla tipologia contrattuale che impegna le parti contraenti, la disciplina del nostro sistema prevede che durante le fasi iniziali di una contrattazione le parti scelgano assieme il contenuto del contratto, modulandolo sulla base delle singole aspettative e necessità, possibilità economiche, esisgenze personali o professionali che di volta in volta hanno rilievo in relazione a quel contratto. A livello teorico, tutti i contraenti dovrebbero quindi poter dialogare per cercare un punto di incontro fra domanda e offerta, (in caso contrario le contrattazioni non avrebbero seguito) ponendosi in una posizione paritaria, dalla quale cercano comunque di ottenere i migliori risultati possibili in termini di vantaggi economici o in generale di condizioni contrattuali favorevoli. In realtà, nella pratica, non è proprio questa la situazione, in quanto in numerose ipotesi le parti non sono sullo stesso piano, ma anzi si verificano casi di manifesta disparità contrattuale, i quali comportano che uno dei contraenti abbia più potere sull’altro. Esistono infatti sia contraenti forti che contraenti deboli, e chiaramente questa differenziazione ha notevoli ripercussioni sul contratto stesso. Vediamo quindi in concreto cosa significa disparità contrattuale, e chi è il contraente debole.

Disparità contrattuale e poteri delle parti

Per comprendere appieno il significato e la posizione di colui che viene definito contraente debole, occorre avere ben chiaro cosa si intenda per potere contrattuale e per disparità contrattuale. Questi concetti in realtà non sono prerogativa assoluta dell’ambito legale – giuridico, in quanto sono abbastanza utilizzati anche nelle situazioni di ogni giorno. Per potere contrattuale si intende la forza contrattuale di una delle parti, cioè la concreta possibilità di poter influenzare e dirigere le negoziazioni nella direzione desiderata, dal punto di vista economico – finanziario o in relazione a particolari clausole presenti nel contratto. La forza contrattuale di una parte può emergere sia dalla sua stessa forma giuridica (istituto bancario rispetto alla cittadina, madre single e libero professionista con partita iva, richiedente un mutuo per un bilocale) che per quanto riguarda aspetti più concreti, come ad esempio le tempistiche temporali (la necessità di vendere in fretta un immobile di proprietà per saldare un debito pregresso può portare a scegliere di abbassare il prezzo anche laddove non lo si vorrebbe o non sarebbe possibile poterselo permettere). A seconda quindi della posizione che le parti rivestono nella singola contrattazione, possono identificarsi – non sempre, sia chiaro – posizioni soggettivamente più forti e altre più deboli. Chi è quindi il contraente debole?

Disparità contrattuale: chi è il contraente debole

Come abbiamo specificato, a seconda del contratto che si stia andando a stipulare, delle condizioni economiche di partenza dei contraenti e della rispettiva forza contrattuale ci possono essere numerose situazioni nelle quali le forze in gioco non sono pari, ma anzi sono sbilanciate maggiormente in favore di una delle due – o più, a seconda della tipologia contrattuale che si sta andando a sottoscrivere – parti contraenti. Di conseguenza, il contraente rimanente si troverà in una posizione di svantaggio rispetto al contraente con più potere contrattuale. La parte quindi che si trova a subire una disparità contrattuale è quella che viene identificata come contraente debole. Chiariamo tuttavia un aspetto, che per quanto scontato va rimarcato ugualmente. La distinzione contraente forrte e contraente debole non è un’etichetta evidente, con laquale le parti si identificano e riconoscono reciprocamente, e che quindi è manifesta e manifestata. Si tratta semplicemente di una consapevolezza, a volte anche solo unilaterale, derivante dal sapere di non poter far leva su particolari poteri contrattuali, o di aver pochi margini di movimento nella contrattazione e nelle trattative. Questo non significa che lo squilibrio fra le parti sia tale da creare situazioni di abusi di una parte nei confronti dell’altra, basati su questa distinzione di potere contrattuale. Al contrario, il nostro ordinamento contrasta con fermezza qualsiasi ipotesi di approfittamento di una parte nei confronti dell’altra, volta a garantirsi ingiusti ed ingiustificati svantaggi rispetto all’altra parte (si pensi, tra tutte, alla figura dell’abuso del diritto). Allo stesso modo, e a contrario, è inevitabile che una certa pressione, dal punto di vista delle condizoini che si possono ottenere e dell’effettiva forza negoziale del contraente debole ci siano, soprattutto in situazioni nelle quali per una delle due parti la stipula del contratto risulta essere imprescindibile e determinante per il raggiungimento di un deteminato obiettivo (personale e/o professionale) mentre per l’altra la singola situazione concreta non è al contrario imprescindibile, potendo contare su altre offerte o su altri contraenti. L’esempio è sempre quello cui accennavamo prima: laddove l’istituto bancario non ha particolari interessi alla concessione di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione, o per concedere un finanziamento per l’apertura di uno studio professionale, è chiaro che invece chi sta comprando casa o sta aprendo lo studio ha la necessità di ottenere quella deteminata somma di denaro.

Contratti di massa e contraente debole

Uno dei settori nei quali maggiormente si verificano ipotesi in cui uno dei due contraenti riveste una posizione decisamente debole è quello dei contratti di massa, ovvero quei contratti nei quali vengono predisposti unilateralmente dagli imprenditori e contengono una precisa regolamentazione del contenuto contrattuale. Gli esempi sono quelli più comuni e frequenti possibili, dalla sottoscrizione di un piano telefonico alla stipula della polizza assicurativa della propria autovettura, passando per il contratto di mutuo bancario con un istituto bancario per l’acquisto di un immobile, a fini abitativi o professionali. In tutti questi casi, la facoltà di scelta del cittadino è limitata alla decisione di sottoscrivere o meno il contratto, in quanto le condizioni contrattuali sono già state unilateralmente predisposte e stabilite dalla controparte, non lasciando quindi in sostanza margini di cambiamento, negoziazione o trattativa di alcun genere. Si tratta infatti di contratti standard, che sono predisposti per regolare con uniformità quel particolare settore e che definiscono obblighi, doveri e responsabilità dei contraenti, vincolanti nei confronti dei consumatori – fruitori di quel particolare bene o servizio offerto semplicemente attraverso la sottoscrizione o adesione al contratto stesso.

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Autore immagine: Pixabay.


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