Che significa? | Editoriale

L’accertamento del passivo

1 aprile 2018 | Autore:


> Che significa? Pubblicato il 1 aprile 2018



Il fallimento è la più nota delle procedure concorsuali che serve a fare sì che i creditori ottengano il pagamento di quanto loro dovuto, calcolando le componenti attive dell’impresa.

Il fallimento costituisce la principale risposta della legge al problema della crisi dell’impresa e dell’insolvenza commerciale e consiste in un sofisticato meccanismo, amministrativo e giudiziale, di attuazione della garanzia patrimoniale del debitore che non adempie ai propri obblighi. In materia si sente spesso parlare di passività; ma cosa si intende esattamente per accertamento del passivo?

Il fallimento

La disciplina del fallimento prevede che il soggetto passivo, ossia il soggetto sottoposto al procedimento, sia l’imprenditore che eserciti un’impresa commerciale, come espressamente indicato dalla legge mentre sono esonerati gli enti pubblici. In cosa consiste l’accertamento del passivo?

 Verifica del passivo

L’accertamento del passivo è una fase che prevede la verifica, da parte del curatore, dei crediti e dei diritti reali e personali sulle cose rinvenute nella disponibilità del fallito. I creditori, per potere partecipare al riparto devono ottenere il riconoscimento del loro credito all’interno della procedura fallimentare mediante la domanda di ammissione al passivo, con la quade si chiede appunto di ottenere un ruolo nell’ambito del riparto. La domanda di ammissione al passivo fallimentare deve essere proposta con ricorso presso la cancelleria del tribunale in cui è incardinata la procedura, nel termine di trenta giorni prima dell’udienza di stato passivo.

La domanda deve contenere l’indicazione della procedura alla quale si vuole partecipare, con tutti i dati relativi al creditore, la determinazione della somma che si intende insinuare, l’indicazione del titolo di prelazione o la presenza di un privilegio speciale, una sintetica esposizione dei fatti a supporto della domanda. Al ricorso devono essere allegati tutti i documenti a riprova dell’esistenza del credito. L’onere della prova circa la fondatezza del credito viene attribuita al creditore istante, pertanto, né il curatore né il giudice delegato possono sopperire alle carenze probatorie o documentali della parte interessata.

Il progetto di stato passivo

Il curatore fallimentare, in seguito al deposito delle domande di insinuazione, presso la cancelleria del tribunale, ha il compito di prenderne visione attentamente, predisponendo il progetto di stato passivo, che non è altro che uno stato passivo in forma ancora embrionale, distinguendo i creditori da chirografari, cioè non garantiti, e privilegiati, esprimendo parere positivo o negativo all’accoglimento della domanda. Il progetto di stato passivo dunque è un documento di estrema importanza in cui sono contenute le motivazioni relative alle singole istanze pervenute in cancelleria. Nel procedimento di accertamento del passivo il curatore assume una veste di terzietà, sia rispetto ai creditori che rispetto al fallito.

Udienza di stato passivo

Dopo avere predisposto il progetto di stato passivo, il curatore lo deposita in cancelleria almeno 15 giorni prima dell’udienza fissata per l’esame dello stesso e i creditori possono prenderne visione presentando anche osservazioni scritte e ulteriore documentazione. Durante l’udienza di esame il giudice delegato, analizzando le domande, decide in merito. In pratica, all’udienza di esame dello stato passivo intervengono, come parti processuali, tutti gli interessati, con facoltà di intervenire anche sulle posizioni altrui, qualora confliggenti con le proprie pretese. Il giudice, oltre a verificare il progetto e i documenti può disporre anche un’istruttoria, rispettando il principio del contradditorio, in maniera da chiarire alcuni punti poco evidenti.

Il giudice delegato, con decreto sinteticamente motivato, accoglie in tutto, o solo in parte, respinge o dichiara inammissibili le domande di insinuazione presentate dai creditori del fallito: il decreto giudiziale rende esecutivo lo stato passivo. Il curatore ha il compito di comunicare immediatamente a ciascun creditore l’esito della domanda, sia positivo che negativo, e l’avvenuto deposito di stato passivo presso la cancelleria.

Il decreto che rende esecutivo lo stato passivo può essere impugnato, con ricorso, nel termine di trenta giorni dalla comunicazione dagli esclusi e il procedimento si svolge in camera di consiglio. Il collegio giudicante provvede in via definitiva sull’opposizione con decreto motivato entro sessanta giorni dall’udienza.

Domande tardive

La legge stabilisce che sono considerate tardive le domande di ammissione al passivo di un credito, di restituzione o rivendicazione di beni mobili e immobili, depositate in cancelleria oltre il termine di trenta giorni prima dell’udienza fissata per la verifica e non oltre il termine di dodici mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo. Il procedimento di accertamento delle domande tardive segue l’iter predisposto dalla legge, come per quelle tempestive. Il giudice delegato fissa per l’esame delle domande tardive un’udienza ogni quattro mesi, a meno che non vi siano motivi di urgenza che richiedano un’anticipazione.

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