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Lo sai che? Legittima difesa: orari

Lo sai che? Pubblicato il 1 aprile 2018

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Legittima difesa notturna: cos’è? Quali sono gli orari della legittima difesa? Quando la difesa è legittima? Cos’è la proporzionalità tra offesa e difesa?

La legittima difesa è uno di quei temi giuridici sempre caldi: potremmo definirlo un vero e proprio evergreen. Cavallo di battaglia di molti politici, la legittima difesa infiamma gli spiriti di giuristi e normali cittadini, tutti interessati a trovare una soluzione al delicato equilibrio tra autotutela e incolumità dell’aggressore. Nel 2017, una proposta di legge ha cercato di modificare l’attuale norma sulla legittima difesa introducendo un elemento di novità: quello degli orari in cui sarebbe lecito sparare contro colui che si introduce nella dimora altrui. Alla luce di questa premessa, vediamo quali sono gli orari della legittima difesa.

Legittima difesa: cos’è?

La legittima difesa fa parte delle cause di giustificazione, cioè di quegli eventi che legittimano un comportamento che, altrimenti, costituirebbe reato. In parole povere, un fatto che normalmente sarebbe delittuoso (ad esempio, una lesione personale) viene giustificato (e, quindi, non punito), in presenza di una circostanza scusante (la ferita è stata inferta per difendersi da un’aggressione).

Esiste un unico articolo, nel codice penale italiano, che si occupa della legittima difesa. Questa disposizione dice che non è punibile chi ha commesso il fatto costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, purché la difesa sia proporzionata all’offesa [1]. Quanto appena detto è la definizione di legittima difesa. Già si può intuire come la norma non faccia alcun riferimento a orari specifici.

Prima di addentrarci negli orari della legittima difesa, cerchiamo di capire quando la difesa è legittima.

Legittima difesa: quando?

Perché la difesa possa essere realmente legittima è necessario che ricorrano alcuni presupposti. Sinteticamente, possono essere così riassunti:

  1. Necessità;
  2. Diritto proprio o altrui;
  3. Pericolo attuale;
  4. Offesa ingiusta;
  5. Non volontarietà del pericolo;
  6. Proporzionalità tra difesa e offesa.

Analizziamoli brevemente.

Legittima difesa: quando è necessaria?

Innanzitutto, per potersi parlare di legittima difesa occorre che chi agisce lo faccia perché costretto dalla necessità di salvaguardare un diritto, proprio o altrui. Si pensi a Tizio che ferisce Caio perché questo sta aggredendo Sempronio, figlio del primo.

La costrizione deve essere tale da non lasciare alternativa all’agente. Tornando all’esempio, la lesione è giustificata se Tizio non ha proprio altro modo di salvare Sempronio: in altre parole, non ha il tempo di chiamare le forze dell’ordine. La costrizione di cui parla la norma, quindi, fa riferimento all’impossibilità di trovare una valida alternativa, lecita o altrimenti meno dannosa possibile.

Secondo la Corte di Cassazione, la necessità di difendersi sussiste quando il soggetto si trova nell’alternativa tra reagire e subire, nel senso che non può sottrarsi al pericolo senza offendere l’aggressore. Quindi, la difesa è legittima se Tizio non solo non può chiamare i carabinieri, ma nemmeno avrebbe potuto semplicemente allontanare Caio, cioè non avrebbe potuto agire con un comportamento meno dannoso per l’aggressore [2]. In altre parole ancora, la reazione deve essere, nella circostanza, l’unica possibile, perché non sostituibile con altra meno dannosa, ugualmente idonea ad assumere la tutela del diritto aggredito [3].

Legittima difesa: cos’è il diritto proprio o altrui?

La legittima difesa si pone a protezione di un diritto proprio o altrui. Pertanto, il fatto deve essere commesso per tutelare un bene giuridicamente rilevante. Il bene protetto non deve necessariamente essere quello dell’incolumità personale, potendolo essere anche uno meramente economico. In questo caso, però, non ci si potrà spingere fino a mettere in pericolo la vita dell’aggressore, perché la difesa del patrimonio mai può giustificare un delitto di sangue.

Legittima difesa: cos’è il pericolo attuale?

Si potrà parlare di legittima difesa solamente se essa sia realizzata per difendersi da un pericolo attuale. Significa che il pericolo dal quale ci si intende proteggere deve essere incombente: presente, non passato. Di conseguenza, nel classico esempio di Tizio che spara a Caio mentre sta scappando con la refurtiva, Tizio non verrà giustificato, ma risponderà penalmente della sua azione (lesione personale od omicidio).

La reazione ad un’aggressione ingiusta è legittima quando l’offesa non può essere neutralizzata tempestivamente se non intervenendo.

Legittima difesa: quando l’offesa è ingiusta?

Continuando nella ricostruzione dell’istituto in commento, la difesa è legittima quando si è costretti a proteggere un diritto dal pericolo di un’offesa ingiusta. In poche parole, questo significa che la reazione al comportamento altrui è giustificata solamente se la condotta dalla quale ci si difende è condannata dall’ordinamento italiano.

Pertanto, se Tizio spintona Caio procurandogli lesioni soltanto perché questi stava cercando di recuperare dalle mani del primo un prezioso anello che gli apparteneva e che gli era stato ingiustamente sottratto, Tizio non potrà accampare la scusa della legittima difesa in quanto Caio cercava semplicemente di riprendersi quanto era suo.

Legittima difesa: cos’è la non volontarietà del pericolo?

La difesa è legittima quando il pericolo dal quale l’aggredito intende difendersi non sia da lui causato. Secondo la giurisprudenza, non è invocabile la legittima difesa da parte di colui che accetti una sfida o si ponga volontariamente in una situazione di pericolo dalla quale è prevedibile o è ragionevole attendersi che derivi la necessità di difendersi dall’altrui aggressione [4].

Esempio: Tizio offende spudoratamente e picchia in pubblico Caio, persona notoriamente vendicativa; Caio decide di farsi giustizia da sé e di “restituire” a Tizio l’offesa patita. Tizio non potrà uccidere Caio ed essere giustificato, perché la reazione di Caio era prevedibile e causata dalla condotta di Tizio stesso.

Allo stesso modo, non potrà essere invocata la scriminante della difesa legittima se entrambe le parti sono reciproci contendenti (Tizio e Caio si aggrediscono vicendevolmente allo stesso tempo) [5]. Lo stesso dicasi nel caso di rissa: sussiste, di norma, inconciliabilità tra la partecipazione alla colluttazione e la legittima difesa, potendo quest’ultima essere invocata solo da chi sia stato coinvolto nella contesa contro il suo volere [6].

Legittima difesa: cos’è la proporzionalità tra difesa ed offesa?

La difesa è legittima soltanto quando, oltre al ricorrere di tutti i requisiti sopra analizzati, sia proporzionata all’offesa. La proporzionalità deve riguardare i diritti in gioco, cioè i beni che sono coinvolti nell’aggressione. Se Caio svaligia la casa di Tizio, quest’ultimo non è legittimato a ferirlo o ad ucciderlo, anche se brandissero la stessa arma, perché il bene giuridico aggredito da Caio (il patrimonio di Tizio) è meno importante, nella scala dei valori costituzionali, del bene giuridico che aggredirebbe Tizio difendendosi (cioè l’incolumità fisica o la vita stessa di Caio).

Sebbene in teoria sia semplice soppesare i beni giuridici in conflitto, nella pratica non è sempre così. Ad esempio, la Corte di Cassazione ha escluso la legittima difesa nel caso dell’aggredito dotato di grande prestanza fisica che, pur avendo la possibilità di immobilizzare l’aggressore, aveva reagito asportandogli con un morso parte della palpebra di un occhio, con conseguente sfregio permanente al viso e indebolimento dell’organo della vista [7].

Legittima difesa domiciliare: cos’è?

Una legge del 2006 [8] ha introdotto un ulteriore comma alla legittima difesa come appena spiegata. Questa nuova disposizione si occupa della legittima difesa nel caso di violazione di domicilio. Secondo la legge, nei casi di violazione di domicilio [9] la proporzionalità di cui abbiamo appena parlato si presume quando, chi si trova legittimamente in quel luogo, utilizza un’arma (legalmente detenuta) per difendere l’incolumità propria o altrui, ovvero per difendere i propri o gli altrui beni, se vi è pericolo di aggressione.

In altre parole, si è stabilita per legge la proporzionalità, nel caso di violazione del domicilio, da parte dell’aggressore a cui si contrappone, per salvaguardare la propria incolumità o i propri beni, l’uso di un’arma legittimamente detenuta [10].

Detto ancora diversamente, mentre nella legittima difesa classica, cioè quella al di fuori delle mura private, il giudice, nello stabilire se il comportamento sia scusato o meno, deve verificare, tra le altre cose, che tra difesa e offesa ci sia proporzione (nei termini sopra detti), nel caso di difesa domiciliare la proporzionalità suddetta non deve essere accertata perché, appunto, si presume, cioè si ritiene esistente.

Nello specifico, perché operi questo meccanismo, è necessario che chi si è introdotto illegittimamente nel domicilio:

  1. minacci l’incolumità degli altri;
  2. minacci il patrimonio altrui, quando non vi è desistenza e v’è pericolo di aggressione.

Per un maggiore approfondimento su questo tema, si rinvia alla lettura degli articoli Quando è legittima difesa e Quando c’è eccesso di legittima difesa.

Legittima difesa: quali orari?

Dopo aver delimitato i contorni della legittima difesa, passiamo ora all’argomento centrale dell’articolo, sintetizzabile in questa domanda: quali sono gli orari della legittima difesa? Rispondiamo subito: la legittima difesa non ha orari. Questo significa che la vittima di un’aggressione potrà sempre difendersi, di giorno come di notte, al ricorrere di tutti gli elementi che abbiamo analizzato nei paragrafi precedenti.

Il problema degli orari della legittima difesa è sorto a seguito di una proposta di legge che, nella primavera del 2017, ha scosso le aule parlamentari e, soprattutto, l’opinione pubblica.

La proposta (approvata solamente alla Camera dei deputati) prevedeva una modifica dell’articolo sulla legittima difesa: grazie a questo ritocco, sarebbe stata sempre lecita la reazione, anche armata, nel caso di aggressioni avvenute in tempo di notte, quando vi è concreto pericolo per la vita, l’integrità fisica, la libertà personale o sessuale della vittima.

In soldoni, la proposta di legge allargava i confini della difesa legittima, estendendo la liceità dell’utilizzo delle armi in caso di aggressione notturna.

Legittima difesa: c’è un orario?

La proposta di legge, però, non è mai stata approvata dall’intero Parlamento: pertanto, resta la legittima difesa così come l’abbiamo spiegata precedentemente.

D’altronde, anche se la modifica fosse stata definitivamente approvata, la norma non avrebbe previsto con certezza gli orari della legittima difesa. In altre parole, il testo avrebbe fatto riferimento solamente ad aggressioni notturne, lasciando campo libero alle diverse interpretazioni dei giudici. Ad esempio, è noto che in inverno il buio sopraggiunga prima: in questo caso, un’aggressione domestica effettuata alle ore diciannove sarebbe rientrata nella nuova legittima difesa notturna?

La legittima difesa, dunque, sarebbe rimasta comunque senza orari, con il rischio di una notevole difformità di giudizi tra un caso e l’altro. Pertanto, una difesa legittima “dal tramonto all’alba” (citando un noto film) avrebbe destato non pichi problemi applicativi.

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 4194/1985 del 07.05.1985.

[3] Cass., sent. n. 2554/1996 del 07.03.1996.

[4] Cass., sent. n. 48742013 del 31.01.2013.

[5] Cass., sent. n. 31633/2008 del 29.07.2008.

[6] Cass., sent. n. 6812/1978 del 30.05.1978.

[7] Cass., sent. n. 1555/1979 del 09.02.1979.

[8] L. n. 59/2006 del 13.02.2006.

[9] Art. 614 cod. pen.

[10] Cass., sent. n. 25339/2006 del 21.07.2006.

Autore immagine: Pixabay.com


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