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Manipolazione psicologica: è reato?

1 aprile 2018 | Autore:


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Cos’è il reato di plagio? Quando si ha manipolazione mentale? La soggezione psicologica è punibile penalmente?

Una violenza può essere di tanti tipi: fisica, verbale, morale, psicologica. La violenza psicologica, in particolare, è molto insidiosa perché avviene in maniera subdola, ingannevole, a volte addirittura all’insaputa della stessa vittima, la quale si accorge solamente dopo molto tempo di essere stata oggetto dei soprusi altrui. Con questo articolo cercheremo di capire se esiste il reato di manipolazione psicologica e cosa fare per difendersi.

Plagio: cos’è?

Per comprendere se la manipolazione psicologica è reato non si può non parlare del plagio. Il codice penale italiano prevedeva la reclusione da cinque a quindici anni (!) per chi sottoponeva una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione [1].

Il reato intendeva tutelare la libertà individuale delle persone ed era inserito nella stessa sezione dedicata a delitti molto gravi come la riduzione fisica in schiavitù o in servitù. L’intento del legislatore era chiaro: una persona può essere “sottoposta” ad un’altra non solo fisicamente, ma anche mentalmente, cioè psicologicamente.

La Corte Costituzionale, però, nel 1981, ha dichiarato illegittimo il reato in quanto i suoi contorni non erano definibili in modo netto. Nel diritto penale, infatti, vige il principio secondo cui ogni norma incriminatrice deve essere chiara e precisa: in altre parole, determinata.

Secondo la Corte Costituzionale, invece, il reato di plagio non era riconducibile in condotte certe: anche da un rapporto amoroso sarebbe potuto derivare uno stato di soggezione, così come dall’adesione cieca e incondizionata ad una religione o a un’ideologia. Pertanto, non essendo certa né la condotta del plagio né i criteri per poterlo identificare, il giudice delle leggi ne decretò l’illegittimità costituzionale.

Manipolazione psicologica: cos’è?

Tanto premesso, cerchiamo di capire cos’è la manipolazione psicologica. Sicuramente, essa è riconducibile al plagio che, un tempo, costituiva reato. Più volte, in Italia, si è cercato di reintrodurre questo tipo di delitto, cercando di specificarne la fattispecie in maniera dettagliata.

Nella manipolazione psicologica possiamo fa rientrare tutte quelle tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione, praticate con mezzi materiali o psicologici, finalizzate a porre un’altra persona in uno stato di soggezione che escluda o limiti la libertà di autodeterminazione della vittima [2].

La manipolazione psicologica può essere attuata sia mediante pressioni di tipo psichico o mentale (minacce, suggestioni, indottrinamenti) che attraverso strumenti materiali (ad esempio, si pensi alla classica ipnosi ottenuta con l’oscillazione di un pendolo).

La manipolazione psicologica ha come obiettivo quello di sottomettere una persona all’autorità di un’altra. Così facendo, l’autore della manipolazione schiavizza il manipolato, rendendolo in tutto e per tutto dipendente dai suoi desideri.

Manipolazione psicologica: è reato?

Quando la manipolazione psicologica diventa reato? Evidentemente, quando la volontà della vittima è completamente annientata da quella del manipolatore. In questi casi, la persona offesa si trova costretta a fare, tollerare od omettere qualche cosa; praticamente, la condotta tipica sanzionata dal reato di violenza privata [3].

La manipolazione psicologica, però, può essere punita a titolo di violenza privata solamente quando la vittima debba subire la prepotenza del reo a causa della violenza fisica o delle minacce di quest’ultimo. In particolar modo, le minacce consistono nella prospettazione di un male ingiusto che la vittima patirà se non ubbidirà agli ordini dell’autore. La minaccia può essere esplicita (cioè, quando espressa verbalmente) oppure implicita, cioè desumibile da fatti o comportamenti concreti del colpevole (si pensi a chi si avvicini ad una persona mostrando, ma non utilizzando, la pistola custodita nella fondina).

Secondo la giurisprudenza, la minaccia si concretizza in qualsiasi comportamento o atteggiamento idoneo ad incutere timore e a suscitare la preoccupazione di un danno ingiusto [4].

Manipolazione psicologica: se commessa in famiglia?

La legge italiana, quindi, pur non prevedendo più il reato di plagio, sanziona anche la manipolazione psicologica quando presenta gli estremi della violenza privata (per un maggiore approfondimento sul tema della violenza psicologica in generale si rinvia alla lettura di questo articolo).

Quando questa condotta avviene contro un familiare, può scattare il reato di maltrattamenti in famiglia. Il codice penale punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione personale grave, gravissima o, addirittura, la morte della vittima [5].

Questa fattispecie di reato è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [6]. Se la sofferenza si tramuta in una soggezione psicologica totale, potrebbero allora integrarsi gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia.

note

[1] Art. 603 cod. pen., dichiarato incostituzionale dalla Corte Cost., sent. n. 96/1981 del 08.06.1981.

[2] Definizione tratta dal disegno di legge del 04.03.2005.

[3] Art. 610 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 7214/2006 del 27.02.2006.

[5] Art. 572 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 8396/1996 del 12.09.1996.

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