Diritto e Fisco | Editoriale

Persona plagiata: cosa fare?

2 Aprile 2018 | Autore:


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Cos’è il plagio? Cosa fare in caso di manipolazione psicologica? La persona plagiata può denunciare?

Quando si parla di plagio, la prima cosa a cui si pensa è la violazione del diritto di autore. Commette plagio, infatti, chi si appropria indebitamente di un’opera altrui protetta da copyright. Il plagio, però, può significare anche un’altra cosa: nel diritto romano, questo termine veniva riferito alla condotta di chi riduceva un uomo libero in condizione di schiavitù. A lungo il nostro codice penale ha previsto e punito il reato di plagio. Come si vedrà, però, le cose sono cambiate e oggi è difficile capire cosa fare in caso di persona plagiata. Approfondiamo questo delicato argomento.

Plagio: cos’è?

Cosa fare quando una persona è plagiata? In passato, non ci sarebbero stati problemi: il codice penale prevedeva la reclusione da cinque a quindici anni per chi sottoponeva una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione [1].

Il reato intendeva tutelare la libertà individuale delle persone ed era inserito nella stessa sezione dedicata a delitti molto gravi come la riduzione fisica in schiavitù o in servitù. L’intento del legislatore era chiaro: una persona può essere “sottoposta” ad un’altra non solo fisicamente, ma anche mentalmente, cioè psicologicamente.

Nel 1981, però, avvenne la svolta: la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo il reato di plagio in quanto i suoi contorni non erano definibili in modo netto. Nel diritto penale, infatti, vige il principio secondo cui ogni norma incriminatrice deve essere chiara e precisa: in altre parole, determinata.

Secondo la Corte Costituzionale, invece, il reato di plagio non era riconducibile in condotte certe: anche da un rapporto amoroso sarebbe potuto derivare uno stato di soggezione, così come dall’adesione cieca e incondizionata ad una religione o a un’ideologia. Si sarebbe potuto condannare un fidanzato per il solo fatto di ricevere la devozione totale della compagna?

Non essendo certa né la condotta del plagio né i criteri per poterlo identificare, il giudice delle leggi ne decretò l’illegittimità costituzionale, con conseguente eliminazione del reato di plagio dall’ordinamento italiano.

Persona plagiata: è reato?

Tanto premesso, cerchiamo di capire se una persona plagiata è vittima di un reato oppure no. Sicuramente, la sua condizione sarebbe stata riconducibile al plagio che, un tempo, costituiva reato.

In effetti, a ben vedere, la persona plagiata può essere stata vittima di violenza. La violenza non è solo fisica, potendo concretizzarsi in tanti modi diversi: esiste quella verbale, morale, psicologica. La violenza psicologica, in particolare, è molto insidiosa perché avviene in maniera subdola, ingannevole, a volte addirittura all’insaputa della stessa vittima, la quale si accorge solamente dopo molto tempo di essere stata oggetto dei soprusi altrui (per un maggiore approfondimento sul tema della violenza psicologica si rinvia alla lettura di questo articolo https://www.laleggepertutti.it/192613_vittima-di-violenza-psicologica-che-fare.

La persna plagiata, quindi, potrebbe essere vittima di tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione, praticate con mezzi materiali o psicologici, finalizzate a porre la vittima in uno stato di soggezione che escluda o limiti la sua libertà di autodeterminazione [2].

Si pensi alle pressioni di tipo psichico o mentale (minacce, suggestioni, indottrinamenti) che quotidianamente deve subire chi vive in una situazione familiare disagiata. Oppure, si immagini una persona che, profondamente depressa a causa di un lutto o di una perdita, si affida ad un “mago” che, attraverso strumenti materiali (ad esempio, alla classica ipnosi ottenuta con l’oscillazione di un pendolo), riesce a porre in uno stato di totale soggezione la vittima.

Persona plagiata: quale reato?

Quando la volontà della persona plagiata è completamente annientata e si trova costretta a fare, tollerare od omettere qualche cosa, si potrebbe ipotizzare il reato di violenza privata [3].

Il plagio di una persona, però, può essere punito a titolo di violenza privata solamente quando la vittima debba subire la prepotenza del reo a causa della violenza fisica o delle minacce di quest’ultimo. In particolar modo, le minacce consistono nella prospettazione di un male ingiusto che la vittima patirà se non ubbidirà agli ordini dell’autore. La minaccia può essere esplicita (cioè, quando espressa verbalmente) oppure implicita, cioè desumibile da fatti o comportamenti concreti del colpevole (si pensi a chi si avvicini ad una persona mostrando, ma non utilizzando, la pistola custodita nella fondina).

Secondo la giurisprudenza, la minaccia si concretizza in qualsiasi comportamento o atteggiamento idoneo ad incutere timore e a suscitare la preoccupazione di un danno ingiusto [4].

Quando questa condotta avviene contro un familiare, può scattare il diverso reato di maltrattamenti in famiglia. Il codice penale punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque maltratta una persona della famiglia o comunque convivente. La pena è aumentata se dal fatto deriva una lesione personale grave, gravissima o, addirittura, la morte della vittima [5].

Questa fattispecie di reato è applicabile anche a chi causi un dolore psichico o una manipolazione psicologica, purché la vittima sia convivente. Secondo la giurisprudenza, infatti, nei maltrattamenti non rientrano soltanto le percosse, le lesioni, le ingiurie, le minacce, ma anche gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità, idonei a causare sofferenze morali [6]. Se la sofferenza si tramuta in una soggezione psicologica totale, potrebbero allora integrarsi gli estremi del reato di maltrattamenti in famiglia.

Non è da escludere, infine, il reato di stalking: se le vessazioni sono continue e ripetute, fino ad ingenerare uno stato di preoccupante ansia oppure ad obbligare la vittima a modificare il proprio stile di vita, è possibile che si integri anche il delitto di atti persecutori (cioè, di stalking) [7].

Persona plagiata: cosa fare?

Possiamo ora rispondere alla domanda posta nel titolo di questo articolo: «Persona plagiata: cosa fare?». Se ricorrono le condotte sopra indicate, e cioè una serie di comportamenti, come minacce e soprusi, ripetuti nel tempo e volti ad annichilire (cioè, ad annientare) la volontà altrui, si potrebbe incorrere nei reati di violenza privata, di maltrattamenti o di stalking.

In queste circostanze, quindi, la persona offesa deve immediatamente sporgere denuncia/querela presso le autorità competenti (carabinieri, polizia, ecc.). Poiché i reati citati sono procedibili d’ufficio (tranne lo stalking, almeno nella sua forma non aggravata), non occorre che la denuncia sia sporta dalla persona offesa: quest’ultima, infatti, potrebbe trovarsi in uno stato di tale prostrazione da non essere nemmeno in grado di comprendere il danno che sta subendo.

Anche un familiare o un amico, quindi, può denunciare l’accaduto. Le autorità interverranno per porre fine alla schiavitù patita dalla vittima, offrendo anche sostegno psicologico a chi ha dovuto subire a lungo la prepotente volontà altrui.

note

[1] Art. 603 cod. pen., dichiarato incostituzionale dalla Corte Cost., sent. n. 96/1981 del 08.06.1981.

[2] Definizione tratta dal disegno di legge del 04.03.2005.

[3] Art. 610 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 7214/2006 del 27.02.2006.

[5] Art. 572 cod. pen.

[6] Cass., sent. n. 8396/1996 del 12.09.1996.

[7] Art. 612-bis cod. pen.

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