Diritto e Fisco | Editoriale

Cos’è il diritto di proprietà

2 aprile 2018


Cos’è il diritto di proprietà

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2018



Definizione e limiti del concetto di proprietà tra costituzione e codice civile: la proprietà è il diritto reale più ampio.

Tutti sappiamo cos’è la proprietà. Eppure, se fossimo chiamati a darne una definizione completa, ci troveremmo spiazzati. Si può dire, ad esempio, che la proprietà è ciò che dà diritto, al relativo titolare, di fare ciò che vuole con la propria cosa (definizione che esalta i poteri del titolare). O che altro non è che un diritto che viene riconosciuto a seguito di un acquisto, una donazione o un’eredità (definizione che evidenzia di più l’aspetto generico e formale). Si può dire che la proprietà è ciò che distingue le cose di una persona da quelle di un’altra (definizione che, invece, attiene più ai rapporti sociali). Qualcuno che sta studiando legge potrebbe definire la proprietà come il diritto che può essere fatto valere nei confronti di tutti, senza condizioni, e che riceve tutela davanti al giudice. Insomma, ci sono tanti modi per dire cos’è il diritto di proprietà eppure nessuno di questi è esaustivo.

La ragione di questa difficoltà contiene proprio la spiegazione del concetto di proprietà: si tratta del diritto più ampio che esiste, quello cioè che incontra meno limiti se non il rispetto della proprietà altrui. «Quella cosa è mia e ne faccio quello che mi pare! Con le cose proprie ciascuno può fare tutto quello che vuole»: ecco, se volessimo sintetizzare il nucleo del concetto di proprietà potremmo richiamare il capriccio di un bambino che non vuole cedere i propri giocattoli agli amici.

Cerchiamo però, da un punto di vista più tecnico e giuridico, di comprendere cos’è il diritto di proprietà e quali sono tutti gli aspetti ad esso collegati.

Con la proprietà si può fare ciò che si vuole?

Iniziamo subito a scardinare la convinzione da cui siamo partiti: il proprietario può fare ciò che vuole del proprio bene. Non è così. Tutto dipende dal tipo di bene. Ad esempio, se c’è massima libertà per un orologio, un libro, un vestito (ad esempio sono libero di strappare un abito che non metto più e non sono invece costretto a darlo in beneficenza), non è lo stesso per altri beni come ad esempio terreni, fabbriche o automobili (non posso incendiare un’auto che ritengo ormai vecchia, né posso allagare un terreno che non voglio coltivare).

Seppur il diritto di proprietà trova riconoscimento nella Costituzione, esso non può mai essere esercitato in contrasto con l’interesse pubblico. Ad esempio, esistono norme che vietano l’edificabilità di alcuni terreni, il disboscamento di aree, ecc. Il proprietario di una fabbrica non può inquinare l’ambiente intorno a sé e deve rispettare comunque la sicurezza sul lavoro. L’automobilista non può violare i limiti di velocità o camminare sui marciapiedi. Il proprietario di un appartamento non può rompere le travi portanti che potrebbero pregiudicare la stabilità del palazzo.

Insomma i poteri del proprietario variano in funzione dei limiti e degli obblighi imposti dalla legge. Il che richiama quella massima di esperienza – che poi è alla base di ogni Stato democratico – secondo cui i diritti di una persona terminano dove iniziano i diritti altrui.

Il diritto di proprietà: cosa dice la Costituzione?

Abbiamo detto che il diritto di proprietà trova il suo primo riconoscimento nella Costituzione dove si legge [1]:

«La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurare la funzione sociale…».

Ecco quindi che appare il primo e più importante limite della proprietà: la funzione sociale. Ma cosa significa? In pratica, questo vuol dire che se Mario ha un terreno deve necessariamente utilizzarlo per il bene di tutti e non per il proprio? È costretto, ad esempio, a coltivarlo o può anche lasciarlo abbandonato? Se Antonio ha una casa, lo Stato gliela potrebbe espropriare per il bene dei senzatetto? In verità, il concetto di «funzione sociale» è estremamente vario, ma non è così penetrante come potrebbe sembrare a prima vista. Semplificando al massimo i termini del discorso, si può dire che assicurare la funzione sociale della proprietà significa porre dei vincoli a chi utilizza i propri beni creando dei danni alla collettività. Ad esempio, il potere di edificare sul proprio fondo, pur comportando un beneficio al proprietario, potrebbe essere dannoso per la cittadinanza se l’area si trova in una zona con determinati vincoli urbanistici. L’interesse collettivo deve essere sempre preferito a quello del singolo, ma senza troppo limitare quest’ultimo: la stessa espropriazione per il bene generale può avvenire ad esempio salvo indennizzo congruo.

Il diritto di proprietà: cosa dice il codice civile?

La proprietà viene definita un diritto reale ossia un diritto su una cosa (il termine «reale» deriva dal latino res che significa appunto cosa).

Anche il codice civile contiene una definizione del diritto di proprietà ma piuttosto generica, a testimonianza di come anche lo stesso legislatore trovi difficoltoso definire tale concetto. Il codice dice [2]: «Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo, entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico».

Da ciò si evincono alcuni elementi essenziali della proprietà.

Il primo è l’oggetto. Oggetto del diritto di proprietà sono le cose e gli animali (non quindi le persone, come ad esempio i figli). Può trattarsi di beni mobili o immobili. Alcuni restano esclusi come ad esempio quelli del demanio pubblico (spiagge, fiumi, laghi, ecc.) che non possono essere oggetto di appropriazione privata. I beni persi dai titolari non sono di proprietà di chi li ritrova se non dopo un anno e previa consegna all’ufficio oggetti smarriti del Comune.

Il secondo elemento è il contenuto. Contenuto del diritto di proprietà è il potere di «godere e disporre delle cose». Ma cosa significa concretamente? Vediamolo nel dettaglio:

  • «Godere» significa usare il bene e trarne ogni possibile utilità. Rientra nel concetto di «godere» anche il «non godere» ossia il non utilizzare il proprio bene. Nessuno può essere espropriato se non usa ciò che è suo (salvo che, nel frattempo, lo utilizzi un’altra persona, cosa che potrebbe far scattare l’usucapione). Il diritto di proprietà è imprescrittibile, mentre gli altri diritti reali si prescrivono per non uso; è illimitato, mentre tutti gli altri diritti reali (v. usufrutto, servitù di passaggio, ecc.) sono limitati in quanto presentano solo alcune delle facoltà proprie del diritto di proprietà.
  • «Disporre» invece significa diritto di compiere atti di cessione, cioè quell’attività negoziale che incide sull’«appartenenza» del bene ad un soggetto. Rientra in questo potere la facoltà di vendere, donare, concedere ipoteche, cointestare, dare in godimento a terzi con comodato o affitto, ecc.
  • «In modo pieno ed esclusivo»: vuol dire poter usare la cosa nel modo più ampio e poter escludere gli altri dal godimento della stessa, ma pur sempre…
  • «nei limiti previsti dall’ordinamento giuridico»: è lo stesso concetto richiamato dalla Costituzione, ossia l’utilità sociale, che è quella indicata di volta in volta dalle leggi.

Come fare a sapere chi è il proprietario di una cosa?

È possibile conoscere a chi appartiene un particolare bene solo quando si parla di immobili, di auto, di moto o di barche. Per questi esistono dei registri pubblici. Invece non è così per i beni mobili: in tal caso basta il possesso per presumere la proprietà. Chi cioè utilizza un libro come se fosse proprio, sottolineandolo e stropicciandolo, esercita il possesso e, pertanto, si presume esserne proprietario.

Come tutelare la proprietà 

Ci sono diversi modi per tutelare la proprietà in tribunale: il primo è contro le rivendicazioni altrui (si pensi al caso del vicino di casa che afferma che una fetta del terreno confinante è propria); la seconda è contro le turbative altrui (si pensi al caso di un estraneo che materialmente si appropria di un casolare di campagna e ci va a vivere abusivamente). In tutti questi casi è necessario ricorrere sempre al tribunale, competente su tutti i diritti reali immobiliari.

note

[1] Art. 42 Cost.

[2] Art. 832 cod. civ.

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