Diritto e Fisco | Editoriale

Polizza vita: i creditori possono pignorare la rendita?

2 aprile 2018


Polizza vita: i creditori possono pignorare la rendita?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2018



Si può accettare una polizza vita in proprio favore da una persona morta e, nello stesso tempo, rinunciare all’eredità e non rispondere dei debiti lasciati dal de cuius?

Tuo padre ha stipulato una polizza vita. Ora la sua età e lo stato di salute precario ti fanno temere che possa morire a breve. Avendo però esercitato un’attività commerciale ha lasciato numerosi debiti, molti dei quali con il fisco. Ci sono cartelle di pagamento lasciate nel cassetto e mai onorate. Nessun creditore però è mai riuscito a pignorargli qualcosa visto che la sua pensione è al di sotto del minimo e il capitale versato periodicamente nelle polizze vita non può essere pignorato per legge. Così ti chiedi cosa potrebbe succederti nell’ipotesi in cui, decedendo il genitore, decidessi di rinunciare all’eredità ma, nello stesso tempo, riscuotessi la polizza vita. La polizza ti farebbe diventare erede a tutti gli effetti e, come tale, responsabile anche dei debiti? E che ne sarebbe della somma versata dall’assicurazione? In altri termini, i creditori possono pignorare la rendita della polizza vita?

Se rinuncio all’eredità posso riscuotere una polizza vita?

La polizza vita viene definita un «contratto a favore di terzi». Sono tali i contratti in cui il soggetto che si obbliga a una prestazione non è colui che riceve la controprestazione dall’altro contraente così come di norma succede (si pensi alla vendita), ma nomina un terzo soggetto come beneficiario della stessa. Difatti, con la polizza vita, l’obbligato si impegna a eseguire un pagamento periodico in cambio di una la rendita da versare, alla sua morte, nei confronti di un’altra persona (di solito un figlio o un altro familiare).

Quando l’assicurazione versa la rendita al beneficiario lo fa per via dell’obbligo assunto con un contratto e, quindi, indipendentemente dalle norme che regolano la successione. Il pagamento del capitale non rientra pertanto nell’asse ereditario. Non si ottiene la rendita della polizza a titolo di eredità, ma perché l’obbligazione discende da un contratto stipulato in vita dal defunto. Il beneficiario della polizza vita non diventa neanche tacitamente erede nel momento in cui ritira la rendita dall’assicurazione. In due parole, si può rinunciare all’eredità senza per questo perdere la polizza vita.

I creditori del defunto possono aggredire il beneficiario della polizza?

Se è vero che si può rinunciare all’eredità e nello stesso tempo divenire beneficiario della rendita della polizza vita, è anche vero che, proprio grazie a detta rinuncia, i creditori del defunto non potranno mai aggredire la rendita (ossia sottoporla a pignoramento) trattandosi di patrimonio distinto dall’asse ereditario. Diverso è invece il discorso se il beneficiario della rendita decidesse di accettare l’eredità: in tal caso le somme versategli dall’assicurazione rientreranno tra i suoi beni e potranno essere pignorate dai creditori del de cuius.

L’alternativa potrebbe essere quella di accettare l’eredità con beneficio di inventario: in quest’ultimo caso, i creditori potranno sottoporre ad esecuzione forzata solo i beni ricevuti in eredità e non quelli personali (ivi compresa la rendita o il capitale della polizza vita).

La revocatoria della polizza vita

Bisogna in ultimo menzionare la possibilità che i creditori avviino una causa per la revocatoria della polizza vita. Il codice civile [1], in particolare, accorda a qualsiasi creditore il diritto di impugnare gli atti del debitore, fatti dopo la nascita dell’obbligazione, che possono pregiudicare la loro possibilità di rivalersi sui suoi beni. L’azione è volta a rendere inefficaci tali atti di disposizione del patrimonio in modo da non impoverirlo. Ebbene, anche la sottoscrizione di un contratto con l’assicurazione per una polizza vita è un atto soggetto a revocatoria, a condizione che il creditore avvii il giudizio entro massimo cinque anni dalla firma della polizza. Questo non vuol dire che la polizza sia pignorabile, ma semplicemente che è revocabile se si dimostra che, così facendo, il debitore si è spogliato di tutti i suoi beni o di gran parte degli stessi, impedendo o riducendo enormemente le possibilità per i creditori di avviare l’esecuzione forzata. Quindi non c’è bisogno di diventare completamente “nullatenenti” a seguito della conclusione della polizza vita, ma basta aver reso più difficile un eventuale pignoramento.

note

[1] Art. 2901 cod. civ.

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