Diritto e Fisco | Editoriale

Prepensionamento: assegno di esodo dei lavoratori anziani

2 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 aprile 2018



Come funziona l’isopensione per i lavoratori in esubero: pensionamento con 7 anni di anticipo.

L’isopensione, o esodo dei lavoratori anziani, è uno strumento di prepensionamento istituito dalla Legge Fornero di riforma del mercato del lavoro [1], che consente ai dipendenti di anticipare l’uscita dal lavoro sino a un massimo di 4 anni senza perdere lo stipendio. Per il triennio 2018-2020, l’anticipo massimo consentito per il pensionamento è addirittura pari a 7 anni [2].

Non si tratta, però, di una pensione anticipata, anche se la prestazione a cui il lavoratore ha diritto è pari all’importo della pensione spettante (esclusi i contributi figurativi che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo): si tratta, invece, di una prestazione a sostegno del reddito, paragonabile alla disoccupazione e alla mobilità. Oltre all’isopensione, al lavoratore sono anche accreditati i contributi previdenziali spettanti sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata o di vecchiaia (a seconda del trattamento che il lavoratore può ottenere per primo): questi contributi sono utili a garantire ai lavoratori la copertura pensionistica fino al raggiungimento del diritto all’assegno di quiescenza definitivo, senza che l’esodo determini alcuna penalità sulla pensione per il lavoratore.

Ma procediamo per ordine e osserviamo, nel dettaglio, come funziona il prepensionamento con assegno di esodo per i lavoratori anziani in esubero.

Chi ha diritto al prepensionamento con assegno di esodo

Possono beneficiare dell’isopensione i lavoratori in esubero che:

  • sono occupati presso aziende che hanno mediamente più di 15 dipendenti, ai quali manchino non più di 4 anni- per il triennio 2018-2020 7 anni- al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • sono oggetto di un accordo di esodo aziendale, ossia di un accordo sottoscritto dal datore di lavoro con le organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello aziendale, finalizzato alla gestione dei lavoratori in esubero; l’accordo può essere raggiunto anche a composizione di una procedura di licenziamento collettivo [3] e deve, in ogni caso, indicare il numero dei lavoratori risultanti in esubero ed il termine entro il quale il programma di esodo deve concludersi;
  • concludono un ulteriore accordo con l’impresa, con cui si fornisce il consenso alla cessazione del rapporto (il consenso non è necessario solo in caso di licenziamento collettivo).

Perché il lavoratore abbia la certezza di possedere i requisiti per l’isopensione, è opportuno richiedere all’Inps (direttamente online, per chi possiede le credenziali per l’accesso al portale web dell’Inps, o tramite patronato) l’Ecocert, cioè l’estratto conto certificativo: si tratta del documento in cui appaiono tutti i contributi accreditati a favore del dipendente e gli anni nei quali sono stati effettuati i versamenti contributivi.

Procedura di prepensionamento

Vediamo ora, nello specifico, i passaggi necessari per ottenere l’isopensione:

  • l’impresa individua l’insieme dei dipendenti in esubero e dichiara il dato al sindacato;
  • viene sottoscritto un accordo tra il datore di lavoro e le organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello aziendale per gestire i lavoratori in esubero: nell’accordo devono essere individuati, come lavoratori in eccedenza, l’insieme dei dipendenti che entro 4 anni, 7 per il triennio 2018-2020, raggiungono la pensione di vecchiaia o anticipata;
  • l’azienda propone la pre-adesione ai lavoratori interessati e presenta all’Inps le pre-adesioni e l’accordo sindacale;
  • l’Inps, dopo aver valutato l’organico dell’azienda (che, come abbiamo osservato, deve essere almeno pari a 15 dipendenti), analizza la posizione dei lavoratori interessati all’adesione ed invia al datore di lavoro un documento di valutazione della spesa nel periodo di prepensionamento; rilascia dunque un prospetto dei costi stimati per il programma di esodo annuale, indispensabile per ottenere l’apposita fideiussione bancaria, che viene inviato al datore di lavoro tramite pec (posta elettronica certificata); a questo punto, l’accordo di esodo diventa efficace;
  • i dipendenti interessati prendono visione dei trattamenti calcolati dall’Inps e decidono se accettare, o meno, l’isopensione;
  • prima che l’Inps liquidi l’assegno di esodo al lavoratore, l’azienda è tenuta a versare all’istituto gli importi conteggiati, sia relativi all’isopensione che ai contributi; il pagamento può essere unico o rateale, ma l’impresa è tenuta a predisporre a garanzia del debito una fideiussione bancaria;
  • una volta effettuati gli adempimenti elencati e risolto il rapporto di lavoro, l’Inps paga la prestazione, mensilmente, al lavoratore, dal primo giorno del mese successivo alla risoluzione del rapporto;
  • se, nel corso del periodo di percezione dell’assegno d’Isopensione, intervengono modifiche normative che innalzano i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia e anticipata, oppure se si verificano incrementi dell’aspettativa di vita superiori a quelli previsti dalla tabella tecnica di accompagnamento alla Legge Fornero [4], l’erogazione dell’isopensione prosegue per l’ulteriore necessario periodo, fermo restando il limite massimo a carico del datore di lavoro esodante, anche con l’eventuale rimodulazione dell’importo della garanzia fideiussoria.

A quanto ammonta l’assegno di prepensionamento

Il valore dell’assegno di prepensionamento è pari all’importo della futura pensione che spetterebbe al lavoratore in base alle regole vigenti al momento dell’uscita dal lavoro ed ai contributi posseduti, esclusa la contribuzione che il datore di lavoro si impegna a versare per il periodo di esodo. Di conseguenza, l’assegno d’isopensione risulta inferiore rispetto alla futura pensione effettiva, in quanto nel calcolare il trattamento di esodo non si tiene conto dei contributi che l’azienda dovrà versare sino al momento di effettivo accesso alla pensione.

Se il lavoratore ha diritto a particolari benefici pensionistici, utili al diritto o alla misura del futuro trattamento (come la maggiorazione del periodo di servizio svolto dai dipendenti aventi un’invalidità riconosciuta superiore al 74%), questi benefici devono essere valutati ai fini dei requisiti utili e dell’importo della pensione.

Sull’importo dell’Isopensione non è però attribuita la perequazione automatica, non spettano i trattamenti di famiglia (assegni al nucleo familiare, ossia gli Anf) e non possono essere effettuate trattenute per il pagamento di oneri (quindi non è possibile addebitare sull’isopensione cessioni del quinto o oneri di riscatto- ricongiunzione). La prestazione, inoltre, non è reversibile (in caso di decesso del beneficiario del trattamento, ai superstiti è liquidata la pensione indiretta, con l’aggiunta dei contributi figurativi versati dall’azienda) ed è assoggettata alla tassazione ordinaria.

A quanto ammontano i contributi di prepensionamento

Per quanto riguarda la contribuzione, il datore di lavoro deve versare i contributi necessari a determinare, in capo al lavoratore, il diritto a un trattamento pensionistico almeno pari a quello che avrebbe ottenuto in costanza di rapporto di lavoro.

Nel dettaglio, i contributi devono essere calcolati sulla base della retribuzione media mensile: questa è pari alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi due anni o quattro anni, comprensiva degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive (corrisponde, in pratica, alla retribuzione imponibile esposta nelle dichiarazioni uniemens), divisa per il numero di settimane contribuite e moltiplicata per il numero 4,33.

I contributi sono poi calcolati applicando l’aliquota di finanziamento del fondo previdenziale di appartenenza del lavoratore (33% per gli iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti), per il periodo compreso tra la fine del rapporto di lavoro e la maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata [5].

Il prepensionamento con assegno di esodo conviene?

In base a quanto esposto, appare evidente che l’assegno di esodo risulti notevolmente conveniente per il dipendente rispetto ad altri benefici pensionistici come l’Ape volontario o l’Ape aziendale, in quanto grazie allo strumento ha non solo diritto a un trattamento quasi pari alla futura pensione, e non ad una sua percentuale, ma ha anche diritto alla stessa pensione che avrebbe ottenuto in costanza di rapporto di lavoro, senza penalizzazioni.

Inoltre, l’uscita dal lavoro può essere anticipata sino a un massimo di 7 anni, contro il massimo di 3 anni e 7 mesi previsto per l’Ape volontario-aziendale.

Per l’azienda, invece, il trattamento di isopensione ha una convenienza notevolmente minore, in quanto oltre al versamento dei contributi a favore del lavoratore, commisurati a un periodo che può risultare anche doppio rispetto al periodo di fruizione, deve essere versato integralmente un importo pari alla futura pensione, per un periodo che può arrivare, come osservato, sino a 7 anni.

Bisogna comunque considerare che l’isopensione comporta anche delle rinunce in capo al lavoratore: difatti, l’importo dell’assegno previdenziale è sicuramente più basso rispetto all’ammontare dello stipendio, e non prevede tutti quegli eventuali elementi accessori, come straordinari e benefit vari, che possono essere inseriti nella retribuzione. Un sacrificio non di poco conto, considerando soprattutto l’ipotesi di chi perde diversi anni di maggiori introiti.

Da questa non irrilevante decurtazione discende automaticamente il vantaggio per l’azienda, ovvero il risparmio, nel pagamento dell’isopensione, rispetto sia al versamento dello stipendio e degli accessori, sia a quanto sarebbe stato erogato utilizzando i “vecchi” accordi di “scivolo”, antecedenti alla Legge Fornero, che prevedevano una cifra pari all’ultima retribuzione, almeno per un minimo di mensilità.

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, in un’analisi effettuata nel maggio 2015, ha quantificato un beneficio medio a favore dell’impresa, nel rapporto costi/risparmi, di circa il 18%, per quanto riguarda i dipendenti, e di oltre il 23% per quanto concerne i dirigenti.

note

[1] L.92/2012.

[2] Art.1, Co.160, L.205/2017.

[3] L.223/1991.

[4] DL 201/2011.

[5] Messaggio Inps 4095/2016.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI