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Software proprietario: come funziona la licenza

6 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 6 aprile 2018



Cos’è un software? Cos’è la licenza d’uso? Cosa sono la licenza a strappo e la licenza OEM?

Nell’era digitale i beni di maggior valore non sono materiali: si pensi alle creazioni intellettuali, frutto dell’ingegno di una persona. Tra i beni immateriali rientrano senz’altro i software, cioè i programmi che utilizziamo quotidianamente attraverso il nostro computer.

Anche tra i software è possibile fare delle differenze. In questo articolo cercheremo di capire come funziona la licenza di un software proprietario.

Software: cos’è?

Innanzitutto, prima di addentrarci nel tema principale di questo contributo, e cioè prima di comprendere come funziona la licenza di un software proprietario, è necessario comprendere cosa sia un software.

Il software è un programma informatico che serve a far funzionare un computer. Più precisamente, un software è un insieme di comandi che, se utilizzati, consentono all’elaboratore di svolgere determinate funzioni. Esistono tanti tipi di software: ad esempio, il software che ci consente di navigare sul web (tecnicamente chiamato browser) è quell’applicazione che, se utilizzata, invia al computer il comando di accedere ad internet; il software di base (Windows, ad esempio), invece, è il sistema operativo e l’insieme dei programmi che permettono al computer lo svolgimento delle sue funzioni di base.

Software proprietario: cos’è?

Vediamo ora cos’è un software proprietario. Il software proprietario non è altro che un software protetto da licenza, cioè non liberamente utilizzabile. Il software proprietario, quindi, è un programma tutelato a beneficio del suo ideatore o del cessionario del diritto di sfruttamento economico (cioè, di colui che ha acquistato direttamente dall’autore il diritto di ricavare danaro dallo sfruttamento del software).

Un po’ come per il brevetto, la licenza consente al titolare del software un utilizzo esclusivo dello stesso. Per poter guadagnare sul programma, però, l’autore o il cessionario del diritto di sfruttamento economico può cedere a terzi il suo utilizzo sotto particolari condizioni, ad esempio proibendo la modifica, la condivisione o la ridistribuzione del software stesso.

In altre parole, chi volesse utilizzare un software proprietario dovrebbe avere la licenza d’uso direttamente dal titolare. Anche in questo caso, però, non potrebbe farne l’utilizzo che vuole, potendosi (di norma) limitare il suo diritto solamente allo sfruttamento personale del programma.

Software proprietario: cos’è la licenza?

Come anticipato, la licenza di un software proprietario è un contratto atipico (poiché non previsto dalla legge) con il quale, dietro un corrispettivo in denaro, il titolare del software (licenziante) concede ad altri (il licenziatario) il godimento del software per un determinato periodo di tempo.

Software proprietario: quali sono le licenze più diffuse?

Finora abbiamo visto in modo molto semplice come funziona la licenza di un software proprietario. Scendiamo maggiormente nel dettaglio.

La licenza, come anticipato, è un contratto con cui non si vende un software proprietario ma se ne consente semplicemente l’uso da parte di un terzo.

Le licenze sono di varie tipologie. Le più diffuse sono le cosiddette licenze a strappo; la particolarità sta nella “sottoscrizione” del contratto: il supporto contenente il software è materialmente racchiuso in un involucro all’esterno del quale sono riportate le condizioni generali della licenza. In questo caso, il contratto si intende concluso nel momento in cui l’acquirente apre l’involucro. Questo semplice gesto, necessario per avvalersi del prodotto, è equiparato all’accettazione delle condizioni contrattuali e, quindi, alla sua sottoscrizione.

Il perché della diffusione di questo tipo di licenza è molto semplice: essa è tipica dei software maggiormente presenti in commercio. Per accelerare le operazioni di vendita, essendo praticamente impossibile che ciascun acquirente sottoscriva un apposito contratto personalizzato, si è pensato di utilizzare questo metodo semplice ed efficace di conclusione del contratto.

Ugualmente diffusa è la licenza OEM (acronimo che sta per Original Equipment Manufactuer): in questa ipotesi, il contratto si conclude automaticamente al momento dell’acquisto dell’hardware sul quale il programma è stato preinstallato. Molti produttori di software stipulano accordi con i produttori di computer ai quali conferiscono l’autorizzazione ad installare sul disco rigido dei propri pc i loro software. Esempio classico è il sistema operativo già presente sui computer al momento dell’acquisto. Fanno ricorso a questa licenza essenzialmente quei software indispensabili per il funzionamento di un computer.

Software proprietario: cosa sono le licenze particolari?

Accanto alle licenze più comuni e più diffuse in ambito commerciale, ne esistono altre che non possono essere catalogate in quanto fanno riferimento a software proprietari di nicchia, meno conosciuti ma comunque importanti. In questi casi, la licenza viene calibrata in base alle esigenze delle parti: ad esempio, si possono predisporre contratti con cui si conferisce il diritto di utilizzare un programma per un determinato periodo di tempo, oppure a tempo indeterminato; contratti conclusi dietro pagamento di un canone annuale o una tantum; contratti di prova, con i quali il software viene concesso al licenziatario per un certo periodo di tempo durante il quale egli valuterà se acquistarlo o meno.

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Autore immagine: Pixabay.com


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