HOME Articoli

Lo sai che? Separazione: condizioni

Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2018

Per separarsi dal proprio coniuge è necessario sostenere, ma non dimostrare, che la convivenza è divenuta intollerabile.

Cosa bisogna fare per separarsi? Bisogna parlarne con il proprio coniuge, certo. E magari trovare un accordo per evitare una causa. Ma quando questi non vuole collaborare, come ci si deve muovere? Sarà necessario procedere singolarmente dal giudice e chiedere quella che viene detta separazione giudiziale, ossia pronunciata dal Tribunale a seguito di un normale processo. Processo al quale l’altro coniuge verrà chiamato a partecipare ma che, anche in sua assenza, si terrà ugualmente. Ecco perché allora è necessario comprendere quali sono le condizioni per la separazione, cosa cioè bisogna dimostrare al giudice per ottenere il provvedimento che metta termine al matrimonio. La questione è stata, di recente, analizzata dalla Cassazione [1]. Vediamo dunque tutto ciò che è necessario fare.

Abbiamo appena detto che, per separarsi, esistono due vie: la prima è trovare un accordo e procedere congiuntamente a chiedere al giudice la separazione. Se non ci sono figli non autosufficienti e/o spostamenti di patrimonio si può anche fare tutto dal sindaco del Comune. A riguardo ti consiglio la lettura della guida Separazione consensuale e giudiziale: differenza dove troverai istruzioni e consigli utili sulle procedure da seguire e sui relativi presupposti.

Se l’accordo non dovesse essere possibile non resta che la separazione davanti al giudice. Ora, se nel caso di separazione consensuale è sufficiente scrivere nel ricorso che i coniugi vogliono separarsi – il Presidente del Tribunale, dopo un tentativo di conciliazione, approverà l’accordo – nel caso di separazione giudiziale è invece indispensabile sostenere che la «convivenza è diventata intollerabile», condizione questa per poter chiedere la separazione. Questo però non significa dover necessariamente attribuire la colpa del fallimento del matrimonio all’altro coniuge; l’intollerabilità della convivenza può essere anche una semplice constatazione dei fatti concreti. La circostanza che uno dei due non ami più l’altro e non voglia più vivere con lui è sufficiente per ottenere la separazione. Non si deve, insomma, trovare un capro espiatorio perché nessuno può essere costretto a vivere con il coniuge. 

La legge dice che ciascuno dei coniugi può chiedere al tribunale la separazione quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi, dei fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio all’educazione della prole [2]. Questa circostanza però potrebbe trarre in inganno. Si sa, infatti, che chi presenta una domanda al giudice deve anche dimostrare il proprio diritto, ossia la sussistenza dei presupposti in forza dei quali chiede tutela. Ora, se anche è vero che nel caso di separazione bisogna affermare che la convivenza è divenuta intollerabile, il giudice non si spinge mai nel richiedere l’accertamento effettivo di tale presupposto perché già la semplice affermazione è prova dell’intollerabilità stessa. L’essersi presentato al giudice è indice di non voler più proseguire la convivenza, il che esaurisce tutte le condizioni per poter chiedere la separazione. Se poi, oltre a ciò, si vuol chiedere l’addebito a carico dell’ex coniuge, allora sì che dovranno intervenire le tradizionali prove del processo civile (ad esempio bisognerà dimostrare l’infedeltà, l’abbandono della casa coniugale, i trattamenti contrari al matrimonio, ecc.). Leggi Quali conseguenze dall’addebito?

Chi chiede la separazione può quindi addurre a sostegno della richiesta il comportamento del coniuge che risulti contrario ai doveri coniugali (come ad esempio la violenza o l’infedeltà) ma può anche indicare altri fatti o circostanze che rendono intollerabile la convivenza, come precisato nei paragrafi che seguono.

Le violazioni rilevano anche come presupposto per la pronuncia di addebito della separazione.

La valutazione della intollerabilità della convivenza può basarsi su elementi di carattere soggettivo. Rileva cioè quello che percepisce e sente intimamente il singolo coniuge. La situazione di intollerabilità della convivenza può dipendere dalla condizione di disaffezione e distacco spirituale anche di uno solo dei coniugi; pertanto, il tribunale è tenuto a pronunciare la sentenza di separazione.

Se un coniuge sostiene di non amare più l’altro non può per ciò stesso essere considerato colpevole e subire l’addebito. Il fatto di non provare più alcun sentimento non è un comportamento punibile nel nostro ordinamento, anche se tale affermazione dimostra inequivocabilmente la ragione – e quindi la causa – della fine del matrimonio. Il coniuge che ancora ama l’altro non può chiedergli neanche un risarcimento del danno. L’amore non è un’imposizione.

In definitiva, condizione per la separazione è l’intollerabilità della convivenza, ma tale situazione di intollerabilità può riguardare anche un solo coniuge, sicché questi ha diritto a chiedere la separazione. Il giudice non può negare la separazione se uno dei due vuol separarsi e l’altro no. Non ha quindi alcun senso opporsi alla domanda di separazione, perché questo comportamento non ostacola il normale svolgimento del processo. Con o senza l’altrui collaborazione, la separazione verrà ugualmente pronunciata.

note

[1] Cass. sent. n. 6145/2018.

[2] Art. 151 cod. civ.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI