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Cos’è il software libero?

3 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 aprile 2018



Qual è la differenza tra software libero e software proprietario? Cos’è la licenza d’uso? Quali sono le libertà del software libero?

Tutti, anche le persone più anziane e meno avvezze alla tecnologia, hanno sentito parlare, almeno una volta nella vita, di software. Nel terzo millennio, i beni di valore non sono più soltanto quelli immobili o materiali, ma anche quelli immateriali, come ad esempio le opere dell’intelletto.

Vediamo cos’è il software libero e quali sono le differenze con il software proprietario.

Software: cos’è?

Innanzitutto, prima di addentrarci nel tema principale di questo contributo, e cioè prima di comprendere cos’è il software libero, è necessario comprendere cosa sia un software.

Il software è un programma informatico che serve a far funzionare un computer. Più precisamente, un software è un insieme di comandi che, se utilizzati, consentono all’elaboratore di svolgere determinate funzioni. Esistono tanti tipi di software: ad esempio, il software che ci consente di navigare sul web (tecnicamente chiamato browser) è quell’applicazione che, se utilizzata, invia al computer il comando di accedere ad internet; il software di base (Windows, ad esempio), invece, è il sistema operativo e l’insieme dei programmi che permettono al computer lo svolgimento delle sue funzioni di base.

Se volessimo fare una grande ripartizione tra tipologie di software, potremmo distinguere il software libero da quello cosiddetto proprietario. Approfondiamo.

Software proprietario: cos’è?

Prima di vedere cos’è il software libero, parliamo del software proprietario. Il software proprietario non è altro che un software protetto da licenza, cioè non liberamente utilizzabile. Il software proprietario, quindi, è un programma tutelato a beneficio del suo ideatore o del cessionario del diritto di sfruttamento economico (cioè, di colui che ha acquistato direttamente dall’autore il diritto di ricavare danaro dallo sfruttamento del software).

Un po’ come per il brevetto, la licenza consente al titolare del software un utilizzo esclusivo dello stesso. Per poter guadagnare sul programma, però, l’autore o il cessionario del diritto di sfruttamento economico può cedere a terzi il suo utilizzo sotto particolari condizioni, ad esempio proibendo la modifica, la condivisione o la ridistribuzione del software stesso.

In altre parole, chi volesse utilizzare un software proprietario dovrebbe avere la licenza d’uso direttamente dal titolare. Anche in questo caso, però, non potrebbe farne l’utilizzo che vuole, potendosi (di norma) limitare il suo diritto solamente allo sfruttamento personale del programma.

Licenza software: cos’è?

Come anticipato, la licenza di un software è un contratto atipico (poiché non previsto dalla legge) con il quale, dietro un corrispettivo in denaro, il titolare del software (licenziante) concede ad altri (il licenziatario) il godimento del software per un determinato periodo di tempo.

Software libero: cos’è?

Passiamo ora a capire cos’è un software libero. Un software libero è un programma informatico non sottoposto a tutti i vincoli tipici del software proprietario. In buona sostanza, si può parlare di software libero se gli utenti del programma godono delle seguenti quattro libertà fondamentali (numerate, nell’ordine, da zero a tre):

  • possibilità di eseguire il programma come si desidera, per qualsiasi scopo;
  • possibilità di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità;
  • libertà di ridistribuire copie;
  • libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti apportati.

In breve, significa che gli utenti hanno la libertà di eseguire, copiare, distribuire, studiare, modificare e migliorare il software.

Software libero: cos’è la licenza d’uso?

Il software libero è comunque sottoposto ad una licenza, definita, appunto, licenza di software libero. La licenza d’uso del software libero pone dei vincoli alle libertà sopra descritte. Ad esempio, gli autori originari del software devono essere sempre menzionati anche nelle versioni modificate, così da salvaguardare il copyright; in seguito ad una modifica, non è possibile applicare una licenza d’uso incompatibile con la licenza originaria. Normalmente, poi, nella licenza vi è una clausola che vieta l’utilizzo del software se non si rispetta la licenza d’uso o se una o più norme della stessa licenza non sono valide per termini di legge.

La libertà del software, quindi, è sostanzialmente volta a consentire il miglioramento del programma informatico, così che l’intera comunità ne possa trarre vantaggio. Software libero, dunque, non significa software anarchico.

note

Autore immagine: Pixabay.com

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