HOME Articoli

Lo sai che? Ricongiunzione, totalizzazione o cumulo: quale scegliere?

Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2018

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2018

Consigli pratici su come riunire in un’unica pensione i contributi maturati in diverse gestioni previdenziali obbligatorie.

Sei prossimo alla pensione e hai avuto una carriera lavorativa frammentaria? Hai versato contributi in due o più gestioni previdenziali obbligatorie? Sicuramente ti starai chiedendo se i contributi versati venti anni fa all’Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale) per esempio sono ancora validi ai fini pensionistici e come riunirli con quelli versati nel tuo Ente previdenziale attuale.

Non preoccuparti, i tuoi contributi non andranno persi. Anche quelli versati venti anni fa. Esistono, infatti, tre semplici metodi che ti permetteranno di radunare sotto un’unica pensione i contributi versati durante l’intera carriera lavorativa, ossia: ricongiunzione, totalizzazione o cumulo: quale scegliere?

Prima di rispondere alla domanda facciamo un passo indietro e vediamo quando conviene utilizzare un metodo piuttosto che un altro.

Metodo della ricongiunzione: quando utilizzarlo?

Il primo metodo, che tra l’altro è anche quello più vecchio [1], consente di accentrare i periodi assicurativi presso un’unica forma di previdenza. In altre parole, grazie all’istituto della ricongiunzione gli spezzoni di vita contributiva versati in diverse casse professionali confluiscono in un fondo che costituirà poi la pensione del cittadino.

Infatti, la caratteristica principale della ricongiunzione è che i periodi ricongiunti sono utilizzati come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono stati unificati e danno quindi diritto all’assegno pensionistico in base ai requisiti previsti dal fondo stesso.

Fin qui tutto bene. Ma la sorpresa ovviamente è dietro l’angolo, in quanto si tratta di uno strumento che comporta dei costi a carico del richiedente variabili in funzione di alcuni elementi, come la retribuzione, l’età anagrafica, l’anzianità contributiva complessiva e l’importo del contributo che si intende trasferire da una gestione all’altra.

In particolare:

  • per i periodi ante 01.01.2013, che fanno parte del calcolo retributivo, l’onere è quantificato in termini di riserva matematica;
  • per i periodi post 01.01.2013, che fanno invece parte del calcolo contributivo, onere determinato sulla base della “retribuzione di riferimento” (cioè quella assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda), e dell’aliquota contributiva IVS vigente alla data di presentazione della relativa domanda.

La scelta della ricongiunzione deve essere fatta durante l’attività lavorativa, ed eventualmente presentare la domanda alla sede competente dell’Inps, che consente di valutare il costo dell’unificazione dei contributi.

Metodo della totalizzazione: quando utilizzarlo?

Qualora il cittadino scegliesse il metodo della totalizzazione, che risale ormai a una legge [2] di oltre dieci anni fa, è previsto il mantenimento delle quote contributive presso le rispettive Casse previdenziali. In sostanza, all’atto del pensionamento è possibile unificare tutti i periodi contributivi, se non coincidenti, in modo gratuito ed ottenere l’erogazione di una pensione che rappresenta la somma dei trattamenti di competenza di ciascun ente previdenziale.

Nonostante la legge non preveda alcun onere per la totalizzazione, chi scegliesse tale strumento ha lo svantaggio di vedersi calcolata interamente la pensione con il metodo contributivo a prescindere dall’epoca in cui sono stati versati i contributi stessi.

I requisiti anagrafici e contributivi sono previsti direttamente dalla legge, ossia:

  • 65 anni e 3 mesi di età e 20 anni di contributi per la pensione di vecchiaia.
  • 40 anni e 3 mesi di contributi a prescindere dall’età anagrafica per la pensione anticipata.

Tuttavia, nel primo caso, la pensione viene differita di ulteriori 18 mesi per via della finestra mobile, e di 21 mesi nel caso della pensione anticipata. È necessario inoltre che gli interessati non siano già titolari di un trattamento pensionistico erogato da una delle gestioni nell’ambito delle quali di chiede la totalizzazione.

Metodo del cumulo: quando utilizzarlo?

Infine, come terzo e ultimo metodo, il cittadino può utilizzare il c.d. cumulo gratuito. Si tratta di uno strumento disciplinato da una serie di disposizioni [3] che permettono a chi ne fa richiesta di ottenere all’atto del pensionamento un trattamento pensionistico unitario, cumulando gratuitamente i periodi contributivi maturati presso diverse gestioni previdenziali.

Come per la totalizzazione, nel cumulo gratuito i periodi contributivi maturati rimangono nelle rispettive gestioni e al momento del pensionamento l’Ente previdenziale trasferisce le quote di pensione all’INPS che ha il compito di erogare un’unica pensione.

Ma andiamo a spiegare brevemente come funziona il cumulo e perché utilizzarlo:

  • innanzitutto, bisogna cumulare tutti i periodi contributivi maturati, non coincidenti;
  • non è previsto il cumulo se si è già titolari di un trattamento pensionistico;
  • la domanda va presentata presso l’Ente di ultima iscrizione;
  • la pensione è erogata dall’Inps, con provvista fornita dalle singole gestioni;
  • il calcolo della pensione non soggiace al metodo contributivo, ma fa riferimento al sistema che adotta ciascuna gestione previdenziale (sicuramente più vantaggioso rispetto alla totalizzazione);
  • i requisiti di accesso alla pensione anticipata sono quelli vigenti a livello nazionale e previsti dall’Inps;
  • possono utilizzare il cumulo gratuito anche i professionisti iscritti agli Albi professionali.

Ricongiunzione, totalizzazione o cumulo: quale scegliere?

Purtroppo non esiste un metodo più conveniente in termini assoluti e soprattutto non è possibile decidere quale scegliere senza un’attenta analisi della storia contributiva di ciascun cittadino. È dunque indispensabile fare una valutazione per tempo, durante la vita lavorativa, e recarsi presso un consulente previdenziale per fare la scelta più consona alla propria posizione.

Purtroppo non esiste un metodo più conveniente in termini assoluti e soprattutto non è possibile decidere quale scegliere senza un’attenta analisi della storia contributiva di ciascun cittadino. È dunque indispensabile fare una valutazione per tempo, durante la vita lavorativa, e recarsi presso un consulente previdenziale per fare la scelta più consona alla propria posizione.

note

[1] Legge 5 marzo 1990, n. 45.

[2] Decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 42.

[3] Articolo 1, comma 195 della Legge 11 dicembre 2016, n. 232.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI