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Lo sai che? Visita fiscale: lavoratore assente al controllo

Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 aprile 2018

Ecco cosa rischia il dipendente in malattia che non si fa trovare in casa durante la visita fiscale di routine

Ti sei messo in malattia per un paio di giorni e vorresti uscire per prendere una boccata d’aria, o magari prendere l’auto e a andare a fare la spesa? Sicuramente ti sarai chiesto quali sarebbero le conseguenze qualora il medico improvvisamente citofonasse alla tua abitazione e tu non fossi a casa. Magari avrai lasciato detto a tua moglie di non rispondere al citofono se si presenta il medico Asl (Azienda sanitaria locale) o Inps (Istituto nazionale di previdenza sociale). Ebbene, iniziamo immediatamente a sottolineare che non sempre il lavoratore assente al controllo rischia provvedimenti disciplinari da parte del proprio datore di lavoro, in quanto esistono dei casi in cui il lavoratore può assentarsi dal proprio domicilio durante la visita fiscale. Prima di individuare quindi i casi nei quali la reperibilità non è obbligatoria, vediamo innanzitutto le fasce orarie nelle quali possono essere effettuate le visite fiscali.

Quali sono gli orari di reperibilità?

Per prima cosa è bene tenere presente che le fasce orarie di reperibilità cambiano se parliamo di un dipendente pubblico o di uno privato.

Nel primo caso, gli orari delle visite fiscali sono i seguenti:

  • mattina: dalle 9:00 alle 13:00;
  • pomeriggio: dalle 15:00 alle 18:00.

Nel privato, invece, gli orari sono i seguenti:

  • mattina: dalle 10:00 alle 12:00;
  • pomeriggio: dalle 17:00 alle 19:00.

Da notare che tali orari sono validi tutti i giorni, anche non lavorativi e festivi.

Quali sono i casi di assenza a visita fiscale?

Sia il lavoratore pubblico che privato ha l’obbligo di essere reperibile presso l’indirizzo comunicato al datore di lavoro durante le predette fasce orarie, al fine di sottoporsi al controllo da parte del medico Asl o Inps. L’assenza, però, al contrario di quanto si possa pensare, non si verifica solamente quando il lavoratore non è in casa, in quanto possono realizzarsi in concreto alcune situazioni nelle quali, anche se il dipendente è regolarmente all’interno della propria abitazione, il medico dia esito negativo.  Per esempio:

  • quando il lavoratore non sente il campanello (anche per un malfunzionamento dello stesso);
  • quando non è presente il nome del lavoratore sul citofono;
  • oppure quando il lavoratore non abbia fornito adeguata comunicazione del luogo di reperibilità.

Cosa rischio in caso di assenza a visita fiscale?

Cosa succede in caso di mancata visita per assenza del lavoratore all’indirizzo indicato? In genere viene rilasciato un avviso recante l’invito per quest’ultimo a presentarsi il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che l’interessato non riprenda l’attività lavorativa. Se quest’ultimo non si presenta, l’Inps informa il datore di lavoro ed invita il lavoratore a fornire le proprie giustificazione entro 10 giorni.

Riassumendo:

  • se il lavoratore risulta assente alla prima visita, si ha la perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;
  • se il lavoratore risulta assente alla seconda visita, si applica una riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo;
  • se il lavoratore risulta assente alla terza visita, l’indennità di malattia è interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia

Ovviamente l’assenza del lavoratore non è solamente un danno per l’Inps ma anche nei confronti del datore di lavoro che può, a seconda dei casi, irrogare anche sanzioni disciplinari che possono arrivare fino al licenziamento per giustificato motivo [1]. Chiaramente le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente dal lavoratore nel corso dell’intero rapporto di lavoro, oltre ad essere valutate con attenzione caso per caso. La Cassazione [2], per esempio, ha ritenuto illegittimo il licenziamento di una lavoratrice affetta da sindrome ansioso-depressiva che si era recata in spiaggia durante la visita fiscale, in quanto non vi erano elementi che ne evidenziavano l’influenza negativa sia sullo stato di salute sia sull’assetto funzionale del rapporto di lavoro.

Quando l’assenza è giustificata?

Tuttavia, come anticipato, esistono determinati casi nei quali l’assenza si considera giustificata e pertanto non è sanzionabile. Infatti, il dipendente pubblico o privato può uscire dal proprio domicilio, previo rilascio del certificato medico che giustifichi l’assenza, per i seguenti motivi:

  • visite mediche;
  • prestazioni sanitarie;
  • terapie sanitarie;
  • accertamenti specialistici regolarmente prescritti;
  • o altri giustificati motivi.

Per giustificato motivo s’intendono:

  • situazioni di forza maggiore;
  • quando è imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove [3];
  • oppure in concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità [4].

È importante quindi che il dipendente giustifichi l’esistenza del giustificato motivo al fine di evitare le sanzioni. In ogni caso, chi salta la visita fiscale deve comunque sottoporsi al controllo medico il girono successivo. Se ciò non avviene, e il dipendente non presenta valide giustificazioni che comprovano la sua assenza entro dieci giorni, l’Inps sospende il 50% del trattamento economico di malattia. Mentre la sospensione totale si ha solo in caso di terza assenza.

  • se il lavoratore risulta assente alla prima visita, si ha la perdita totale di qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;
  • se il lavoratore risulta assente alla seconda visita, si applica una riduzione del 50% del trattamento economico per il residuo periodo;
  • se il lavoratore risulta assente alla terza visita, l’indennità di malattia è interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia

note

[1] Cass. sent. n. 6618/2007 del 20 marzo 2007.

[2] Cass. sent. n. 21621 del 21 ottobre 2010.

[3] Cass. sent. n. 3294/2016 del 19 febbraio 2016.

[4] Cass. sent. n. 3921/2007 del 20 febbraio 2007.


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