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Raccomandata consegnata al vicino di casa: è valida?

4 aprile 2018


Raccomandata consegnata al vicino di casa: è valida?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 aprile 2018



La notifica fatta a persona non convivente può essere considerata valida se l’estraneo si qualifica, al postino, come delegato alla posta. Il postino non deve fare ulteriori indagini.

Si vive sempre meno a casa e le famiglie non sono più numerose come un tempo. La possibilità che venga il postino e non trovi nessuno nell’appartamento, specie di mattina, è quindi elevata. In questo caso viene lasciato un avviso di giacenza nella buca delle lettere lasciando al destinatario l’onere di andare a recuperare la raccomandata all’ufficio postale. Ma se il postino dovesse trovare qualcuno, all’interno del palazzo, che si qualifica come “delegato al ritiro della posta” per conto del destinatario è tenuto a fare indagini, a chiedere documenti o a verificare l’attendibilità di tali dichiarazioni prima di consegnargli la busta indirizzata a un’altra persona? In altri termini la raccomandata consegna al vicino di casa è valida? A rispondere a questo quesito è una interessante ordinanza della Cassazione di qualche settimana fa [1]. La Corte è stata chiamata a valutare il caso di un vicino di casa a cui, su sua richiesta, il portalettere aveva consegnato una cartella esattoriale destinata al condomino dell’appartamento accanto, assente in quel momento da casa. Vediamo qual è stato il responso dei giudici supremi.

Come abbiamo già spiegato nell’articolo Notifica consegnata ad estraneo: è valida?, il codice di procedura civile stabilisce l’attività di notifica (atti giudiziari, multe, cartelle esattoriali, avvisi di pagamento dell’Agenzia delle Entrate, ecc.) deve essere eseguita con la consegna diretta dell’atto al destinatario se presente in quel momento nella propria residenza. Se, invece, il destinatario non viene trovato in casa, l’ufficiale giudiziario (o il postino) consegna copia dell’atto a un familiare maggiore di 14 anni, non palesemente incapace, legato da un rapporto di convivenza non occasionale, che si trovi all’interno dell’abitazione o residenza del destinatario effettivo dell’atto. L’avverbio «palesemente» lascia intendere che l’ufficiale giudiziario non deve fare indagini, chiedere documenti o sottoporre a test il soggetto che gli apre la porta. A leggere attentamente la norma, si comprende che la notifica è valida solo se fatta al «familiare convivente», che si trovi, in quel momento, all’interno dell’abitazione del destinatario dell’atto e che lo frequenta in modo abituale (non sarebbe valida, ad esempio, la notifica a un parente ospite per qualche giorno).

In caso di «irreperibilità», incapacità o rifiuto a ricevere da parte del destinatario dell’atto, il codice di procedura civile [2] prevede che l’ufficiale giudiziario depositi la copia nella casa comunale dove sarà eseguita la notifica, dandone notizia per raccomandata con avviso di ricevimento.  

Detto ciò, vediamo se la raccomandata consegnata al vicino di casa è valida. Nella specie il messo notificatore ha effettuato la consegna dell’atto nelle mani di una dipendente di uno studio commerciale sito nel medesimo stabile dell’ufficio del destinatario identificata come «collaboratrice autorizzata al ritiro» che ha apposto la «firma per ricevuta»: ciò è sufficiente ad escludere l’occasionalità del ritiro, essendosi compiuti gli adempimenti della sequenza della procedura di notifica. In pratica, non spetta al postino verificare il rapporto di familiarità e la non occasionalità della convivenza. A lui basta ricevere le dichiarazioni del soggetto che si qualifica come “delegato alla posta”. Fatto ciò la notifica, benché eseguita a persona estranea, si considera ugualmente valida. Spetta allora sul destinatario, che contesti la validità della notifica, intraprendere una casa e fornire la prova contraria ossia l’inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario.

Nessuna norma stabilisce che l’agente notificatore deve indagare sulla veridicità delle dichiarazioni fornite dal consegnatario circa i suoi rapporti con il destinatario: deve trattarsi, naturalmente, di rapporti sostanziali tra consegnatario e destinatario dell’atto, ossia rapporti da cui si  presume ragionevolmente che quest’ultimo sia venuto a conoscenza della notifica dell’atto.

Detto in parole povere, nel momento in cui una persona dice al postino «Può consegnare a me la posta del sig. Rossi, perché mi ha delegato», il postino non deve verificare se esiste una delega, non deve chiedergli documenti di identità per accertare se il cognome è lo stesso o se c’è parentela, né deve effettuare indagini sul nucleo familiare. Ne prende invece atto, riporta la dichiarazione sulla relazione di notifica e si libera definitivamente dall’obbligo della consegna della raccomandata. Spetta poi al destinatario dell’atto impugnare la notifica con un apposito procedimento. Ma attenzione: chi contesta una notifica, impugnando l’atto che gli è stato notificato, non fa che ammettere di averlo ricevuto (come mai, altrimenti, ne è a conoscenza?). Questo significa che l’impugnazione della notifica sana ogni vizio. L’unico modo per superare il problema è attendere il successivo atto invitato dal notificante e, solo allora, sollevare il difetto di notifica dell’atto precedente. Si immagini il caso di una persona che voglia contestare il mancato ricevimento di una cartella di pagamento. Qualora dovesse andare dal giudice e sostenere che la cartella è stata data a un estraneo starebbe in realtà ammettendo che l’estraneo gliel’ha consegnata (come, altrimenti, potrebbe contestarla se non ne sa l’esistenza?). Egli allora dovrebbe attendere il pignoramento o il successivo sollecito e impugnare quest’ultimo per difetto di notifica dell’atto presupposto.

Ancor più di recente la Cassazione [4] ha ritenuto sempre valida la notifica fatta alla vicina di casa qualificatasi come persona di grande fiducia del destinatario dell’atto. La sentenza ha il merito di sottolineare ancor di più come il postino si esoneri da ogni onere consegnando le buste a chi si qualifica come persona addetta alla casa, convivente o “di famiglia”. Qualità queste che, evidentemente, possono essere acquisite anche dal vicino di casa. Salvo prova contraria.

note

[1] Cass. ord. n. 7638/18 del 28.03.2018.

[2] Art. 139 cod. proc. civ.

[3] Art. 140 cod. proc. civ.

[4] Cass. sent. n. 8418/2018 del 5.04.2018.

Corte di Cassazione, sez. Tributaria, ordinanza 24 gennaio – 28 marzo 2018, n. 7638
Presidente Di Iasi – Relatore De Masi

Ritenuto

che l’Agenzia delle Entrate ricorre per la cassazione della sentenza n. 248/25/11, depositata il 30/6/2011, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Puglia ha accolto il gravame di G.B.V.T., e riformato la sentenza di primo grado, sfavorevole al contribuente, il quale aveva impugnato la cartella di pagamento dell’imposta di registro dovuta in relazione alla scrittura privata, in data 6/1/2004, tra la società F. Calcio, il predetto T. e tale A.V., per difetto di notifica del prodromico avviso di liquidazione, conosciuto solo a seguito della successiva notifica della predetta cartella di pagamento;
che l’Agenzia delle Entrate, secondo il Giudice di appello, non ha validamente notificato al contribuente l’avviso di liquidazione, in quanto l’atto non risulta univocamente consegnato nel domicilio fiscale di questi, “al piano V di piazza C.B., né nel suo ufficio in via G.D.T., (…) a mani di un addetto alla casa o all’ufficio del destinatario, ma a mani di una collaboratrice dello studio commerciale B.A.L. sito al piano XI (dello stabile) di piazza C.B. dove più presumibilmente C.M. si trovava”, in quanto lavoratrice dipendente, e dunque “nelle mani di persona non avente alcun tipo di relazione o collegamento con l’intimato, non essendo C.M. persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio di T.G.”;
che l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un motivo, cui resiste la contribuente con controricorso;

Considerato

che con il primo motivo d’impugnazione la ricorrente denuncia il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 e n. 3, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, violazione degli artt. 60, D.P.R. n. 600 del 1973, 139 c.p.c., 2700 c.c., in quanto la CTR ha rilevato che la relata di notifica non specifica il luogo in cui la notifica è avvenuta, se cioè presso la casa di abitazione o l’ufficio, né di quale soggetto fosse collaboratrice la consegnataria dell’atto, trascurando di considerare che nel modulo prestampato, al decimo rigo, prima della sequenza delle parole “abitazione, ufficio, azienda” rispetto alla quale non è stata disposta dal messo notificante alcuna specificazione mediante cancellazione o  altro segno, figura comunque apposta una crocetta proprio accanto alla parola abitazione, che il T. risiede a Foggia, piazza C.B., che in tale città il contribuente, ai sensi dell’art. 58, D.P.R. n. 600 del 1973, ha stabilito il domicilio fiscale, e che il medesimo ha il proprio ufficio in via G.D.T., elementi nel loro insieme idonei ad escludere qualsivoglia incertezza circa le modalità di esecuzione della notificazione nel comune di residenza, coincidente con il domicilio fiscale, presso la casa d’abitazione e mediante consegna dell’atto a persona “addetta” in assenza del destinatario;
che la censura è fondata e merita accoglimento;
che il Giudice di appello ha escluso la validità della notifica dell’atto impositivo presupposto, eseguita ai sensi degli artt. 139 c.p.c. e 60, D.P.R. n. 600 del 1973, nei confronti del contribuente, assente, e quindi non mediante consegna a mani proprie del destinatario, per il decisivo rilievo attribuito sia alla circostanza della mancata elisione di una delle parole “abitazione, ufficio, azienda”, e ciò in base a quanto si ricava dal modulo prestampato utilizzato dal messo notificatore per esporre compiutamente l’attività espletata, sia alla ulteriore circostanza che il contribuente ha dimostrato che la consegnataria dell’atto, M.C., qualificatasi “collaboratrice ed autorizzata al ritiro”, invece, “è dipendente dello studio commerciale di B.A.L. sito al piano XI di piazza C.B.”;
che l’individuazione del concreto comportamento tenuto dal notificatore e la valutazione circa la ritualità dell’operato dello stesso assumono rilevanza decisiva per controllare la correttezza dell’applicazione, ad opera del giudicante, delle norme processuali delle quali è stata denunziata la violazione, trattandosi di denuncia di “error in procedendo” in relazione al quale, va ricordato, la Corte di cassazione è giudice anche del fatto e, quindi, ha il potere-dovere di procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali;
che, ciò detto, le due condizioni per la notifica ex art. 139 c.p.c. sono l’esatta determinazione del luogo, e la presenza in esso di un soggetto legato al destinatario da uno specifico rapporto, normativamente indicato, circostanza da cui può presumersi che sollecitamente l’atto verrà dal consegnatario portato a conoscenza del destinatario;
che è incontestata tanto la residenza del T. nel Comune di Foggia, piazza C.B., quanto la coincidenza fra luogo di residenza anagrafica e domicilio fiscale del contribuente ex 58, D.P.R. n. 600 del 1973, e la ubicazione dell’ufficio in via G.D.T.;
che, inoltre, non appare superfluo ricordare che “l’art. 139 c. p. c., nel prescrivere che la notifica si esegue nel luogo di residenza del destinatario e nel precisare che questi va ricercato nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio, non dispone un ordine tassativo da seguire in tali ricerche, potendosi scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o presso la sede dell’impresa o presso l’ufficio, purché si tratti, comunque, di luogo posto nel comune in cui il destinatario ha la sua residenza.” (Cass. n. 2266/2010);
che, invero, la mancata elisione nel modulo utilizzato dal messo notificatore di alcuna delle ipotesi riportate nella sequenza prestampata “abitazione, ufficio, azienda”, trattandosi di mera irregolarità, non preclude una valutazione necessariamente complessiva del contenuto della relata di notifica, ed in tale prospettiva assume rilievo logico la circostanza che l’atto da notificare è indirizzato al contribuente nel suo domicilio fiscale, e che il messo notificatore ha consegnato l’atto alla C. dichiaratamente “collaboratrice ed autorizzata al ritiro”,
che la consegnataria si trovava nello stabile di piazza C.B., che ha anche apposto la propria sottoscrizione per ricevuta, e che così facendo ha dato atto del compimento degli adempimenti della sequenza del procedimento notificatorio prevista dalla legge, essendo obiettivamente da escludere ogni possibilità di confusione fra il luogo (piazza C.B.) dove in contribuente ha la casa di abitazione, e quello (via G.D.T.) affatto diverso dove ha l’ufficio;
che, in assenza del destinatario, la copia dell’atto da notificare può essere consegnata a persona di famiglia o addetta alla casa o all’ufficio o all’azienda, purché non infraquattordicienne o palesemente incapace, e secondo la giurisprudenza di questa Corte basta che la presenza del consegnatario non sia meramente occasionale o temporanea, e la non occasionalità si presume dalla accettazione senza riserve dell’atto (Cass. n. 187/2000), e dalle dichiarazioni recepite dall’ufficiale giudiziario nella relata di notifica (Cass. n. 12181/2013; n. 26501/2014), di tal che incombe sul destinatario dell’atto, che contesti la validità della notificazione, l’onere di fornire la prova contraria ed, in particolare, l’inesistenza di alcun rapporto con il consegnatario, comportante una delle qualità sopra indicate, ovvero la occasionalità della presenza dello stesso consegnatario, mentre per tale forma di notificazione non è necessario l’ulteriore adempimento dell’avviso al destinatario, a mezzo lettera raccomandata, dell’avvenuta notificazione, come è invece previsto, al quarto comma dello stesso art. 139, in caso di consegna al portiere o al vicino di casa;
che, pertanto, il Giudice di appello non ha correttamente deciso la fattispecie posta al suo esame allorché ha affermato che l’atto impositivo non è pervenuto a conoscenza del contribuente, in quanto è senz’altro da escludere che sia sufficiente, per superare la presunzione della quale qui si discute, allegare la circostanza che il soggetto consegnatario, C.M., fosse una dipendente dello studio commerciale B., posto al piano XI del medesimo stabile di piazza C.B., atteso che, come già osservato, il messo notificatore ha eseguito la consegna nelle mani della predetta “in qualità di collaboratrice autorizzata al ritiro che firma la ricevuta”, e tanto basta difettando adeguata prova del contrario;
che assai fragile appare l’argomento difensivo secondo cui il rapporto di collaborazione in forza del quale la consegnataria si era dichiarata autorizzata alla ricezione dell’atto, sia lessicalmente riferibile al suddetto rapporto di lavoro con la professionista, piuttosto che ad una qualche relazione con il contribuente, perché nessuna norma prevede che l’agente notificatore indaghi sulla veridicità delle dichiarazioni rese dal consegnatario in ordine ai suoi rapporti con il destinatario, e perché, indipendentemente dalla espressione usata in luogo di quella di “addetta alla casa” specificamente indicata nell’art. 139 c.p.c., quel che rileva, ai fini qui considerati, è che si tratti di rapporti sostanziali, anche di natura provvisoria o precaria, tra consegnatario e destinatario dell’atto, che facciano ragionevolmente presumere che il secondo soggetto venga reso edotto dal primo dell’eseguita notificazione, e tanto basta (Cass. 16164/2003);
che, in conclusione, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio in quanto, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’originario ricorso del contribuente;
che l’evoluzione della vicenda processuale giustifica la compensazione delle spese dei gradi di merito, mentre quelle del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario del contribuente, che condanna al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 4000,00, oltre rimborso spese prenotate a debito. Compensa le spese di giudizio dei gradi di merito.

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2 Commenti

  1. Casa singola, proprietario in casa postino che deve consegnare raccomandata non bussa ma lascia bigliettino sul davanzale della finestra (per la consegna di una raccomandata e’ necessaria la firma) ma questa non scende nemmeno dall’auto per sincerarsi che qualcuno sia in casa: morale della favola l’avviso vola via fortunatamente raccolto da un passante alle mie rimostranze ho ricevuto derisioni e battute di scherno che bel servizio!!

    1. Scusi ma come ha fatto a lasciare un biglietto senza scendere dalla macchina? Ad ogni modo, io scriverei due righe di protesta (meglio via pec o a mezzo raccomandata) all’Ufficio di smistamento della sua città o zona, affinchè prendano provvedimento o quantomeno resti una segnalazione nel caso in futuro si ripetesse l’increscioso episodio.

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