Diritto e Fisco | Editoriale

Diritti e doveri tra genitori e figli

5 aprile 2018


Diritti e doveri tra genitori e figli

> Diritto e Fisco Pubblicato il 5 aprile 2018



Il rapporto genitori – figli si basa su una serie di diritti e doveri reciproci che aiutano entrambi a svilupparsi come persone all’interno della famiglia e della società. La violazione di un dovere, in alcuni casi, può addirittura essere un reato.

Essere genitori significa assumersi la responsabilità di mantenere, istruire, educare ed assistere i propri figli rispettandone le inclinazioni, le capacità e le aspirazioni [1]. Si tratta sia di un diritto che di un dovere, poiché il solo fatto di procreare attribuisce alla madre ed al padre la responsabilità genitoriale. A seguito della riforma del diritto di famiglia [2], lo status di figlio è unico e le terminologie come figlio legittimo, illegittimo, naturale ed incestuoso sono sparite dalla letteratura della legge. La responsabilità genitoriale sussiste anche nei confronti dei figli adottivi e la violazione degli obblighi di assistenza familiare può configurare un reato.
Se da un lato la responsabilità genitoriale pone dei doveri, dall’altro i figli hanno il diritto di essere mantenuti, educati, istruiti ed assistiti, e nei casi ove il figlio fosse non riconoscibile, egli può agire in giudizio per vedersi riconosciuti tali diritti [3].
Anche un figlio ha dei doveri nei confronti della famiglia: deve rispettare i propri genitori, contribuire economicamente in base alle proprie capacità reddituali, deve assistere i genitori qualora fossero anziani e/o malati e può essere obbligato agli alimenti in caso di indigenza [4]. Vediamo insieme quali sono i diritti ed i doveri tra genitori e figli.

Quali sono i principali diritti riservati ai figli

Posto che oggi non esiste alcuna distinzione tra figli nati all’interno del matrimonio o fuori da esso e tra figli naturali, i diritti riconosciuti dalla legge sono validi per tutti, anche per i figli adottivi. I principali diritti sono riconosciuti sia nella Costituzione che nel Codice Civile, per cui un figlio:

– ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito ed assistito moralmente nel rispetto delle proprie capacità, inclinazioni ed aspirazioni. In tal senso, i genitori hanno quindi il dovere di contribuire economicamente, ed in maniera proporzionale (a seconda dei redditi posseduti) alla crescita della prole, e di fornire le cure necessarie con spese ordinarie e straordinarie. Devono consentire al minore di poter frequentare la scuola ed anche l’università una volta raggiunta la maggiore età, devono assicurarsi di impartire un’educazione improntata alla conoscenza delle regole alla base della società, devono rispettare le scelte che il figlio intraprende nel corso della vita. Se il mantenimento è obbligatorio per il figlio minorenne ed il maggiorenne affetto da disabilità, può esserlo anche qualora il figlio non sia economicamente autosufficiente, purché tale incapacità non dipenda da sua colpa [5];

– il figlio che ha raggiunto i 12 anni (e se maturo, anche ad un’età inferiore) ha il diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano, come ad esempio nel caso in cui due genitori separati sono in disaccordo circa la linea educativa da intraprendere nei confronti del minore;

– il figlio ha il diritto di crescere in famiglia, e di mantenere rapporti significativi con i parenti della madre e del padre. Ai nonni è concesso il diritto di consultare il giudice se uno o entrambi i genitori ne impediscano la frequentazione [6];

– il figlio ha il diritto di scegliere la religione da seguire, anche se uno o entrambi i genitori sono in disaccordo [7];

al figlio spetta il diritto di agire in giudizio per il riconoscimento o il disconoscimento della paternità, per la contestazioni ed il reclamo dello stato di figlio [8];

– un figlio prevale rispetto agli ascendenti in caso di successione ereditaria. A lui spettano quote prestabilite sia in presenza di un testamento che in sua assenza, e tali quote sono divise in maniera proporzionale in presenza di altri fratelli e del coniuge superstite;

– il figlio può agire in giudizio per pretendere gli alimenti da parte dei genitori, nel momento in cui fosse economicamente non autosufficiente e non per sua cola. È il caso dello studente universitario o di chi ancora non è riuscito ad inserirsi nel mondo del lavoro.

Ai figli adottivi è concesso il diritto di accedere alle informazioni che riguardano l’identità e l’origine della famiglia biologica [9], mentre ai figli non riconoscibili (ad esempio gli incestuosi) è garantito il diritto di agire per ottenere il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e gli alimenti [10].

Quello appena delineato è un quadro sintetico di ciò che la legge riconosce a favore dei figli minorenni e maggiorenni, carnali ed adottivi. Se ai genitori spetta il dovere di provvedere alle esigenze della prole, ci si chiede: esistono per una madre ed un padre dei diritti da esercitare nei confronti dei figli?

Quali sono i principali diritti riconosciuti ai genitori

Anche i genitori vantano, nei confronti dei figli, una serie di diritti. Primo fra tutti il diritto di essere genitori e quindi di poter esercitare la responsabilità genitoriale riconosciuta dalla legge. Attenzione però a porre una differenza fra il diritto di diventare genitori (molto dibattuto negli ultimi tempi, per ciò che riguarda la fecondazione medicalmente assistita [11] e la fecondazione eterozigote) ed il diritto di essere riconosciuti come padre e come madre, poiché solo in quest’ultima ipotesi è data la possibilità, a ciascun genitore, di procedere alla dichiarazione giudiziale di paternità e di maternità. L’azione giudiziale è ammessa in tutti quei casi in cui il figlio nasce fuori dal matrimonio, ossia quando quando non opera la presunzione di concepimento [12]. Quindi, un padre, ma anche una madre possono agire in giudizio per riconoscere il proprio figlio e possono utilizzare ogni mezzo di prova per accertare la paternità e la maternità [13].

Anche l’azione di contestazione dello stato di figlio è un diritto che spetta a ciascun genitore il quale, in precedenza, ha provveduto al riconoscimento. L’azione è imprescrittibile per legge, ragion per cui può essere promossa in qualsiasi momento [14].
Oltre alle tutele giudiziali nei confronti del presunto padre o della presunta madre, esistono ulteriori diritti che i genitori vantano nei confronti dei figli. Vediamo quali sono i principali:

l’usufrutto legale sui beni del figlio. Per usufrutto si intende un diritto di godimento su qualcosa che appartiene ad un altro soggetto; nel rapporto genitori e figli, quando la proprietà di una casa spetta al figlio (in virtù di una donazione, oppure di una compravendita da cui deriva l’intestazione dell’immobile al minore) sia la madre che il padre possono godere del bene fino a quando il minore non abbia compiuto la maggiore età. È comunque da precisare che i frutti derivanti dal bene devono essere utilizzati per il mantenimento della famiglia. L’affitto di una casa concessa a terze persone, se appartiene al figlio minorenne, deve essere devoluto per tutte quelle spese necessarie alla crescita della prole [15],

– il diritto di essere rispettati in qualità di genitori,

– il diritto di contribuire alle necessità della famiglia in base alle proprie capacità economiche,

– il diritto di cessare il mantenimento nel momento in cui l’inerzia del figlio nel mondo del lavoro non sia giustificata da valide motivazioni [16],

– il diritto alla corresponsione degli alimenti in caso di indigenza [17],

– il diritto di successione sui beni del figlio qualora costui non lasci prole, né fratelli, né sorelle [18],

– il diritto della madre di dare il proprio cognome [19],

– il diritto di consultare il giudice per tutte quelle volte in cui sorgono contrasti nelle questioni di mantenimento, educazione ed istruzione del figlio.

Ciascuno di questi diritti spetta in egual misura sia alla madre che al padre, ed entrambi possono agire autonomamente in sede giudiziale per ottenere il riconoscimento di una delle situazioni appena descritte.

Cosa succede se un genitore viene meno al proprio dovere

Definiti quindi i principali diritti riconosciuti dalla legge sia ai figli (carnali ed adottivi), sia ai genitori (madre e padre), è bene sapere che venir meno ad un proprio dovere comporta una violazione. Si, perché con il riconoscimento del figlio ciascun genitore si vede attribuire più di una responsabilità affinché il minore venga protetto da tutto ciò che può accadere dalla società [20]. Inoltre, su ciascun genitore vige la responsabilità per i danni derivanti dal fatto illecito commesso dal minore, e sia la madre che il padre risponderanno davanti al giudice delle azioni commesse dal figlio. Un esempio potrebbe essere il ragazzino che fa male ad un compagno di classe, provocando la frattura di un braccio: in questo caso i genitori si assumeranno la responsabilità dell’accaduto pagando l’eventuale risarcimento del danno.

I genitori hanno il dovere di vigilare sui propri figli, pena l’accusa di abbandono di incapace: la qualità di genitore è un’aggravante secondo la legge, che comporta un aumento della condanna.
Un padre o una madre che non provvedono all’assistenza del figlio, sono passibili di denuncia e possono rischiare fino ad un anno di reclusione. Il genitore che abusa dei mezzi di correzione, può essere condannato fino a sei mesi di reclusione, e la pena potrà essere aumentata se dalla condotta aggressiva deriva una lesione nei confronti del figlio [21].

Un genitore può perdere la patria potestà a seguito di una condotta contraria ai doveri previsti dalla legge. I casi sono differenti (si parla infatti di decadenza e di perdita della patria potestà) e molti di essi sono contemplati dal diritto penale:

– quando non provvede al mantenimento, all’educazione, all’istruzione ed all’assistenza morale, oppure vi provvede senza considerare le capacità, le aspirazioni e le inclinazioni del figlio,

– nel momento in cui abbandona il minore, oppure lo trascura,

– in caso di abuso dei mezzi di correzione, o dell’autorità che la legge gli attribuisce in qualità di genitore,

– qualora il minore subisca maltrattamenti, abusi, violenze e lesioni.

La responsabilità dei genitori nei confronti dei figli è inversamente proporzionale all’età del minore. Ad un’età maggiore corrisponderà una minore vigilanza, ma non sempre una minore responsabilità civile nei confronti della condotta illecita tenuta dal figlio. In altri termini un adolescente ha una capacità maggiore di valutare le situazioni, di scegliere ciò che è giusto, di agire in un determinato modo. La stessa facoltà non si rinviene in un bambino di pochi anni che, il più delle volte, non è in grado di capire ciò che fa. Nel caso della responsabilità civile, i genitori possono provare di non essere stati in grado di impedire il fatto, ma si tratta di una prova molto difficile da portare in giudizio.

Cosa accade se un figlio non assiste i genitori

Diverso discorso si può fare nei confronti del figlio, i cui doveri sono molto meno rispetto a quelli previsti per i genitori. Sicuramente un figlio sarà obbligato al mantenimento dei genitori che non possono provvedervi in maniera autonoma: siamo nel campo dell’assistenza di un familiare anziano o non autosufficiente, con la possibilità di incorrere in conseguenze penali in caso di inadempimento.

Il nesso fra dovere del figlio e diritto del genitore è disciplinato, in molti casi, dalla legge. Abbiamo parlato dell’obbligo agli alimenti, ma possiamo aggiungere anche l’obbligo all’assistenza familiare e l’obbligo di vigilare su una persona incapace. Anche in questi casi il figlio è responsabile della condotta dei genitori incapaci di intendere e di volere, e può essere chiamato a rispondere penalmente in caso di abbandono.

In altre parole, come per i genitori, anche per i figli esiste un dovere, se non addirittura un obbligo che grava in maniera uguale o proporzionale in presenza di altri fratelli. Si tratta di una vera e propria responsabilità a cui è possibile adempiere in molti modi:

  • corrispondendo un assegno alimentare periodico,
  • ospitando un genitore anziano dentro casa,
  • provvedendo all’assistenza mediante persona qualificata,
  • accompagnando il genitore dal medico, in ospedale e per tutte quelle visite necessarie alla salute dell’anziano.

La responsabilità ricade su tutti i fratelli, anche in maniera proporzionale ed in questo caso si può chiedere al giudice di stabilire come procedere. Il giudice valuterà le capacità economiche di ciascun fratello, e potrà decidere di affidare l’assistenza a chi ha la residenza più prossima a quella del genitore. Ad un figlio che abita lontano può spettare l’obbligo del mantenimento, e nessuno può sottrarsi a tali doveri, poiché anche in questo caso è possibile incorrere nel reato di abbandono di incapace.

Ai figli viene attribuita la responsabilità civile per i danni cagionati da persona incapace e gli stessi possono essere passibili di denuncia per maltrattamenti ed abusi sui genitori anziani.

Come equilibrare i diritti e i doveri tra genitori e figli

È possibile stabilire un equilibrio tra i diritti e i doveri che spettano ai genitori ed ai figli prendendo in considerazione l’età dei minori, le loro esigenze e le capacità, e in modo tale da instaurare un rapporto di collaborazione reciproca.
La stessa collaborazione deve esserci da parte di una madre e di un padre, che insieme concorrono nella responsabilità genitoriale e nel mantenimento dei figli in base alle capacità professionali. Il genitore che non esercita la responsabilità genitoriale deve comunque vigilare sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio.
In caso di disaccordo sul percorso educativo da intraprendere nei confronti del figlio, ciascun genitore può chiedere un parere al giudice, che si pronuncerà anche dopo aver ascoltato il minore.

Ai figli viene richiesto di inserirsi nella società cercando di equilibrare le aspettative e le aspirazioni sulla base delle opportunità lavorative e degli sbocchi professionali. Va bene studiare ed accrescere la propria cultura, ma c’è un limite a tutto, a maggior ragione quando si diventa studenti fuori sede per più anni.
I figli dovrebbero contraccambiare quell’assistenza morale che i genitori serbano a loro fin dalla nascita, e possono farlo una volta diventati adulti. Il genitore anziano non ha necessariamente bisogno di soldi, ma il più delle volte desidera un supporto spirituale, una compagnia, una visita in più che non sia solo quella della domenica.

note

[1] Art. 30 Cost., Art. 147 e 315 bis cod. civ.

[2] L. n. 219 del 10.12.2012

[3] Art. 279 cod. civ.

[4] Artt. 570 e 591 cod. pen., Art. 433 cod. civ.

[5] Art. 315 bis cod. civ.

[6] Art. 317 bis cod. civ.

[7] Cass. sent. n. 24683 del 04.11.2013

[8] Artt. 244 e ss, 270 cod. civ.

[9] Art. 28 co. 5 L. n. 184 del 04.05.1983

[10] Art. 279 cod. civ.

[11] Le. n. 40 del 24.02.2004

[12] Art. 232 cod. civ.

[13] Art. 269 cod. civ.

[14] Art. Art. 248 cod. civ.

[15] Art. 324 cod. civ.

[16] Cass. sen. 7970 del 02.04.2013, sent. n. 4765 del 03.04.2002; sent. n. 1585 del 27.01.2014

[17] Cass. sent. n. 3334/07; n.21572/06;

[18] Art. 568 cod. civ.

[19] Corte Cost. sent. n. 286 del 21.12.2016 n° 286

[20] Cass. pen. sent n. 14710 del 5.03.2008

[21] Artt. 591, 571 e 570 cod. pen.


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