Diritto e Fisco | Editoriale

Tutti i soggetti controllati dal fisco

15 Aprile 2018


Tutti i soggetti controllati dal fisco

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Aprile 2018



La legislazione più recente ha progressivamente ampliato le maglie delle verifiche fiscali: con questo articolo andremo ad elencare tutti i soggetti controllati dal Fisco e le relative procedure di accertamento.

Imprenditori, professionisti, membri di un’associazione, privati cittadini: a qualunque categoria apparteniate e qualunque sia l’attività che svolgete, non c’è scampo dinanzi ai controlli dell’Agenzia delle Entrate.
Le più recenti riforme, infatti, hanno dato sempre più ampio margine di potere alle autorità fiscali, disegnando un panorama di controlli molto serrato e strutturato su più livelli: dalla verifica delle operazioni sui conti correnti all’analisi dei bilanci e degli altri libri aziendali, il Fisco ha occhi ovunque ed è sempre più difficile sfuggire ad un accertamento tributario. Si tratta di attività che riguardano un gran numero di contribuenti soggetti a controllo, comprendente sia imprenditori e liberi professionisti, che persone fisiche e società.
Chiaramente, se non avete nulla da nascondere, neppure avrete qualcosa da temere. Tuttavia, sapere quali sono i soggetti controllati dal Fisco e le modalità attraverso cui avvengono tali controlli può essere utile per prevenire un possibile contenzioso tributario e aiutarvi nella scelta delle operazioni da effettuare, nonché nella predisposizione dei documenti e degli atti necessari ad evitare problemi.

Le tipologie di contribuenti

Prima di esaminare nel dettaglio le diverse attività di controllo operate dall’Agenzia delle Entrate a seconda della categoria di contribuenti in esame, è utile stabilire come vengono differenziati tutti i soggetti controllati dal Fisco.

In proposito, i provvedimenti dell’Autorità fiscale contengono dei criteri generali e criteri specifici per ciascuna categoria: in generale, quanto alle imprese, agli enti commerciali e ai lavoratori autonomi, viene utilizzato un criterio generale rappresentato dai limiti dimensionali; viceversa, per gli enti non commerciali e per le persone fisiche che non esercitano attività di impresa o professionale, tali limiti sono irrilevanti.

I limiti dimensionali sono misurati sulla base del valore del volume degli affari IVA e sui ricavi. Sulla scorta di questi parametri, vengono individuati:
1) Grandi contribuenti e imprese di rilevanti dimensioni, per i quali il valore soglia è fissato rispettivamente in oltre 100 milioni e oltre 150 milioni di euro;
2) Medie imprese, con un volume d’affari compreso tra 5.164.569 euro e 100 milioni di euro;
3) Imprese minori, fino a 5.164.569 euro.
Se i dati rilevanti ai fini della soglia dimensionale non sono disponibili, l’Agenzia può individuare i grandi contribuenti sulla base del riscontrato volume dei ricavi, dai dati di bilancio e da qualsiasi altra informazione utile.

Quanto ai lavoratori autonomi, i limiti dimensionali sono gli stessi previsti per le imprese: tuttavia, questa categoria viene normalmente accomunata, quanto alle metodologie utilizzate per i controlli, al gruppo delle imprese minori.

I controlli operati dal Fisco

L’Agenzia delle Entrate e gli organi di polizia tributaria dedicano parte della propria attività alla verifica fiscale dei contribuenti, attraverso un articolato sistema di accertamenti che si compone di diversi livelli.
In primo luogo, data la grande difficoltà che sarebbe rappresentata dalla predisposizione di controlli diretti nei confronti di tutti i contribuenti, il Fisco predispone, con cadenza generalmente annuale, delle liste selettive di categorie di contribuenti sottoposti a controllo: in altre parole, l’Agenzia delle Entrate individua diverse macro tipologie di contribuenti (grandi contribuenti, medie e piccole imprese, lavoratori autonomi, enti non commerciali e persone fisiche), predisponendo per ciascuna di esse una serie di interventi differenziati.

Nei confronti dei contribuenti maggiori, i controlli fiscali hanno l’obiettivo espresso di contrastare l’evasione: a questo fine il Fisco procede al riscontro diretto dei dati dichiarati, comparando una serie di elementi, quali l’imponibile dichiarato, il fatturato annuale, il volume di affari, i bilanci, nonché ogni altra informazione utile.
Viceversa, i controlli eseguiti nei confronti degli altri contribuenti adottano diverse tipologie di parametri, come ad esempio gli studi di settore (a breve sostituiti dagli indici di affidabilità fiscale) e il redditometro; allo stesso modo, la selezione dei contribuenti da controllare può avvenire anche sulla base dei dati e delle notizie pervenute agli Uffici in qualsiasi modo, sia attraverso le dichiarazioni obbligatorie dello stesso contribuente, sia tramite segnalazioni non anonime[1].
Infine, negli ultimi anni è stata definitivamente implementata la cd. Anagrafe tributaria, comprendente l’archivio dei rapporti finanziari: tramite questo sistema, il Fisco assume informazioni relative ai rapporti di conto corrente e alle principali operazioni finanziarie dei privati; da questi dati, individua eventuali anomalie che giustificano l’inserimento nelle liste selettive e, successivamente, l’attività vera e propria di indagine finanziaria.

Le verifiche sui “grandi contribuenti”

Nei confronti dei contribuenti maggiori, come qualificati da parte del Fisco, l’attività di verifica si struttura essenzialmente in operazioni di controllo diretto sulle dichiarazioni operate da questi ultimi, di norma entro l’anno successivo alla presentazione dei documenti che concernono la dichiarazione dei redditi e la dichiarazione IVA. In questa direzione, l’attività prevista dall’Agenzia delle Entrate si può dividere in:
– attività istruttorie
– attività di accertamento
– attività di tutoraggio, riservata alle imprese di più rilevanti dimensioni.

La funzione di questo tipo di controlli è quella di contrastare comportamenti elusivi o abusivi e mira a formare le già citate liste selettive, inserendovi i soggetti che, sulla scorta dei comportamenti tenuti o dei dati acquisiti dall’Autorità fiscale, presentano irregolarità o divaricazioni sensibili rispetto agli standard.

Gli imprenditori di grosse dimensioni hanno, quindi, maggiori possibilità di essere oggetto di una verifica attenta da parte del Fisco: per questo motivo, essi devono necessariamente presentare un bilancio redatto secondo principi contabili riconosciuti e applicare correttamente le regole fiscali, riguardanti, ad esempio, operazioni come il leasing finanziario, i costi di immobilizzazione, gli interessi passivi.
Allo stesso tempo, la lente d’ingrandimento del Fisco mira a rilevare possibili operazioni con società fittizie, o ancora movimenti di denaro nei confronti di Paesi rientranti nella “black list“, come, ad esempio, paradisi fiscali.

Una particolare forma di controllo è poi prevista per le imprese di più rilevanti dimensioni (che presentano un volume d’affari o ricavi non inferiori a 150 milioni di euro): si tratta del cd. tutoraggio.
In sostanza, l’Agenzia delle Entrate analizza, nell’anno successivo a quello di presentazione delle dichiarazioni dei redditi e IVA, le informazioni che concernono il profilo di rischio dei soci e le partecipazioni in altre società, monitorando così l’attivià della società e formando uno specifico livello di rischio fiscale per il singolo contribuente. Con tale formula, si intende, più specificamente, il rischio di operare in violazione delle norme tributarie o di incorrere in fenomeni abusivi o di evasione: a seconda dell’intensità di rischio rilevato, il Fisco predispone i controlli più opportuni, che spaziano dall’invio di raccomandazioni ad un vero e proprio accertamento tributario.

Di recente è stato introdotto il regime dell’adempimento collaborativo (cd. cooperative compliance), che consente al contribuente di collaborare e scambiare informazioni con il Fisco, al fine di prevenire potenziali controversie [2]. Bisogna precisare che questo regime opzionale non sostituisce il tradizionale istituto dell’interpello, che consente al contribuente in dubbio rispetto all’applicazione di una norma fiscale, di chiedere chiarimenti e soluzioni direttamente all’Autorità.

Imprese, professionisti e ONLUS

Per le medie imprese, l’Agenzia delle Entrate prevede attività di istruttoria e di accertamento, dirette nei confronti di soggetti che vengono selezionali per il controllo sulla base di indicatori che evidenziano un maggior rischio di evasione, come:
– la presenza di oneri finanziari ingenti;
– oscillazioni sensibili nel fatturato;
– anomalie nella redazione dei dati IVA;
– la bassa redditività dichiarata nel tempo;
– la presenza di perdite sistemiche, ai fini delle imposte dirette.

Viceversa, con riferimento alle imprese non rientranti nelle categorie di contribuenti predette e per i lavoratori autonomi, le tipologie di controlli vengono, di solito, condotte sulla base di parametri statistici, come gli studi di settore: sebbene questo strumento stia per essere sostituito, la selezione dei contribuenti “minori” da sottoporre a controllo continua a basarsi, comunque, sulla verifica di congruità tra i dati a disposizione e gli standard che si riferiscono alla categoria [3].

In particolare, per le imprese minori, l’inserimento nelle liste selettive può essere motivato dalla non congruità con lo standard del livello dei redditi dichiarati negli anni (rispetto al volume dei ricavi evincibile dai bilanci), dalla presenza di perdite dichiarate incompatibili con la sopravvivenza dell’impresa o, ancora, dall’accertata difformità rispetto ai livelli medi della produttività per addetto o del volume delle attività produttive.
Proprio per questa tipologia di imprese, che costituisce la maggioranza del tessuto commerciale italiano, gli studi di settore rappresentano lo strumento principale che il Fisco utilizza per la selezione dei contribuenti da controllare: tramite questi parametri statistici si procede a verificare l’incoerenza economica rispetto all’andamento dei ricavi e dei redditi medi dichiarati dalla generalità delle altre imprese. L’accertamento di non congruità fa scattare il sospetto da parte del Fisco, che può, pertanto, decidere di controllare più approfonditamente il soggetto in questione.

Quanto ai professionisti, si applicano generalmente le regole che valgono per le imprese minori: quindi se siete lavoratori autonomi, la verifica fiscale potrà essere determinata da possibili incompatibilità tra le vostre dichiarazioni e gli standard emergenti dalle tabelle statistiche formulate dall’Agenzia delle Entrate e dal Ministero. Tuttavia, per questa categoria di contribuenti, dal momento che mancano documenti contabili come i bilanci, l’attività istruttoria è più direttamente mirata alla ricostruzione dell’effettiva misura dei compensi percepiti e non dichiarati: per questo, l’ispezione delle fatture, il controllo sui costi non deducibili inseriti nella dichiarazione IRPEF e le verifica delle operazioni sul conto corrente rappresentano le tipologie di controllo più frequenti.

Infine, i contribuenti appartenenti al “terzo settore” sono maggiormente esposti a verifiche che concernono il possibile abuso del regime agevolato: quindi, gli enti non commerciali, quali associazioni, cooperative, ONLUS, ecc., sono controllati dal Fisco rispetto alla possibile dissimulazione di attività commerciali, nascoste sotto forma di associazioni culturali, sportive e simili. A questi fini, l’Agenzia delle Entrate può avvalersi sia dei dati dichiarati con il modello EAS, che delle informazioni ricavate dalla Anagrafe unica delle ONLUS, nonché di ogni altro dato emergente da fonti quali eventuali pubblicità commerciali diffuse, rilascio di autorizzazioni allo svolgimento di attività commerciali, registri degli enti locali, ecc.

Volendo sintetizzare, i soggetti maggiormente a rischio di un controllo sono rappresentati da:
– professionisti con livelli reddituali dichiarati notevolmente più bassi rispetto agli studi di settore;
– titolari di redditi da lavoro dipendente o autonomo non in grado di giustificare la provenienza delle somme versate in contanti;
– imprenditori con giacenze elevate in conto corrente;
– imprenditori che presentano incongruenze gravi nei dati emergenti dalle fatture;
– soggetti che compiono operazioni verso e dall’estero;
– aziende con fatturati sproporzionati ai ricavi dichiarati.

I controlli del Fisco sulle persone fisiche

Nei confronti dei privati, i controlli del Fisco avvengono solitamente in tre modi:

1) Mediante verifiche a campione delle dichiarazioni dei redditi.
In questo modo, l’Agenzia delle entrate verifica errori e omissioni presenti nella denuncia dei redditi, come l’inserimento di detrazioni non dovute.

2) Con accertamenti automatizzati dei redditi da lavoro dipendente o da capitale.

3) Con accertamenti sintetici.
Si tratta, in particolare, del cd. redditometro: è una tabella statistica elaborata con cadenza periodica, in cui viene inserito un paniere di beni, il cui acquisto e la cui disponibilità vengono considerati conciliabile con un determinato livello reddituale. In pratica, il Fisco procede a verificare la compatibilità tra il possesso di beni costosi, o di particolari entrate patrimoniali rispetto allo storico dei redditi dichiarati.
In questo modo, se l’Agenzia delle Entrate dovesse riscontrare che avete acquistato una villa con piscina, pur dichiarando poche migliaia di euro annuali, è probabile che si faccia qualche domanda sulla vostra reale capacità reddituale, facendo scattare controlli più approfonditi.

I controlli sulle persone fisiche possono essere effettuati anche sulla base dei dati provenienti dall’Anagrafe Tributaria e dall’Anagrafe dei conti correnti: nel primo caso, il Fisco ha accesso alle informazioni provenienti dalle pubbliche amministrazioni e dai datori di lavoro; nel secondo, invece, rientrano i dati provenienti dalle banche riguardo ai saldi, alle giacenze medie e ai movimenti sul conto corrente [4].
Si tratta di una delle novità legislative più dirompenti degli ultimi anni: l’accesso pressoché indiscriminato ai dati bancari dei contribuenti, infatti, consente all’Agenzia delle Entrate di rilevare tutte le possibili anomalie nelle operazioni in conto corrente, come versamenti non giustificabili alla luce della dichiarazione dei redditi, ovvero prelievi che superano una determinata soglia (attualmente fissata in 3.000 euro, superata la quale scatta la possibile segnalazione della banca all’Autorità).
I dati così raccolti consentono al Fisco di determinare l’analisi di rischio del contribuente, sulla base della quale determinare la possibile natura elusiva delle operazioni, tale da giustificare successivi accertamenti fiscali.

Anche qui, è opportuno segnalare quali soggetti possono essere i destinatari più frequenti di un accertamento fiscale:
– titolari di auto o abitazioni di lusso;
– disoccupati intestatari di beni di lusso;
– intestatari di conti correnti per interposta persona o soggetti che compiono frequenti movimentazioni di denaro;
– soggetti che compiono atti di disposizione patrimoniale sproporzionati rispetto alle capacità reddituali;
– titolari di mutui o di polizze assicurative con rate esorbitanti rispetto al reddito dichiarato.

note

[1] In proposito, occorre segnalare che le segnalazioni possono provenire anche da soggetti che svolgono istituzionalmente attività ispettiva e di vigilanza (organi giudiziari, polizia tributaria e valutaria, banche, ecc.). Viceversa, la giurisprudenza è molto restrittiva rispetto alla legittimità dei controlli innescati da segnalazioni anonime, le quali, se sono certo sufficienti a innescare un controllo, non possono al contempo costituire un indizio ai fini del procedimento (cfr. Cass. SU 21 novembre 2002, n. 16424 e Cass. pen., 4 agosto 2016, n. 34450).

[2] Il regime in questione è stato introdotto dal D.Lgs. 128/2015 e prevede dei requisiti particolari per l’accesso, stabiliti dal D.M. 30 dicembre 2016 (cui si rinvia) fino alla scadenza del periodo di prova, fissata al 31 dicembre 2019.

[3] Ai sensi dell’art. 9-bis del D.L. 50/2017, conv. in L. 96/2017, gli studi di settore verranno sostituiti in seguito all’approvazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale, che esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale di ciascun contribuente.

[4] Cfr. il Decreto Salva Italia del 2011.


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1 Commento

  1. Il peggior incubo di qualsiasi imprenditore italiano, il fisco. Burocrazia impossibile e tasse oltre il 70%, 182 adempimenti burocratici e una giustizia lumanca che non ti garantice un bel niente. Tasse ovunque ti giri, la pressione fiscale è ormai oltre ogni soglia di sopportabilità, quando hai finito di pagare in azienda arriva un altra valanga di tasse insopportabili a casa. impossibile andare avanti in questo paese. 2 anni fà mi sono trasferito a bucarest con tutta la famiglia, oggi ho 3 tasse totali. 3% sul fatturato sotto il milione di euro, 10% su utili sopra il milione di euro (Tutte le spese deducibili) e 5% sui dividendi. Fine. Burocrazia zero. Per non parlare poi del costo della vita, con 100 euro mese pago tutte le spese acqua, luce, gas. 20 euro di tassa su casa annua, 60 euro assicurazione auto. Qui tutto costa almeno 10 volete meno. A furia di buttare via le chiavi hanno fatto ordine pubblico assoluto, a Roma o Milano avrei paura anche di giorno, qui a Bucarest neanche alle 4 del mattino hai problemi, per il semplice motivo che quando compi un reato buttano via le chiavi e si dimenticano di te. Lo scorso anno la Romania è cresciuta del 6.9% questo anno la previsione è del 7/8% Sono rinato, ho nuovi stimoli e vedo gente allegra in giro, cosa che in italia non vedevo piu.

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