Che significa? | Editoriale

Gli organi del fallimento

6 aprile 2018 | Autore:


> Che significa? Pubblicato il 6 aprile 2018



Il fallimento è la principale risposta della legge al problema della crisi dell’impresa e dell’insolvenza commerciale e consiste in un meccanismo di attuazione della garanzia patrimoniale del debitore che non adempie ai propri obblighi.

Il fallimento

Il fallimento è una procedura volta alla constatazione dello stato di insolvenza dell’imprenditore, all’accertamento dei crediti vantati nei suoi confronti e alla loro successiva liquidazione, tenendo conto delle cause legittime di prelazione. In altre parole, il fallimento serve a fare sì che i creditori ottengano il pagamento di quanto loro dovuto, calcolando le componenti attive dell’impresa. Quali sono gli organi del fallimento?

Gli organi del fallimento

Gli organi del fallimento sono:

  • Il tribunale fallimentare;
  • Il giudice delegato;
  • Il comitato dei creditori;
  • Il curatore fallimentare.

Il tribunale fallimentare

Il tribunale che dichiara il fallimento ha la funzione di tribunale fallimentare, ossia un organo che sovrintende la procedura prevista senza però interferire con la gestione, decide le controversie interne e i reclami avverso i provvedimenti del giudice delegato.

Il giudice delegato

Il giudice delegato ha funzioni di vigilanza e controllo sulla regolarità della procedura. Ha poteri gestori, in quanto può autorizzare, ad esempio, la continuazione dell’esercizio provvisorio dell’impresa nel corso del fallimento, oppure può emettere provvedimenti per la conservazione del patrimonio. Ha poteri autoritativi nei confronti del comitato dei creditori, del quale provvede anche alla nomina, e del curatore fallimentare. Il giudice delegato svolge, infine, ovviamente, funzioni giurisdizionali in quanto decide sui reclami proposti dal fallito o da altri interessati.

Il giudice delegato, entro trenta giorni dal deposito della sentenza di fallimento, provvede alla nomina del comitato dei creditori, dopo avere sentito il curatore e i creditori stessi, disponibili ad assumere l’incarico e, nel corso della procedura, può modificane la composizione in relazione alle variazioni dello stato passivo o per altro giustificato motivo.

Il comitato dei creditori

Il comitato dei creditori è composto da tre o cinque soggetti, individuati in base al criterio della rappresentatività seguendo la regola dell’ammontare del credito, della qualità dei crediti e dalla possibilità di soddisfacimento.

All’interno del comitato viene nominato un presidente con la funzione di convocare i membri per le deliberazioni da intraprendere nell’ambito della procedura. Inoltre, il comitato ha innanzitutto il compito di vigilare sull’operato del curatore fallimentare e sull’intera procedura con facoltà di prendere visione delle scritture contabili e di chiedere delucidazioni, sia al fallito che al curatore medesimo. Di estrema importanza sono anche l’attività consultiva e autorizzativa, attraverso le quali partecipa attivamente alla gestione del fallimento insieme al curatore.

I membri del comitato dei creditori sono responsabili della verità delle attestazioni e hanno l’obbligo di mantenere il segreto sui fatti e documenti di cui hanno preso conoscenza in ragione dell’ufficio espletato dunque possono essere ritenuti responsabili, in via esclusiva, per la violazione dei loro doveri. L’azione di responsabilità può essere proposta, da qualunque interessato, al termine della procedura e, nel corso della stessa, dal curatore, dietro autorizzazione del giudice delegato.

Il curatore fallimentare

Il curatore fallimentare costituisce l’organo esecutivo della procedura, con il compito di amministrare il patrimonio. Viene nominato dal tribunale con la sentenza di fallimento e deve, entro due giorni dalla notifica, provvedere ad accettazione dell’incarico comunicandola al giudice dell’esecuzione.

Per essere nominati curatori sono necessari determinati requisiti, ossia l’appartenenza ad una categoria e l’assenza di impedimenti. Le figure professionali alle quali viene conferito l’incarico sono prettamente quelle dei dottori commercialisti, degli avvocati e dei ragionieri commercialisti, con riferimento agli impedimenti, non possono assumere la funzione di curatore il coniuge, i parenti e gli affini entro il quarto grado del fallito, chi ha concorso o sia in conflitto di interessi con il fallito.

I compiti del curatore fallimentare si esplicano nell’amministrazione dell’impresa insolvente attraverso la pianificazione e l’indirizzo dell’attività liquidatoria volta alla soddisfazione dei creditori. Nel termine di sessanta giorni dall’apertura della procedura, il curatore deve presentare al giudice delegato una relazione particolareggiata nella quale vengono esplicate le motivazioni che hanno condotto l’impresa al dissesto. Nei successivi sei mesi, deve presentare, al giudice e al comitato dei creditori, un rapporto riepilogativo delle attività svolte. Nello svolgimento delle sue funzioni il curatore è un pubblico ufficiale, un organo esterno che agisce in posizione autonoma al fianco del giudice come incaricato giudiziario.

Il curatore, nell’esercizio delle sue funzioni, può compiere tutti gli atti di ordinaria amministrazione, mentre, per quelli di straordinaria amministrazione, necessita dell’autorizzazione del giudice delegato. Questi atti sono, ad esempio, le transazioni, le riduzioni dei crediti, i compromessi ecc. Dal punto di vista processuale, il curatore può stare in giudizio in alcuni procedimenti, quali i procedimenti promossi per impugnare atti del giudice delegato o nelle ipotesi in cui non è richiesto l’ausilio di un difensore, mentre in tutti gli altri casi necessita di apposita autorizzazione.

Il curatore deve svolgere i propri doveri con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico, pertanto, qualora violi i doveri del proprio ufficio è soggetto ad azione di responsabilità oltre che, logicamente, a revoca.

Infine, al curatore deve essere attribuito un compenso per l’attività svolta che viene liquidato dal tribunale dietro approvazione del rendiconto. L’onere è posto a carico dell’Erario.


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