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Lo sai che? Donazione: che rischio se accetto un regalo?

Lo sai che? Pubblicato il 4 aprile 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 aprile 2018

Dal pagamento delle spese e delle tasse all’obbligo di versare gli alimenti, dal notaio all’azione di recupero degli eredi per lesione della legittima: tutte le conseguenze di una donazione.

«A caval donato non si guarda in bocca». Una massima di esperienza che non è detto trovi conferma nella realtà quotidiana dei fatti. È tutt’altro che scontato che una donazione possa essere un vantaggio per il donatario. Intanto, bisogna dire grazie e non tutti sono in grado di farlo. Ma quello è solo l’aspetto formale. Ci sono poi gli obblighi nei confronti del donante: il donatario deve essere grato e deve versargli gli alimenti se il primo dovesse un giorno trovarsi in condizioni di difficoltà. In più ci sono gli eredi con cui fare i conti. Non in ultimo, se si tratta di beni di consistente valore, ci saranno anche i costi di gestione e le tasse. Ecco perché la legge stabilisce che la donazione è un contratto (a titolo gratuito, ma pur sempre un contratto) e, come tale, necessita dell’accettazione del beneficiario (il cosiddetto donatario). Detto in parole povere non si può obbligare una persona a ricevere un regalo se questa non lo vuole. Se quindi hai ricevuto una donazione e ti stai chiedendo che rischi se accetti un regalo, ecco alcuni pratici suggerimenti.

Donazione: pagamento del notaio

Innanzitutto se la donazione non è di modico valore, è necessario andare dal notaio. Di solito i costi del notaio vengono pagati da chi beneficia della donazione, salvo ovviamente patto contrario.

Solo le donazioni di importo non rilevante, con riferimento alle condizioni economiche del donante, non necessitano del notaio. Ad esempio, se una persona guadagna 20mila euro al mese e ne regala 50mila al figlio siamo in presenza di una donazione di modico valore. Viceversa, se una persona guadagna 800 euro al mese e ne regala 20mila al figlio, la donazione richiede il notaio.

C’è un solo modo per evitare il notaio anche in caso di donazioni di non modico valore: la donazione indiretta. Si tratta dei casi in cui una persona versa del denaro a un’altra affinché questa acquisti uno specifico bene (ad esempio, il padre bonifica 15mila euro sul conto del figlio per consentirgli di acquistare l’automobile) oppure quando i soldi vengono dati al venditore affinché questi intesti il bene al donatario (ad esempio, il padre paga il costruttore di un appartamento affinché venda la casa al figlio).

Se non viene rispettato l’atto notarile la donazione può essere sempre revocata sia dal donante che dai suoi eredi, senza limiti di tempo (quindi anche a distanza di numerosi anni).

Donazione: le tasse

Il donatario deve pagare le tasse della donazione. Qui però esiste un sistema di tassazione che agevola i parenti. Difatti le aliquote sono più basse tanto più è prossimo il legame; in più sono previste delle franchigie molto elevate. In particolare:

  • donazioni fatte tra coniugi o tra genitori e figli: imposta del 4% del valore del bene ma solo per la parte che supera 1milione di euro; fino a tale importo, invece, non si paga nulla;
  • donazioni fatte tra fratelli: imposta del 6% del valore del bene ma solo per la parte che supera 100mila euro;
  • donazioni fatte a parenti fino al 4° grado e affini in linea retta o collaterale fino al 3° grado: imposta del 6% del valore del bene (senza franchigie);
  • donazioni fatte tra estranei: imposta all’8% del valore del bene (senza franchigie).
  • se il beneficiario è un portatore di handicap si applica una franchigia di 1,5 milioni di euro e l’aliquota corrispondente al grado di parentela.

Donazione: la gratitudine

Per legge il donatario è tenuto a versare gli alimenti, al donante qualora questi dovesse trovarsi in uno stato di bisogno fisico o economico e non dovesse essere in grado di soddisfare i propri bisogni primari (come l’acquisto del cibo, delle medicine e il vitto). In tal caso il donatario è obbligato a mantenerlo fino al valore di quanto ricevuto.

In particolare, chi ha ricevuto un bene o un diritto, è obbligato a prestare gli alimenti con precedenza sul coniuge, parenti e affini per il vincolo di gratitudine e riconoscenza che lo lega al donante. L’obbligo ricorre anche quando lo stato di bisogno del donante non è causato dalla donazione e il bene ricevuto non è comunque in grado di procurare al donatario un reddito sufficiente.

Quando il donante ha trasferito un bene o un diritto a più persone, l’obbligo è ripartito in proporzione al valore delle rispettive donazioni.

L’obbligo degli alimenti non è dovuto solo in due casi: a) se la donazione è effettuata per riconoscenza (ad esempio a un professionista che ha eseguito una prestazione senza chiedere il pagamento) o in vista di un matrimonio,

L’inadempimento dell’obbligo di prestare gli alimenti comporta:

  • se il donatario è un coniuge, parente o affine del donante, la possibilità per quest’ultimo di revocare la donazione per ingratitudine;
  • se il donatario è una persona che non ha rapporti di parentela con il donante, la possibilità per quest’ultimo di chiedere al giudice che l’obbligo sia rispettato presentando una richiesta di adempimento del contratto, senza la possibilità però di ottenere la revocazione della donazione. In questo caso se il donante intende cautelarsi ulteriormente in caso di inadempimento dell’obbligo deve inserire nell’atto di donazione una specifica clausola con cui prevede la risoluzione della donazione in caso di inadempimento agli alimenti.

Donazione: l’azione di lesione di legittima degli eredi

Se il donante, nel regalare il proprio bene, ha spogliato i parenti più prossimi (coniuge, figli e genitori) delle loro quote di eredità spettanti per legge (cosiddette «quote di legittima») il donatario può subire l’azione di recupero del bene da parte degli eredi stessi.

L’azione non è più possibile se sono trascorsi 10 anni dal decesso del donante o 20 anni dalla donazione.


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