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Dipendente sostituito da software: come impugnare il licenziamento

4 aprile 2018


Dipendente sostituito da software: come impugnare il licenziamento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 aprile 2018



Se il computer sostituisce il lavoratore: l’azienda deve dimostrare le funzioni del dipendente svolte dal nuovo programma gestionale

Per anni hai svolto dei compiti di segreteria, di fascicolazione, di gestione dell’archivio e di protocollo. Hai raccolto le fatture, le hai trasmesse all’ufficio pagamenti, hai gestito parte della contabilità e, insomma, hai fatto un po’ il factotum dell’azienda. Ma, sul più bello, sei stato raggiunto da un provvedimento di licenziamento. L’azienda ti ha appena comunicato che le tue mansioni saranno svolte da un nuovo software gestionale, installato su una serie di computer condivisi in rete. In buona sostanza, il tuo lavoro è stato rimpiazzato dalla macchina. Non sei il primo lavoratore licenziato a causa dell’innovazione tecnologica e dai robot. Tuttavia c’è qualcosa che non ti quadra. Il computer infatti non può fare tutto ciò che facevi tu: compiti (anche) di tipo materiale, come portare le carte al commercialista, effettuare la trasmissione dei pagamenti ai clienti, conservare i documenti negli archivi. A meno che il computer non si doti anche di braccia e gambe. Così hai intenzione di contestare il provvedimento del datore di lavoro. Ma in che modo? A spiegarti come impugnare il licenziamento del dipendente sostituito dal software è una sentenza che la Cassazione ha fatto uscire proprio qualche ora fa [1]. La sentenza è particolarmente interessante perché, anche in un’era di evoluzione tecnologica come quella odierna, manifesta come la conservazione del posto di lavoro resti un diritto ancora tutelabile nelle aule dei tribunali.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: cos’è?

Il licenziamento del dipendente le cui mansioni non sono più utili viene chiamato «licenziamento per giustificato motivo oggettivo». È quello stesso tipo di licenziamento che scatta tutte le volte in cui l’azienda entra in crisi o c’è la soppressione di un ramo dell’impresa o di una specifica mansione. E proprio ciò che succede quando un lavoratore viene sostituito da un robot o da un computer. Il datore di lavoro, certo, è libero di allocare come meglio crede le proprie risorse e non può essere obbligato a conservare un posto di lavoro quando questo non è remunerativo per l’azienda.

Prima di procedere al licenziamento, però, il datore di lavoro deve però rispettare una serie di obblighi a garanzia della genuinità della sua scelta. Egli, in particolare, deve adempiere a due obblighi la cui inosservanza comporta la nullità del licenziamento medesimo:

  • verificare, prima del licenziamento, se c’è possibilità di adibire il dipendente ad altre mansioni di pari livello o, in mancanza (e sempre col consenso di quest’ultimo) anche di livello inferiore (purché non squalificanti). Quest’obbligo viene chiamato repechage, ossia «ripescaggio»;
  • motivare dettagliatamente, nella lettera di licenziamento, le ragioni della sopravvenuta inutilità delle funzioni cui era addetto il lavoratore.

Licenziamento dipendente sostituito da computer 

È proprio su questo secondo aspetto che la Cassazione si sofferma nella citata sentenza e chiarisce: non è possibile la soppressione del posto di lavoro se l’azienda non spiega come il software rende inutile la prestazione del lavoratore. Se manca questa giustificazione mancherà anche il giustificato motivo oggettivo posto alla base del licenziamento.

Al lavoratore però tocca fare in fretta per impugnare il provvedimento del datore: ci sono 60 giorni per contestare il licenziamento con una diffida da inviarsi preferibilmente con posta elettronica certificata o con Pec. Se scade questo termine, il licenziamento, per quanto astrattamente illegittimo, diventa definitivo.

L’annullamento del licenziamento può dipendere allora dal fatto che il software acquistato dall’azienda, che dovrebbe sostituire le le mansioni in precedenza affidate al lavoratore, le copre solo in parte, cosa che succede spesso quando quest’ultimo ha mansioni materiali o comunque poco attinenti con il software gestionale (si pensi a un impiegato con funzioni diverse da quelle di elaborare le informazioni, attività invece tipica di un software). Spetta allora alla società dimostrare in che termini l’apporto del lavoratore sia destinato a sparire per l’effetto di un supporto informatico.

note

[1] Cass. ord. n. 8359/18 del 4.06.2019.


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