Diritto e Fisco | Editoriale

Ctu: chi è e che cosa fa

9 aprile 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 aprile 2018



In ogni processo civile vi può essere la necessità di una consulenza tecnica. Così il giudice può richiedere l’intervento del consulente tecnico d’ufficio, ma quali le sue mansioni? Vediamole insieme.

Nel caso in cui vi sia bisogno di verifiche e controlli tecnici, il giudice di un procedimento civile può nominare un consulente tecnico d’ufficio che esegua a suo nome appunto una consulenza tecnica d’ufficio. Entrambe le indicheremo in forma abbreviata con ctu, ma andiamo a vedere più nel dettaglio i compiti del ctu. E, soprattutto, che cosa differenzia il consulente tecnico d’ufficio dal consulente cosiddetto delle parti.

Chi è il ctu e gli incarichi che può ricoprire

Innanzitutto bisogna sottolineare che il ctu viene scelto per le sue competenze tecniche specifiche. Infatti egli sarà una figura già precedentemente iscritta a Camere di commercio od ordini professionali. Successivamente, una volta entrato in contatto con un tribunale per cui operare, tale struttura provvederà ad inserirlo in precipui albi che essa tiene, suddivisi per categorie (ad esempio: degli architetti, degli ingegneri, dei  geologi, degli agronomi, dei periti agrari, periti industriali, dei geometri, degli interpreti e traduttori, dei  biologi, dei grafologi, dei criminologi, dei medici, medici veterinari, degli esperti in mobili ed antiquariato, oppure esperti in musica, ecc).

Dunque si ricorrerà alla figura tra di essi più indicata a risolvere i cosiddetti quesiti e interrogativi in merito a uno specifico caso. Il ctu non svolge, pertanto, solo rilevamenti, sopralluoghi, controlli e verifiche a nome del tribunale. Va anche oltre, spesso interpretando, ma basandosi su elementi e fonti ufficiali oggettive, prove, e fornendo anche un parere e un’opinione soggettiva attraverso valutazioni e considerazioni oggettive. Può avvalersi del contributo e dell’aiuto di un terzo esterno, cosiddetto ‘ausiliario, ma la ‘decisione finale’, l’ultima parola – come si suol dire – spetta a lui: e sarà quella che metterà nella relazione tecnica finale obbligatoria che deve sempre consegnare.

Il suo non è un semplice impegno morale o tecnico, asciutto e asettico, freddo e distaccato; ma è anche un vero e proprio impegno formale serio, come quello che si esegue con il giuramento prima di rilasciare una testimonianza in un processo civile o penale, che lo obbliga in pieno e in toto ad assolvere il proprio compito sino in fondo [1]. Così non è per colui che è nominato temporaneamente da esterno, cioè non appartenente agli albi stilati dal tribunale. Innanzitutto dovrà sempre essere motivata la scelta per cui si ricorre ad una figura esterna, con la dicitura ‘noto all’Ufficio’, ma questo consulente potrà sempre tirarsi indietro in qualsiasi momento, non è tenuto a nessun obbligo nei confronti del tribunale stesso; mentre il consulente appartenente alle categorie degli albi del tribunale è tenuto assolutamente a dare spiegazioni della sua rinuncia, che deve essere legittima e legittimata: ad esempio un caso è quello del conflitto d’interessi.

La normativa che regola il rapporto tra consulente e tribunale è il codice di procedura civile. Esso introduce tre novità: in primis prevede che, tra i ruoli del consulente, vi sia anche quello di mediazione [2] tra le parti, con tanto di sua personale relazione e commento, senza dimenticare le annotazioni di tutte le osservazioni delle parti in causa.

Inoltre si fissa l’obbligo del consulente del rispetto e della tutela della privacy delle parti in causa medesime, per cui le informazioni ottenute sul posto di lavoro e sulle parti in causa non vanno diffuse all’esterno del contesto professionale stesso. Infine sancisce anche le modalità e criteri di pagamento del consulente stesso. Il ctu verrà remunerato con un compenso calcolato a vacazione (che di solito è di due ore o al massimo quattro al giorno), cioè in proporzione al tempo di lavoro svolto e al tipo di attività effettuata concordati preventivamente e anticipatamente. Quindi, al termine di tale mansione cesserà l’attività che sarà retribuita in maniera equa; di solito l’ammontare del costo è a carico delle parti.

Il ctu consegna in Cancelleria la richiesta di liquidazione del proprio compenso e onorario, con relative spese. A cui corrisponderà, dopo l’opportuna e consona valutazione da parte della Cancelleria, la risposta tramite la notifica di un decreto di liquidazione, che diventerà esecutivo a partire da un mese dopo la stessa. Quest’ultimo sarà valutato e calcolato in base ai tre criteri principali di difficoltà, completezza e pregio della consulenza, che fanno variare la sua entità: l’importo può arrivare sino a un massimo di € 500.000,00  nel caso più ‘sofisticato’. La sua complessità cambia in base anche al numero di quesiti da risolvere e allla difficoltà relativa al numero delle parti in causa che si sono costituite: tante più sono, tanto maggiore è la complessità della consulenza.

Il ctu, infine, per le regole sancite dal codice di procedura civile, può avvalersi di strumenti e mezzi informatici, in forma digitale, per comunicare con i vari uffici giudiziari. Per fare ciò, però, dovrà essere iscritto al registro generale degli indirizzi elettronici. Inoltre ha il compito di attenersi soprattutto ai fatti concreti, reali, più che alle opinioni o alle sue idee personali.

Differenza tra consulenza tecnica nei confronti di un giudice o delle parti

Dei compiti del consulente tecnico d’ufficio abbiamo detto. Tuttavia avevamo già anticipato che esiste anche il cosiddetto consulente tecnico di parte (o CTP). Vediamo in cosa differiscono i loro incarichi. Il loro ruolo è similare e speculare, ma c’è una differenza: la fiducia che una delle parti in causa ripone in un consulente che sceglie, proprio per fiducia, affinché affianchi il consulente tecnico nominato dal giudice nello svolgimento del suo incarico, faccia le proprie osservazioni a supporto o critica del risultato al quale il perito del giudice sarà giunto nel suo esclusivo interesse; pertanto, mentre il consulente tecnico d’ufficio viene scelto tra i ‘tecnici’ iscritti agli albi stilati dai tribunali stessi, il ctp non deve per forza appartenere ad un elenco professionale prestabilito. Ovviamente le competenze tecniche del consulente tecnico di parte devono essere elevate: sarà un libero professionista altamente specializzato in un determinato campo tecnico o settore scientifico, chiamato a svolgere un incarico peritale per conto di una delle due parti in causa – come sancito da legge [3]. Il suo compito è fondamentale nella difesa degli interessi esclusivamente della parte che gli ha conferito l’incarico; potendo partecipare il ctp all’udienza ed alla camera di consiglio, tale autorizzazione fa sì che tutte le parti si sentano tutelate e salvaguardate nei loro diritti ed interessi e, dunque, il consulente tecnico di parte rappresenta una garanzia per le componenti in causa, che non sono costrette a subire inermi le valutazioni di un CTU, per quanto oggettive possano essere.

Quindi esiste una discriminante sostanziale che porta a una distinzione netta tra consulente tecnico d’ufficio e consulente tecnico di parte. Quest’ultimo, infatti, opera principalmente nel diritto privato e, inoltre, viene sempre pagato dalla parte che lo ha incaricato; la regola vuole che la remunerazione avvenga sulla base della sua parcella professionale e di un’eventuale convenzione stipulata con il cliente; la parcella del ctp, quindi, viene normalmente pattuita con un accordo preliminare, anche soltanto verbale, tra il professionista chi gli dà l’incarico; soltanto in caso di contestazione dell’importo professionale richiesto, l’ultima parola spetta al giudice che decide tenendo conto delle tariffe professionali. L’aspetto positivo per la parte che nomina il ctp è che, in caso di vittoria di una causa, potrà riuscire a recuperare dalla parte soccombente le spese che avrebbe dovuto sostenere per il pagamento del consulente.

Va ovviamente precisato che la nomina di consulenti di parte è una facoltà e non un obbligo; inoltre il ctp non è neppure tenuto a prestare giuramento come il ctu e non deve neppure motivare il suo rifiuto di un incarico.

Di solito egli presenta delle osservazioni verbali e/o scritte di cui, però, il CTU può non tenere conto; ma, anche se è contrario, il ctu deve comunque sempre darne conto nella relazione depositata agli atti, in modo che il giudice possa valutare sotto tutti gli spetti la vicenda su cui deve poi decidere.

note

[1] Quando il ctu accetta un incarico deve giurare secondo questo ‘rito’: “di bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al solo scopo di far conoscere al giudice la verità”.

[2] Ai sensi dell’articolo 195 del codice di procedura civile.

[3] L’articolo 201 del codice di procedura civile prevede che: “Il giudice istruttore, con l’ordinanza di nomina del consulente, assegna alle parti un termine entro il quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta dal cancelliere, un loro consulente tecnico. Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma dell’articolo 194 alle operazioni del consulente del giudice, partecipa all’udienza e alla camera di consiglio ogni volta che vi interviene il consulente del giudice, per chiarire e svolgere, con l’autorizzazione del presidente, le sue osservazioni sui risultati delle indagini tecniche”.

Autore Immagine: Pixabay.com

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