Diritto e Fisco | Editoriale

Quali sono le linee e i gradi di parentela?

16 maggio 2018


Quali sono le linee e i gradi di parentela?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 maggio 2018



Sono parenti quelle persone che hanno in comune un soggetto, che sia esso un nonno, un genitore o uno zio. La legge disciplina linee di parentela e vincoli di affinità, anche in caso di adozione.

Secondo la legge [1], la parentela è un legame che accomuna due o più soggetti dalla presenza di un unico ascendente, che nel linguaggio giuridico viene chiamato stipite. All’indomani di una recente riforma [2] la parentela viene riconosciuta in diversi contesti, come ad esempio quando un figlio nasce in costanza di matrimonio, oppure durante una convivenza, e addirittura nel momento in cui un soggetto viene adottato da una famiglia. L’unico esempio in cui il vincolo di parentela è inesistente avviene qualora si procede all’adozione delle persone di maggiore età, poiché in questo caso l’adozione è finalizzata a creare una discendenza a favore di coloro che non hanno figli [3].
Il vincolo di parentela non cessa se due genitori decidono di separarsi o di divorziare, nè tanto meno nel momento in cui si procede per chiedere l’invalidità o la nullità del matrimonio. La spiegazione è semplice, in quanto il vincolo lega due o più persone sia per sangue, sia per la relazione che si instaura nel momento in cui si adotta un minore.
Sicuramente sono considerati parenti un fratello ed una sorella poiché discendono almeno da un genitore, oppure due cugini che hanno in comune lo stesso nonno. Anche un padre ed un figlio sono accomunati da un nonno, mentre nessuna parentela sussiste fra i figli di due genitori, a loro volta separati, che si uniscono formando quelle che oggi sono note come ”famiglie allargate”. Marito e moglie non sono parenti, ma affini, così come il vincolo di affinità si instaura, ad esempio, fra cognati. Il legame di parentela è molto importante per la legge, poiché riconosce specifici diritti solo ai parenti fino ad un certo grado. Vediamo insieme quali sono le linee e i gradi di parentela.

Quali sono le linee di parentela

Se esiste un legame di sangue fra due o più persone che hanno in comune un unico ascendente, la legge opera una distinzione e individua due linee di parentela:

– quella in linea retta, che si ha quando i soggetti discendono l’uno dall’altro (nonno – genitore – figlio/nipote), instaurando quindi una parentela diretta,

– quella in linea collaterale, che riguarda le persone che hanno in comune un ascendente (due fratelli accomunati da un padre, due cugini oppure zio e nipote accomunati da un nonno o una nonna), e la parentela sarà indiretta.

Quando si parla di parentela è importante inoltre considerare il vincolo che si instaura con i parenti del padre o della madre, perché non esiste alcuna differenza fra la linea materna e la linea paterna [4]. In entrambi i casi il legame è identico, così come rimangono inalterati i diritti di successione e gli obblighi per la prestazione agli alimenti [5].

Come si calcola il grado di parentela

Quando si parla di vincolo di parentela, soprattutto in alcuni contesti giuridici (ad esempio quando si deve dividere l’eredità) il grado assume un’importanza fondamentale. In termini semplici, il grado di parentela può essere paragonato ad una sorta di distanza misurata utilizzando come parametro il numero di persone esistenti fra due parenti. Questa distanza si calcola sia per i parenti in linea retta, sia per i parenti in linea collaterale, ma l’operazione da eseguire avviene utilizzando due metodi diversi.

Per la linea retta, i gradi sono tanti quanti sono le generazioni, escludendo dal computo lo stipite in comune. Per la linea collaterale, il calcolo dei gradi avviene partendo dalla persona presa in riferimento e conteggiando fino allo stipite in comune, discendendo fino all’altra persona di cui se ne vuole stabilire il grado.

Facciamo alcuni esempi.

Tizio è padre di Caio, quindi Caio è discendente di Tizio in linea retta. Tra Tizio e Caio non esistono persone interposte ed il grado di parentela sarà primo. Ancora più semplicemente, per stabilire il grado di parentela si può procedere con la matematica: il calcolo sarà il seguente –> padre + figlio=2, togliendo lo stipite (ossia il padre) si ha 2 – 1, quindi 1, primo grado di parentela.
Aggiungiamo Sempronio, padre di Tizio e nonno di Caio. Come interposta persona abbiamo Tizio, come stipite Caio. Quindi: padre + figlio + nipote = 3 persone, togliendo lo stipite si avrà 3 – 1 = 2, parentela di secondo grado fra Sempronio e Caio.

Tizia e Mevia sono sorelle ed hanno come stipite comune la mamma. Il loro legame è di tipo collaterale, quindi il calcolo dei gradi di parentela avverrà nel seguente modo: Tizia e Mevia appartengono alla stessa generazione, e aggiungendo la madre avremo 3 persone. Togliendo lo stipite il legame sarà di secondo grado (3-1=2). In questo caso siamo partiti da Tizia, siamo risaliti alla madre e siamo discesi fino a Mevia. Sottraendo l’ascendente abbiamo ottenuto il grado di parentela fra due sorelle.

Un po’ complesso potrebbe apparire il legame fra due cugini, figli di due fratelli. Molto spesso siamo soliti chiamarli ”cugini di primo grado”, ma nel calcolo dei gradi di parentela avremo: 2 cugini + 2 fratelli + nonni (stipiti in comune) = 6 persone. Togliendo dal computo i due stipiti (nonno e nonna) avremo un quarto grado di parentela collaterale, nonostante si tratti della seconda generazione rispetto ai nonni.

Il calcolo dei gradi di parentela ci permette di creare l’albero genealogico, e di individuare immediatamente i legami esistenti fra prozio, bisnonni, pronipoti e cugini di cugini. Si tratta di una rappresentazione grafica, simile ad uno schema, ampiamente utilizzata nelle scuole: la ramificazione identifica il rapporto di parentela fra le varie persone, che vengono racchiuse all’interno di una casella. Le linee verticali (dall’alto verso il basso e viceversa) definiscono la discendenza fra i soggetti, mentre le linee orizzontali denotano la parentela collaterale. A seconda nel numero di persone interposte fra noi e il parente di cui vogliamo stabilire la parentela, possiamo stabilire il grado, in maniera intuitiva, contando il numero di caselle che ci distanziano l’uno dall’altro.
Ovviamente la legge [6] pone un limite alla parentela, poiché per assurdo potremmo conteggiare all’infinito, e considerare parente anche una persona che, lontanamente, ha in comune con noi un lontano avo. Per questo motivo, il vincolo di parentela è riconosciuto come tale fino al sesto grado, sia in riferimento alla parentela in linea retta, sia per quella collaterale.

Oltre al calcolo matematico, è possibile desumere il grado di parentela ed il rapporto fra due o più persone anche mediante i certificati anagrafici, rilasciati dalla Pubblica Amministrazione e validi in molte circostanze. Questi documenti fanno fede fino a querela di falso [7] ed attestano alcuni requisiti posseduti, diventando necessari, ad esempio, per contrarre matrimonio.

Come si calcola la parentela nelle adozioni

Grazie alle riforme approvate negli ultimi anni, anche i figli adottivi sono legati da un vincolo di parentela sia con i genitori adottanti, sia nei confronti dei parenti in linea materna che in linea paterna. Quindi, a seguito dell’adozione si considera come stipite comune l’ascendente di cui si intende fare riferimento per calcolare i gradi di parentela che intercorrono fra l’adottato ed un qualsiasi altro parente. Il vincolo di parentela principale è quello fra genitori adottivi e minore, e con l’adozione riconosciuta dal Tribunale cessa ogni legame fra il minore e la famiglia di origine [8].
Il minore adottato assume e trasmette il cognome dei genitori adottanti, ma a lui solo è concesso il diritto di conoscere le proprie origini e l’identità dei genitori naturali una volta compiuti i venticinque anni di età. Questa facoltà riconosciuta dalla legge [9] non comporta il venir meno dei vincoli di parentela acquisiti a seguito dell’adozione, ma risponde ad esigenze differenti, come ad esempio quello di conoscere eventuali patologie cliniche che potrebbero essere ereditarie, oppure per far fede al divieto matrimoniale che impedisce il matrimonio fra consanguinei [10].

Con l’adozione il minore è a tutti gli effetti fratello, nipote, cugino e figlio, e per il calcolo dei gradi di parentela si utilizzano gli stessi criteri descritti poc’anzi. Quindi, per stabilire la linea collaterale fra un adottato ed un fratello, o fra un adottato ed un cugino si potrà utilizzare la medesima operazione aritmetica, prendendo come esempio lo stipite in comune (un nonno o un genitore) e considerando il vincolo non oltre il sesto grado.

In ambito di adozione, esistono alcuni casi particolari in cui è possibile procedere all’adozione dei minori prescindendo dalle regole ferree stabilite dalla legge: un esempio potrebbe essere l’adozione di un minore da parte di un parente qualora il primo sia orfano dei genitori, oppure dal coniuge superstite, quando il minore sia solo figlio dell’altro coniuge. Da ultimo l’adozione è stata riconosciuta anche nelle coppie che hanno contratto un’unione civile, qualora uno dei due partner sia genitore naturale di un minore [11] e si debbano tutelare gli interessi di quest’ultimo.

Quando è importante la parentela

Se il vincolo di parentela (retto e collaterale) viene riconosciuto fino al sesto grado, esistono casi specifici in cui tale limite viene meno. Il primo esempio è quello del vincolo di parentela per contrarre matrimonio, e la legge vieta assolutamente che due persone possano sposarsi fra loro se sono ascendenti o discendenti, a prescindere se sono figli naturali o adottati [12]. A prevalere è il vincolo di consanguineità che sussiste fra i nubendi, ed il divieto è esteso anche fra gli adottati ed i parenti della famiglia biologica.
Ulteriore caso in cui il vincolo di parentela si protrae all’infinito è l’ipotesi della rappresentazione [13] di un ascendente per l’accettazione dell’eredità: in questa circostanza il discendente subentra nei diritti dell’ascendente qualora costui non voglia o sia impossibilitato ad accettare l’eredità.

Il vincolo di parentela diventa fondamentale anche in altri contesti, sia in materia patrimoniale che non patrimoniale. Abbiamo parlato di obbligo agli alimenti, che sorge quando una persona si trovi nell’impossibilità di provvedere, in maniera autonoma, al soddisfacimento dei bisogni principali. Agli alimenti sono obbligati non solo il coniuge, ma anche i figli (adottivi e non), i discendenti prossimi (eventuali nipoti) e gli ascendenti (ad esempio i nonni). Gli ascendenti ed i discendenti sono obbligati solo quando manchino genitori o figli, perché l’articolo di riferimento [14] opera una classificazione, individuando chi per prima deve provvedere agli alimenti.
Sempre in ambito patrimoniale, il vincolo di parentela prevale in caso di successione legittima, ovverosia quando si procede alla divisione dei beni del defunto in assenza di un testamento. Secondo la legge [15], l’eredità spetta al coniuge, ai discendenti ed, eventualmente, agli ascendenti ed ai collaterali nel momento in cui dovessero mancare i figli.

In ambito non patrimoniale la parentela è importante per l’azione di disconoscimento della paternità [15] o per la rivendicazione dello status di figlio [16], ed assume una connotazione fondamentale in ambito penale. Esistono infatti alcuni reati che sono tali perché commessi da uno dei membri della famiglia, come nel caso dei maltrattamenti o la violazione agli obblighi di assistenza familiare [18].
Infine, oggi più di ieri, il legame instaurato tra nipoti e nonni viene tutelato dalla legge [19] tant’è che l’impedimento di tale relazione da parte di uno o di entrambi i genitori può essere oggetto di valutazione da parte del giudice.

Che cos’è l’affinità

Posto che la parentela ha, come elemento principale, la consanguineità, l’affinità è un vincolo che si instaura a seguito del matrimonio. Una volta sposati, sia il marito che la moglie diventano parenti dei rispettivi ascendenti e discendenti, mantenendo questo legame per tutta la vita [20]. Solo in un caso l’affinità viene meno, ossia in presenza di una sentenza che dichiari nullo il matrimonio (la sentenza deve passare in giudicato, e secondo l’interpretazione comune si considera nullo anche il matrimonio dichiarato come tale da una sentenza ecclesiastica).
Per il calcolo del grado e nella determinazione della linea di parentela, il coniuge è affine nello stesso grado e nella la stessa linea di cui è parente l’altro coniuge: la moglie è parente di primo grado al padre del marito, il marito è parente di secondo grado alla sorella della moglie. Nel primo caso l’affinità sarà in linea retta (perché si tratta del papà del proprio marito), nel secondo esempio sarà in linea collaterale.

L’affinità con i parenti dell’altro coniuge rimane tale sia in caso di morte, sia in caso di separazione e di divorzio [21], a prescindere se si abbiano avuto o meno dei figli. Anche nell’affinità esistono obblighi precisi, come quello agli alimenti [22] che cessa solo nel momento in cui chi ne ha diritto contrae nuove nozze oppure muoiano il coniuge da cui deriva l’affinità e i figli nati nel matrimonio.
Anche per gli affini esiste il divieto di contrarre matrimonio, nonostante questo sia stato dichiarato nullo, con l’eccezione però che i figli nati da un rapporto con i parenti dell’ex coniuge, non vengono considerati incestuosi.

note

[1] Art. 74 cod. civ.

[2] L. n. 219 del 10.11.2012

[3] Art. 291 cod. civ.

[4] Cass. n. 2810 del 2.09.1952

[5] Art. 433 cod. civ.

[6] Art. 77 cod. civ.

[7] Art. 221 cod. pro. civ.

[8] Art. 27 co. 3 L. n. 184 del 04.05.1983

[9] Art. 28 co. 5 L. n. 184 del 04.05.1983

[10] Art. 87 cod. civ.

[11] Tribunale di Firenze, Decreto del 7.03.2017

[12] Art. 87 co. 1 n. 1 cod. civ.

[13] Artt. 467 e 469 cod. civ.

[14] Art. 433 cod. civ.

[15] Art. 565 cod. civ.

[16] Artt. 247 e 248 cod. civ.

[17] Artt. 250 e ss cod. civ.

[18] Artt. 572 e 570 cod. pen

[19] Art. 317 bis cod. civ.

[20] Art. 78 cod. civ.

[21] Cass. n. 2848 del 07.06.1978

[22] Artt. 433 e 434 cod. civ.

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