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Eredità vacante e successione dello Stato

7 aprile 2018


Eredità vacante e successione dello Stato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 aprile 2018



Sono dieci anni dalla morte di mio zio. Legittimari superstiti nella successione (tre particelle di terreno) sono: coniuge moglie e figlio, che non hanno accettato l’eredità entro i 10 anni di decadenza, perché con ipoteche e debiti in capo allo zio. Mio zio ha 3 germani superstiti, oltre ai figli degli stessi e parenti entro il 6° grado, che difficilmente potrebbero accettare l’eredità per la suddetta situazione debitoria. Come avviene la successione dello Stato? Qual è la procedura affinché gli immobili siano rilevati dall’Agenzia del Demanio per le procedure di vendita all’asta?  Le predette particelle sono adiacenti alla mia proprietà (sono figlio di una sorella di mio zio defunta nel 2016).

Per rispondere alla domanda occorre innanzitutto fare una premessa.

Si potrà, nel caso specifico, parlare di successione dello Stato solo se:

1) i chiamati all’eredità che fossero stati nel possesso dei beni ereditari (anche di uno solo dei beni che costituivano l’eredità) abbiano fatto l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione (cioè dalla morte dello zio del lettore): se, cioè, uno o più dei chiamati all’eredità dello zio fossero stati nel possesso anche per un breve lasso di tempo e anche di uno solo dei beni ereditari e non avessero fatto inventario nel termine di tre mesi dall’apertura dell’eredità, quel chiamato all’eredità dovrà essere considerato erede puro e semplice (cioè è come se avesse accettato: si veda l’articolo 485 del codice civile);

2) si può escludere ogni ipotesi di accettazione tacita dell’eredità da parte di tutti i successibili (cioè sia da parte degli eredi legittimari, cioè moglie e figli, sia da parte di tutti gli altri parenti fino al sesto grado): per accettazione tacita di eredità si intende il compimento da parte di uno dei chiamati all’eredità di un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare o che non avrebbe diritto di fare se non nella qualità di erede (ad esempio, costituisce accettazione tacita di eredità esercitare l’azione di riduzione oppure domandare la divisione giudiziale dell’eredità oppure riscuotere i canoni di locazione di un bene ereditario oppure chiedere la voltura di una concessione edilizia già richiesta dal defunto oppure effettuare un pagamento transattivo di un debito del defunto).

Se è escluso, quindi, che nel caso di specie si sia verificato ciò che è stato descritto ai punti 1) e 2), allora se effettivamente nessuno dei chiamati abbia accettato l’eredità nel termine di dieci anni dalla data dell’apertura della successione (termine previsto dall’articolo 480 del codice civile e che decorre dall’apertura della successione anche per i chiamati ulteriori, cioè per coloro i quali vengono chiamati all’eredità solo per effetto del fatto che i primi chiamati non vogliano o non possano accettare), allora si dovrà parlare più correttamente non di eredità giacente, ma di eredità vacante.

Infatti, l’eredità giacente presuppone che vi sia un chiamato all’eredità che non sia nel possesso dei beni ereditari e che non abbia ancora accettato l’eredità, mentre l’eredità vacante è quella situazione in cui mancano successibili testamentari o legittimi oppure tutti i successibili hanno rinunciato all’eredità oppure tutti i successibili hanno perso il diritto di accettare l’eredità.

Il caso in esame, sulla base dei dati evidenziati dal lettore ed esclusa ogni ipotesi di accettazione tacita dell’eredità o di mancata redazione dell’inventario da parte del chiamato che fosse nel possesso dei beni ereditari, rientra fra i casi di eredità vacante (e non giacente) per intervenuta prescrizione del diritto di accettazione dell’eredità per tutti i possibili chiamati a condizione che sia certo che non vi siano eredi ancora in vita che potrebbero ancora accettare e che non fossero nel possesso dei beni ereditari.

Riassumendo:

1) ad oggi l’eredità dello zio del lettore è vacante se risulta certo che non ci siano ancora eredi non in possesso di beni ereditari che potrebbero ancora accettare l’eredità (ci potrebbe essere, in linea teorica, ancora qualche erede in grado di accettare perché: a) il termine di dieci anni per accettare l’eredità decorre non dal giorno dell’apertura della successione, ma dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione per quelle persone per le quali i diritti su una eredità derivassero dall’accertamento dello stato di figlio; b) il termine di dieci anni per accettare l’eredità viene  sospeso, a vantaggio di un chiamato ulteriore, durante il tempo che va dall’accettazione di precedenti chiamati ed il momento in cui viene meno l’acquisto della loro eredità);

2) viceversa, l’eredità dello zio del lettore è da considerarsi oggi giacente se è ancora incerto se esistano ancora chiamati all’eredità non in possesso di beni ereditari che potrebbero ancora accettare l’eredità.

Nel caso di eredità già vacante, lo Stato avrebbe già oggi, ai sensi dell’articolo 827 e 586 del codice civile, acquistato di diritto la proprietà dei beni immobili dello zio del lettore (senza alcun bisogno di passare per la nomina del curatore dell’eredità giacente e senza necessità di accettazione) e sarebbe allora opportuno che si contatti la competente Direzione territoriale dell’Agenzia del Demanio affinché questa sia messa al corrente dell’esistenza di beni immobili vacanti perché possa prenderne possesso dopo sopralluogo (secondo quanto prevede la Convenzione per l’erogazione dei servizi immobiliari e gestione del patrimonio dello Stato per il triennio 2017 – 2019 tra Ministero dell’Economia e Agenzia del Demanio, allegato A, n. 1.1. f).

Nel caso, invece, l’eredità dello zio del lettore debba considerarsi ancora oggi giacente (e i presupposti perché sua giacente e non vacante sono stati precedentemente indicati), allora la legge (articolo 528 del codice civile) prevede che le persone interessate possano chiedere al tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (cioè del luogo dove lo zio aveva il domicilio quando venne a mancare) la nomina di un curatore dell’eredità giacente che provvederà ad inventariare i beni ereditari, ad amministrarli, a pagare i debiti ereditari, finché non si verificherà una causa che farà cessare l’eredità giacente (il curatore, quindi, è nominato dal tribunale su istanza delle persone che abbiano interesse alla sua nomina).

A far cessare l’eredità giacente è di regola:

1) l’accettazione dell’eredità (se ancora possibile) da parte di uno dei chiamati all’eredità,

2) l’esaurirsi dell’attivo ereditario (cioè i beni ereditari sono stati venduti per pagare i debiti ereditari),

3) la raggiunta certezza dell’inesistenza di possibili ulteriori chiamati all’eredità.

Si precisa che la fase di eredità giacente può essere avviata solo se ci sia una effettiva incertezza sul fatto che esistano eredi ancora in grado di accettare l’eredità (nessuno, dunque, deve avvertirli perché si facciano vivi: se, infatti, si raggiunge la certezza che non esistano altri eredi ancora in grado di accettare l’eredità, l’eredità giacente cessa immediatamente e se questa certezza c’era già, allora nemmeno doveva essere nominato in curatore di eredità giacente, perché l’eredità era già da considerare vacante).

Nel caso 2), cioè di esaurimento dell’attivo ereditario, cioè di vendita di tutti i beni per pagare i beni ereditari, è chiaro che non vi saranno più beni e attività al termine dell’eredità giacente (il curatore nominato dal tribunale, cioè, avrà esaurito il suo compito liquidando i beni ereditari per far fronte ai debiti dell’èredità).

Nel caso 3), cioè nel caso in cui durante la fase di eredità giacente si raggiunga la certezza che non esistano altri possibili chiamati all’eredità che possano ancora accettarla, l’eredità diventerà vacante se nel frattempo non saranno stati già venduti dal curatore i beni che ne fanno parte e, quindi, come sopra detto sarà quello il momento in cui contattare la competente Direzione territoriale dell’Agenzia del Demanio affinché questa sia messa al corrente dell’esistenza di beni immobili vacanti perché possa prenderne possesso dopo sopralluogo (secondo quanto prevede la Convenzione per l’erogazione dei servizi immobiliari e gestione del patrimonio dello Stato per il triennio 2017 – 2019 tra Ministero dell’Economia e Agenzia del Demanio, allegato A, n. 1.1. f).

 

 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte

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