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Flowchart: è brevettabile questo algoritmo concettuale?

7 Aprile 2018


Flowchart: è brevettabile questo algoritmo concettuale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Aprile 2018



So che i software non sono brevettabili, l’algoritmo concettuale, inteso come flowchart, che porta ad avere una soluzione nuova ed unica ad un problema tecnico mai risolto prima è brevettabile? In particolare,  è brevettabile l’algoritmo che raccoglie ed organizza in un unico “luogo digitale” le bollette digitale di luce, gas, telecom, tv, ecc. di ciascun cliente? Il problema tecnico mai risolto in questo caso è che non esiste un raccoglitore digitale che ha questa funzione.

Un algoritmo che si traduce in una soluzione nuova a un problema tecnico è brevettabile. Mi spiego meglio.

Si ritiene comunemente che il software non sia brevettabile: infatti, tanto si evince dalla lettura dell’art. 45 del codice della proprietà industriale (d. lgs. n. 30/2005). Bisogna però fare chiarezza.

Il software è un programma per elaboratore (computer) costituito da una sequenza d’istruzioni, scritte in un

linguaggio di programmazione, utili alla macchina affinché essa realizzi un compito. Viene definito flowchart il linguaggio di programmazione utilizzato per comunicare le operazioni da svolgere: in altre parole, l’algoritmo.

Gli algoritmi che possiedono un carattere tecnico sono protetti mediante brevetti (di procedimento): ad esempio, un procedimento di elaborazione di segnali, per controllare una macchina o un processo industriale, per controllare la stabilità di un veicolo (ESP), ecc. Il brevetto tutela le caratteristiche tecniche innovative di un prodotto, sistema o procedimento in qualsiasi campo della tecnologia, concedendo un diritto di esclusiva.

I codici di programma e di database possono essere tutelati, invece, ai sensi delle leggi sul diritto d’autore. Anche in assenza dei requisiti di brevettabilità, quindi, una nuova opera godrebbe comunque del diritto di copyright, cioè del diritto d’autore.

I programmi per elaboratore (cioè i software per i computer) sono sempre tutelati dalla Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22 Aprile 1941, n. 633) come opere letterarie, «in qualsiasi forma espressi, purché originali quale risultato della creazione intellettuale dell’autore». L’oggetto della tutela è il programma sia in forma sorgente, sia in forma oggetto, ma anche «il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso» (art. 2, n. 8, l.d.a.). Sempre in quest’articolo si stabilisce che «restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce». Pertanto il diritto d’autore sussiste in qualsiasi forma d’espressione del codice sorgente o del codice oggetto, ma non nelle idee e nei principi alla base del codice sorgente od oggetto di un programma.

La semplice esistenza di un algoritmo non è sufficiente alla sua brevettabilità; questo perché, come detto, un algoritmo è soltanto un insieme di comandi. È possibile che un tale algoritmo abbia un uso pratico in molteplici funzioni diverse in campi apparentemente senza rapporti tra loro e che sia in grado di ottenere diversi effetti.

Quindi, un algoritmo, considerato come un’entità teorica isolata dal contesto di un ambiente fisico e di cui è impossibile, di conseguenza, prevedere gli effetti, ha un carattere intrinsecamente non tecnico e non può essere considerato un’invenzione brevettabile. È brevettabile, invece, qualora si ponga come soluzione concreta ad un problema tecnico.

È la legge a dirlo: «Le disposizioni del comma 2 escludono la brevettabilità di ciò che in esse è nominato solo nella misura in cui la domanda di brevetto o il brevetto concerna scoperte, teorie, piani, principi, metodi, programmi e presentazioni di informazioni considerati in quanto tali» (art. 45 del codice della proprietà industriale). Il software in sé per sé, quindi, non è brevettabile, ma è protetto soltanto dal diritto d’autore. Solo i software che producono un effetto tecnico sono brevettabili; per effetto tecnico si intende una funzione che va al di là della semplice interazione con il computer. D’altronde, tra i normali requisiti di brevettabilità c’è proprio la concretezza dell’invenzione.

In sintesi, quindi, non tutti i software sono brevettabili: lo sono soltanto quelli che producono un effetto tecnico, cioè che contengono algoritmi innovativi dal punto di vista tecnico-pratico, ovvero che forniscono una soluzione che contribuisca allo stato della tecnica. Non sarebbe brevettabile, ad esempio, un’operazione puramente matematica, un metodo per attività commerciale oppure una semplice modalità di presentazione di informazioni.

Ovviamente, devono anche sussistere tutti gli altri requisiti di brevettabilità, e cioè la novità, la liceità, l’applicazione industriale e l’attività inventiva, sulle quali non è possibile  esprimersi. Si noti poi che il brevetto concesso per un’invenzione basata su un determinato algoritmo non può essere esteso ad altre applicazioni di tale algoritmo.

Alla luce di tutto ciò, si ritiene astrattamente brevettabile l’invenzione del lettore, al netto di tutti gli altri requisiti di brevettabilità appena elencati.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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